C’è passerella e passerella, eppure quest’anno il confine tra le due più celebri non è più così nitido. Se c’è una lezione che le sfilate della primavera/estate 2026 ci hanno lasciato in eredità, questa è che nessuna traccia di minimalismo è più ammessa. Tantomeno la pigrizia e no, neppure quando la temperatura sfiora — o supera — i quaranta gradi. Ma non c’è nulla da temere, perché sono stati i direttori creativi delle grandi maison per primi a prendersi la briga di fare gran parte del lavoro al posto nostro, riscrivendo completamente i codici dell’abbigliamento da spiaggia. Basta semplicemente seguire le istruzioni.
È oramai ufficiale: non si tratta più semplicemente di coprirsi per percorrere quei cinquanta metri che separano il lettino dal ristorante, piuttosto di mettere in scena una vera e propria catwalk, anche e soprattutto quando la pedana è quella in legno bagnaticcio del solito beach club. Ecco quindi che il copricostume tradizionale cede il passo a geometrie audaci, trasparenze studiate al millimetro e consistenze materiche che sembrano rubate all’alta sartoria, per stravolgere tutto ciò che pensavamo di sapere sul suo conto.
Abbiamo ragione di credere che la calda stagione in corso sarà ricordata proprio per questo, oltre che per le temperature mai viste prima: dal centro città alla spiaggia, l’attenzione è tutta per il nuovo beachwear. Da Missoni a Isabel Marant, abbiamo appreso che davvero ogni occasione è buona per sfoderare il meglio del guardaroba. E perché non quando ci si sta per concedere del meritato riposo?
Dalla lavorazione crochet con trama ultra fitta alle sensuali varianti see-through, a spopolare sono tutti quei capi che lasciano intravedere il bikini senza mai svelarlo del tutto. Mini o maxi, a maniche lunghe oppure corte, gli abiti del momento sono impreziositi da fili lurex e inserti metallici che scintillano sotto il sole, e si intonano alla perfezione alle maxi collane e agli orecchini importanti attualmente di tendenza.
Non accenna a volersene andare, poi, il pareo, tornato sulla cresta dell’onda da un paio d’anni a questa parte: da sfoggiare rigorosamente in combo alle infradito, esattamente come si faceva negli anni Novanta, oppure sopra a dei sandali gladiatore, l’allure che dona è quella della vera diva. Una in vacanza, si intende ovviamente. Quando non si ha voglia di troppi orpelli, invece, basta anche una semplice camicia: l’importante è che la si sappia valorizzare.
D’altro canto l’invito è uno: sperimentare il più possibile, senza paura di strafare. L’unica e sola regola? Che nella tenuta non manchino mai It-bag in rafia o paglia e occhiali da sole. Ma vediamo da dove partire.
Indice
Crochet, da capo a piedi: è nostalgia couture
Ormai lo sappiamo, indossare il crochet in estate è sempre una buona idea. Anche quando la direzione da prendere è la spiaggia. Proprio per questo i must-have traforati di quest’anno somigliano più a veri e propri capolavori di ingegneria tessile: a trionfare sono trame tridimensionali, intrecci a rete macro e finiture materiche, pronti a nobilitare il beachwear per elevarlo a couture.
Un esempio straordinario ci è stato gentilmente offerta da Gabriela Hearst, che in pedana aveva fatto sfilare un abito all’uncinetto color sabbia pensato appositamente per il mare, caratterizzato da maniche lunghe e svasate a campana e una texture a richiamare le splendide dune desertiche.
Sul fronte opposto, quello del boho-chic, Ulla Johnson aveva proposto un luminosissimo maxi dress giocato sui toni del giallo e del bianco, arricchito da scenografiche frange che enfatizzavano ogni minimo movimento del corpo. N21, dalla sua, aveva compreso in collezione coordinati a righe bianche e nere dall’eleganza iper-contemporanea.
Il pareo, mutaforma del guardaroba estivo
Da qualche tempo il pareo si è finalmente liberato dell’etichetta di “capo per la spiaggia” per reclamare il ruolo di protagonista assoluto del guardaroba estivo, dando persino prova di grande versatilità: non è più quel semplice rettangolo di tessuto da annodare frettolosamente che ricordiamo, piuttosto una sorta di camaleonte tessile capace di sfidare le regole della sartorialità tradizionale.
A dettare questo nuovo corso è stata soprattutto la passerella di Ferragamo, dove Maximilian Davis ha rivoluzionato il concetto di sarong: si sono visti sfilare modelli fluidi e ultra-raffinati, nei toni caldi dell’arancione vibrante e del marrone cioccolato, drappeggiati sui fianchi con nodi scultorei ad imitare la complessità di una gonna da gran sera.
Corto o lungo fino alle caviglie, tinta unita o a fantasia, il copricostume per eccellenza è apparso anche nelle collezioni resort di Pucci, nell’iconico motivo variopinto, e di Chanel, decorato con perline e frange. Sicura che possa mancare nella tua valigia?
L’abito lungo, in tinta unita o a fantasia
Sapendo unire la solennità da red carpet alla leggerezza del bagnasciuga, l’abito lungo nell’estate 2026 diventa il passe-partout definitivo.
E, quando si parla di moda mare, è letteralmente impossibile non citare Missoni: ad incantare in pedana sono stati dei maxi abiti in maglia finissima, caratterizzati da un ricercato intreccio con del filo lurex, scollature generose, trasparenze e cut out.
Non meno affascinante era la visione solare proposta da Jacquemus, che ha celebrato la Riviera attraverso vestiti lunghi dai tagli asimmetrici e i mille drappeggi, declinati in nuances calde e impreziositi da dettagli ad evocare la spensieratezza estiva.
La forza di queste proposte? La loro assoluta polivalenza: una volta finita la sessione di tintarella, infatti, basterà abbandonare le flat shoes di turno, indossare un paio di tacchi ed ecco che il look da spiaggia trasformarsi istantaneamente nella perfetta mise da sera.
La maxi camicia: sofisticata ma disinvolta
A gran sorpresa, ma neanche così tanto, questa estate la camicia oversize rubata dal guardaroba maschile si sta rivelando il pilastro indiscusso dello stile effortless chic, evolutasi da caposaldo del guardaroba anche a regina del bagnasciuga. A tal proposito, da The Attico ne avevamo visto un’interessante interpretazione “no pants” in azzurro, con tanto di maniche extra lunghe srotolate con studiata disattenzione.
Jil Sander ha invece ridefinito il capo attraverso tagli geometrici rigorosi e lunghezze che sfiorano le caviglie, a mo’ di sofisticato abito-tunica color gesso e burro.
Insomma, la forza di questo intramontabile copricostume sarebbe proprio la sua doppia anima: perfetto per proteggersi dal sole durante le ore più calde, cambia volto in un momento semplicemente allacciando due bottoni strategici e aggiungendo una zeppa o un sandalo scultoreo. Nulla di più, nulla di meno.