Guardando ai red carpet più prestigiosi del mondo una cosa l’abbiamo capita: l’eleganza non si misura in centimetri di strascico, bensì nella capacità di abitare una mise con naturale disinvoltura. Ebbene, alla Festa del Cinema di Roma 2026 è stata Kasia Smutniak a ribadire questa regola non scritta del glamour internazionale, attirando a sé ogni flash con una scelta estetica tanto radicale quanto magnetica. Ed emozionante.
Kasia Smutniak, l’allure mannish vince ancora: sul look sartoriale (con dettaglio a sorpresa) a Roma
Esiste un filo invisibile ad unire le storie che scegliamo di raccontare dietro la macchina da presa e l’immagine che si decide di proiettare davanti ad essa: nel giorno dell’anteprima del suo toccante documentario, Mustang, Kasia Smutniak ha sfilato nella Capitale traducendo la profondità del suo cinema in un manifesto di stile assoluto.
Il red carpet dell’Auditorium Parco della Musica ha così celebrato un ritorno attesissimo, non solo per il valore cinematografico dell’opera presentata in concorso nella sezione Progressive Cinema, ma per la magnetica presenza scenica della sua strepitosa regista: possiamo vederla poco sotto con addosso l’ennesimo, impeccabile completo giacca e pantalone scuro, caratterizzato da proporzioni esasperate, rilassate e fluide, in grado di congelare perfettamente quella femminilità fiera e priva di orpelli che la rappresenta.
La giacca monopetto, contraddistinta da spalle strutturate e un fit volutamente oversize, si adagiava con impeccabile naturalezza su pantaloni ampi dal taglio maschile, che scivolavano morbidi accarezzando stringate nere e lucide dal fascino dandy. A spezzare l’austero rigore del tailleur ecco poi una camicia bianca dal colletto scultoreo fuoriuscire dai revers, lasciata volutamente sbottonata, aggiungere una nota sensuale all’insieme.
I capelli scuri e scalati lasciati sciolti, stropicciati, uniti ad un make-up quasi invisibile ad esaltare la bellezza autentica del suo volto, hanno poi completato un quadro di assoluta modernità.
Oltre alla maestria sartoriale dei volumi, a catturare l’attenzione di presenti ed esperti di moda è stato però un dettaglio minimalista ma dal dirompente valore simbolico: al posto dei canonici collier d’alta gioielleria, l’icona di stile ha sfoggiato attorno al collo un sottile cordino rosso, un filo essenziale che richiama la tradizione nepalese. Una scelta affatto casuale, questa, che si intreccia profondamente con il cuore pulsante della pellicola presentata alla kermesse romana.
Di cosa parla Mustang, il docu-film di Kasia Smutniak presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026
L’ultima fatica dietro alla macchina da presa di Kasia Smutniak si intitola Mustang, commovente docu-film che vuole raccontare di un viaggio reale ed emotivo durato oltre vent’anni. Parliamo di un’opera intima e preziosa, che trae origine dalle immagini amatoriali del suo primo viaggio compiuto nel 2003 nella remota regione himalayana insieme a Pietro Taricone.
Quel luogo sospeso nel tempo, dove non esiste neppure la strada, diventò presto parte di loro e proprio lì si scambiano una promessa: tornare e fare qualcosa per proteggere quella cultura. Ma il corso degli eventi, lo sappiamo, è cambiato improvvisamente e insieme non vi fecero più ritorno.
Attraverso la voce narrante della figlia Sophie Taricone il film esplora la memoria, il tempo e l’impegno sociale legato alla scuola fondata in quel territorio, simbolo della promessa mantenuta: ora finalmente esiste un posto che consente ai bambini di quella regione di proseguire gli studi senza abbandonare le loro famiglie.
Quello che lo spettatore si ritrova a vivere con i protagonisti è un viaggio che attraversa il cuore, il tempo e le generazioni, cercando ciò che resta quando tutto si trasforma in quel flusso ineludibile che in Nepal chiamano Samsara.