Re Carlo, il problema più grosso causato da Harry e Meghan che non può più ignorare

Ora che i Sussex sono tornati in Inghilterra, per Re Carlo il problema non è di certo solo familiare: adesso deve prendere una decisione

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Martina Dessì

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Il trasloco è stato rapido, quasi improvviso. Harry e Meghan hanno chiuso con la California e si sono sistemati nelle Cotswolds, e in tanti hanno voluto leggerci una riconciliazione familiare. Ad analizzare bene i meccanismi di Palazzo, però, la faccenda sembra parecchio più spinosa: per Re Carlo è l’inizio di un problema che non potrà più rimandare.

Facciamo un passo indietro. Quando il Sovrano augurò al figlio e alla nuora ogni bene per la loro vita oltreoceano, stava in realtà tracciando un confine netto. I Duchi di Sussex avevano chiesto di uscire di scena e sono stati accontentati: via gli incarichi ufficiali, i fondi pubblici e il ruolo istituzionale. Sono diventati, a tutti gli effetti, cittadini privati. Carlo aveva protetto la dignità della Corona e, allo stesso tempo, concesso loro la libertà che invocavano. Sulla carta, una soluzione elegante. Il punto è che quella linea, nei fatti, non viene rispettata.

Perché il trasferimento nelle Cotswolds mette in difficoltà Re Carlo

Vivere nella campagna inglese, a poche decine di chilometri dalle residenze Reali e dall’amatissima Highgrove House, non è un dettaglio geografico ma è una posizione che ha il suo peso. Ogni apparizione rilancia la stessa domanda. Chi rappresenta davvero la Monarchia britannica? I Reali che lavorano, vincolati al dovere costituzionale, oppure una coppia che conserva i titoli e li porta in giro per il mondo come un biglietto da visita?

Harry, da quando è arrivato, ha già messo insieme tre impegni pubblici in solitaria in meno di un mese. Nel frattempo il racconto ufficiale resta quello del desiderio di una “vita normale”. Due cose che, messe una accanto all’altra, semplicemente non stanno in piedi.

Titoli reali e attività private: il problema che il Palazzo deve affrontare

I membri attivi della Famiglia, dai Principi di Galles ai Duchi di Edimburgo, seguono protocolli rigidissimi proprio per evitare che il ruolo istituzionale si trasformi in un vantaggio personale. I Sussex, che incarichi ufficiali non ne hanno più, si muovono invece senza alcuna supervisione, continuando però a beneficiare di quell’aura garantita comunque dal titolo Reale.

La Regina Elisabetta era stata chiarissima: dentro o fuori, vie di mezzo non ne esistono. Eppure il modello ibrido che allora venne escluso è esattamente quello che oggi sta prendendo forma tra le colline del Gloucestershire.

Carlo ha agito con pazienza e con la generosità di un padre. Ma definire qualcuno “privato cittadino” non basta a rendere privato il suo impatto, soprattutto quando quel qualcuno resta stabilmente sotto i riflettori.

Adesso la palla è nel campo del Sovrano. Sperare che i Sussex si ritirino in silenzio tra i boschi è semplicemente un’illusione. Servirebbe una linea più ferma: regole più stringenti sull’uso commerciale dei titoli, oppure una presa di distanza pubblica e definitiva tra la Corona e le attività personali della coppia.

Nessuno si augura una rottura clamorosa. Ma l’integrità dell’istituzione vale più di un equilibrio rimandato di stagione in stagione. Re Carlo ha dimostrato di saper aspettare; ora deve scegliere. Perché la corte parallela delle Cotswolds è già una realtà, e ogni giorno che passa diventa un po’ più difficile da governare.

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