Virus della polmonite cinese: cosa bisogna sapere e perché fa paura

Il virus della polmonite cinese si trasmette soprattutto attraverso la saliva. È importante curare l'igiene, lavandosi frequentemente le mani: come proteggersi

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Wuhan, grande città della Cina. Diverse persone che sono state al mercato locale del pesce e della fauna sviluppano una “nuova” forma di polmonite. Poi, progressivamente il numero delle persone infettate cresce, con alcuni morti.

Ma, soprattutto, compaiono i primi casi in altri Paesi, dal Giappone alla Thalinadia passando per la Corea del Sud, l’Australia e gli Usa. Tutto in poche settimane. E ora cresce la paura per il virus che, a quanto si sa, sarebbe in grado di trasmettersi direttamente da uomo a uomo.

Cosa bisogna sapere per proteggersi? E come si cura l’infezione? Ecco alcune domande per saperne di più.

Che caratteristiche ha il virus della polmonite cinese?

Fa parte della famiglia dei coronavirus. Questi ceppi in genere entrano in gioco in alcuni casi di raffreddore e tendono a svilupparsi soprattutto nelle vie respiratorie. In particolare questo virus, chiamato 2019-nCoV, è ormai passato dall’animale all’uomo, adattandosi quindi a quello che gli esperti chiamano “salto di specie”.

Negli ultimi anni questo passaggio si è verificato solo in pochi casi e purtroppo è capitato soprattutto per i coronavirus.

Perché preoccupa la autorità sanitarie?

I coronavirus non sono particolarmente resistenti nell’ambiente esterno, ma possono comunque trasmettersi facilmente da persona a persona. Il fatto che sia stata accertata questa possibilità per questo ceppo virale significa che potenzialmente l’infezione si può propagare anche in aree lontane rispetto a quella in cui il virus si è manifestato nei malati.

Come si trasmette l’infezione?

Al momento, secondo gli esperti, le vie di trasmissioni sono legate soprattutto alla saliva. Non bisogna quindi avere paura di respirare a distanza da altre persone. In ogni caso, le vie d’accesso all’organismo sono gli occhi e ovviamente, le vie respiratorie.

Come si può controllare l’infezione?

La sanità pubblica si può premunire attraverso controlli su persone che giungono dalle aree a rischio, per ridurre il rischio di disseminazione del virus. È quanto sta avvenendo negli aeroporti principali.

Per il resto è sempre importante ricordare le norme di prevenzione generale: lavarsi spesso le mani ed utilizzare sostanze disinfettanti. Per l’esperienza che si è fatta con la SARS, la sindrome respiratoria severa acuta registrata proprio in Asia diversi anni fa e sempre causata da un coronavirus, bisogna soprattutto essere in grado di riconoscere le persone che hanno contratto l’infezione il prima possibile ed isolarle per le cure.

Esiste un vaccino?

Ovviamente no. il virus è stato appena identificato e quindi non è possibile pensare che sia disponibile una profilassi per le persone sane.  Per questo occorre soprattutto puntare sulle misure di prevenzione sopracitate.

Come si può manifestare l’infezione?

Purtroppo, a quanto si sa, non esistono sintomi specifici che contraddistinguono l’infezione da questo coronavirus. Come detto, il virus predilige le vie respiratorie per replicarsi e quindi determina sintomi che ricordano quelli della comune influenza, dal mal di gola alla tosse fino alla febbre. In questa fase ovviamente non esiste la possibilità di discriminare con sicurezza il ceppo virale responsabile del quadro su ampie popolazioni.

Come si cura?

In questo senso si può prendere esempio dalla SARS, che risulta sempre causata da virus di questo tipo. Non esistono farmaci antivirali specifici per il virus quindi il trattamento, oltre a basarsi su medicinali che genericamente sono attivi in caso di infezione virale, prevede l’impiego di cortisonici per limitare l’infiammazione. nelle forme più gravi occorre puntare su tecniche di respirazione assistita.

Si possono usare gli antibiotici?

No. Gli antibiotici sono attivi contro i batteri e non contro i virus. Per questo occorre sempre considerare che questi farmaci non agiscono direttamente sulla causa dell’infezione ma possono comunque essere utili, quando il medico lo ritiene, per controllare un’eventuale infezione batterica sovrapposta che si instaura per la debolezza della risposta difensiva dell’organismo.

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