Inseguire le novità non è mai una scelta sbagliata a priori, ma lo scivolone è dietro l’angolo. Sarà il caso della TV? Negli ultimi mesi alcune reti hanno ceduto al fascino dell’intelligenza artificiale per creare spot e contenuti. Gli obiettivi non sono un segreto: stare al passo coi tempi da una parte, dall’altra tagliare i tempi di produzione.
Il risultato, però, ha spesso strappato più perplessità che applausi. I social non perdonano e le immagini create dall’algoritmo sono state travolte da critiche tutt’altro che tenere. Quando la televisione prova a sostituire le persone (quelle vere) con i pixel, la magia dello spettacolo rischia di spegnersi. Ed ecco che il pubblico grida all'”AI Slop”.
Il caso X Factor e lo spot della discordia
Se l’argomento è tornato in auge negli ultimi giorni è per via dello spot condiviso sui social da Sky per il lancio di X Factor 2026. Per presentare questa nuova edizione del talent, è stato creato un video in cui i protagonisti – la conduttrice Giorgia e i giudici Francesco Gabbani, Paola Iezzi, Jake La Furia e l’ultimo arrivato Irama – sono stati “cartoonizzati”, proprio mediante l’uso dell’IA generativa.
Nulla di inedito, sia chiaro, ma l’impatto sul pubblico – a giudicare dai commenti – è stato negativo. L’effetto è rigido, innaturale, lontano dalla natura intrinseca di un programma come X Factor che si basa unicamente su presenza e vicende di persone in carne e ossa, sul talento umano.
Le critiche si concentrano sul medesimo punto: perché uno show del genere si affida a strumenti digitali dal risultato “discutibile”?
Le indimenticabili papere al Festival di Sanremo
Ribadiamolo, Sky non ha inventato nulla e parliamo di una tendenza che ha preso piede sul piccolo schermo già da mesi. Indimenticabili le papere di Sanremo, tanto per citare uno dei casi più eclatanti.
Chi ha seguito la prima serata della scorsa edizione del Festival in diretta dall’Ariston ha assistito alla trasformazione del pubblico (e dello stesso conduttore e direttore artistico, Carlo Conti) in papere – sulle note di Papaveri e papere, ovviamente -, catapultato in una realtà fittizia che qualcuno ha definito “inquietante” o “cringe” (chi ha figli adolescenti, sa). L’effetto non è stato dei più riusciti, insomma. Tra volti deformati e forme irreali, l’ironia del web non ha tardato a scatenarsi.
Altri casi italiani (e non solo)
Ma c’è un caso ancora precedente, sempre in tema Sanremo. Le primissime critiche su questo tipo di “prodotto” erano già arrivate quando, per il lancio di Sanremo Giovani, la Rai aveva impiegato l’intelligenza artificiale sia per la parte grafica che per clonare le voci dei conduttori Carlo Conti e Gianluca Gazzoli, rendendo di fatto lo spot freddo e poco accattivante. Non è piaciuto, insomma.
In ultimo, anche Ballando con le Stelle sembra esser scivolato nella tentazione dell’AI, diffondendo un teaser con l’avatar digitale di Milly Carlucci che tira un calcio a un pallone. Anche qui il pubblico si è diviso (pur concentrandosi sull’assenza di Selvaggia Lucarelli, che continua a far discutere).
Polemiche del genere non sono circoscritte all’Italia, anzi all’estero il malcontento del pubblico si è scatenato già da qualche tempo. Un esempio emblematico riguarda la serie Marvel Secret Invasion sulla piattaforma Disney+, con una sigla d’apertura creata tramite intelligenza artificiale. Neanche a dirlo, illustratori e fan indignati hanno protestato per il mancato coinvolgimento di artisti umani.
Per quanto riguarda la pubblicità, invece, possiamo menzionare un caso che risale addirittura al 2024, quando Coca-Cola decise di ricreare lo storico carosello natalizio dei camion rossi integralmente al computer mediante AI. Uno spot che è stato in gran parte bocciato dagli spettatori, tra movimenti poco realistici e volti umani senza espressività, ben lontani dall’atmosfera calda delle festività a cui il pubblico è, giustamente, affezionato.
Ma perché si parla di AI Slop?
Tornando a un termine che abbiamo citato all’inizio, girovagando sui social vi sarà certamente capitato di leggere “AI Slop”, usato in senso negativo per commentare i sopracitati contenuti (o anche altro tipo di prodotti).
Nel gergo digitale, AI Slop si può tradurre come “sbobba da intelligenza artificiale” e indica una massa di contenuti generati in serie dagli algoritmi generativi, senza una reale cura artistica o una supervisione umana. In senso più ampio, gli utenti social utilizzano questa formula per criticare senza troppi giri di parole una produzione che appare “pigra”, piena di imperfezioni – vedi mani o volti sproporzionati, movimenti e sguardi “poco umani”, elementi visivi incoerenti più in generale – e incapace di emozionarli e coinvolgerli.
Va da sé che il disappunto non si limiti al risultato visuale. Gli utenti (professionisti e non) commentano con ironia, talvolta accusando i diretti interessati di penalizzare la creatività reale per un discorso puramente economico. Un punto cruciale della questione che ormai genera un dibattito che dura da anni ed è destinato a gonfiarsi (il classico “L’IA ci ruberà il lavoro?”).
Che le intelligenze artificiali generative rappresentino un valido supporto dietro le quinte è innegabile. Supporto, appunto: in ambito “creativo” (e non parliamo di immagini, ma anche di scrittura, tanto per citarne un altro di certa importanza), le IA dovrebbero esser concepite come uno strumento che contribuisca al prodotto finale, non al quale delegarne l’intera creazione.
Quando guardiamo la televisione, in fondo, cerchiamo emozioni autentiche, volti familiari nei quali rispecchiarci ed empatia. È per questo che, quando prova a sostituirsi alle persone, il pubblico reagisce in un certo modo. Mai trarre conclusioni affrettate, questo deve essere un principio di base. Prima di giudicare, conosciamo lo strumento e ciò di cui parliamo. Ma non dimentichiamo che chi guarda la televisione, in fondo, cerca volti familiari nei quali rispecchiarsi ed emozioni che possa portare con sé durante la giornata. E l’elemento umano non può mancare.