Perché fa così male lasciarsi (anche quando è la scelta giusta)

Siamo state noi a chiudere una relazione che ci faceva soffrire e invece di stare meglio ci sentiamo tristi e smarrite. Abbiamo sbagliato? No, stiamo facendo solo il nostro bene. Ma cambiare fa un po’ paura: ecco come affrontare un mutamento che ci salva

Pubblicato:

Marina Mannino

Giornalista esperta di Lifestyle

Lo scorso mese ho chiuso una relazione di due anni con un ragazzo. Oltre alle promesse false, gli sbalzi d’umore, le sparizioni improvvise, le bugie, di recente ho scoperto che frequentava un’altra. Così mi sono fatta coraggio e l’ho lasciato. Lui, dopo aver fatto la vittima, è scomparso. Pensavo di sentirmi meglio, di essermi liberata di un peso e invece sto male, mi sento sola e triste. Perché?

Missy

La fine di una storia non è un evento indolore. Anche se quella relazione ci ha fatto soffrire, togliendoci le forze e l’equilibrio,  e anche se uscirne è equivalso a una liberazione che ci farà tornare a respirare e sorridere, questo non significa che lo smarimento e lo sconforto scompaiano immediatamente.

Se da un lato ci sentiamo leggere e orgogliose di noi stesse, dall’altra proviamo una sensazione di vuoto che ci spiazza. È un dispiacere inaspettato: sappiamo razionalmente di aver fatto la cosa giusta, ma il corpo, il cuore, le abitudini quotidiane fanno fatica ad allinearsi.

Cambiamento totale (e benefico)

Lasciarsi fa male anche perché non stiamo solo chiudendo una relazione: stiamo lasciando andare una versione di noi stesse (in cui bene o male avevamo un partner), stiamo abbandonando l’idea di futuro che avevamo immaginato (o sperato), stiamo rivoluzionando quella routine che ci confortava (anche quando non era più adatta a noi). Ogni relazione crea un piccolo mondo privato: battute interne, gesti, modi di parlare che esistono solo nella coppia. Quando torniamo single, quel linguaggio scompare. Per questo il distacco è così doloroso: stiamo disimparando il linguaggio (reale e simbolico) che abbiamo parlato ogni giorno. E ci stiamo disintossicando da una dipendenza emotiva che ci stava avvelenando.

Ma finalmente stiamo ricostruendo il nostro, di linguaggio, con le nostre abitudini, le nostre idee, le nostre priorità. Stiamo cambiando e lo stiamo facendo per il bene di noi stesse: abbiamo capito che non potevamo più accettare quel “non-amore” né coltivare l’illusione che le cose si sarebbero sistemate.

Perdita da elaborare

Per quanto in questa fine ci sia la nostra rinascita, dubitiamo di aver fatto la scelta giusta perché non riusciamo a risollevarci. Quello che sta accadendo è che stiamo vivendo un lutto, anche se quella relazione ci faceva soffrire. Il lutto qui indica la sofferenza conseguente alla perdita di un “oggetto” significativo che ha fatto parte della nostra esistenza, ma non è affatto il segnale che dobbiamo tornare indietro. Ci vuole tempo per guarire anche da una banale influenza, figuriamoci da una relazione che si credeva accettabile e si è rivelata malsana.

Il disorientamento e il senso di solitudine che sentiamo ora sono temporanei e destinati a scomparire, mentre se fossimo rimaste in quella relazione avremmo continuato a soffrire, con danni forse irreparabili al nostro benessere psichico.

Pazienza e gentilezza per noi stesse

Consideriamo questo momento come una trasformazione positiva e necessaria alla nostra crescita – e non importa se abbiamo 15 o 25 o 45 anni, perché noi siamo tutte in continua evoluzione, cambiamo e cresciamo a seconda delle esperienze che viviamo. Cerchiamo allora di essere pazienti e gentili con noi stesse in questo momento così importante in cui ci stiamo riappropriando del nostro spazio e della nostra libertà. Siamo all’inizio di un territorio nuovo. E ogni inizio, anche il più promettente, fa un po’ paura.

La trappola da evitare

Facciamo attenzione però all’insidiosa trappola del “se fossi stata”, che ci porta a pensare che il fallimento della relazione sia stato colpa nostra: “Se fossi stata meno egoista, se fossi stata meno permalosa, se fossi stata più comprensiva, più carina, più disponibile… se fossi stata migliore le cose sarebbero andate diversamente… sono io quella cattiva, sono io che ho rovinato tutto!”. Non ci sono pensieri più velenosi e autodistruttivi di questi, perché sono falsi, infondati, ingannevoli. E fanno male, demoliscono la nostra autostima, affievoliscono la forza che abbiamo avuto di affrontare il giusto cambiamento.

Se cadiamo preda del “se fossi stata”, cerchiamo di riflettere sul nostro coraggio e sull’indiscutibile diritto ad essere come siamo e non a dover cambiare per compiacere qualcuno. E poi usciamo a passeggiare. L’aria fresca e la visione rassicurante delle strade note o delle facce conosciute ci aiuteranno a uscire dal loop di pensieri negativi.

Prendiamoci tutto il tempo che ci occorre

Se l’amore ci ha deluse, ci viene anc he spontaneo chiuderci a nuove possibilità. È normale e anche saggio. Dobbiamo prenderci i nostri tempi per elaborare il cambiamento ma anche per essere pienamente consapevoli di aver fatto la cosa giusta. Il cinismo e il pessimismo che proviamo non sono altro che i mattoncini del muro di difesa che ci siamo (comprensibilmente) costruite intorno al cuore.

Imparare dal nostro vissuto è di sicuro il “salva-vita” più efficace, però la cautela emotiva non dovrebbe precluderci la possibilità di vivere una nuova storia con qualcuno che ci ricambi con la stessa emozione e il medesimo rispetto di cui siamo capaci noi.

Un piccolo aiuto dalle migliori amiche

Se siamo riuscite a chiudere una storia che ci faceva soffrire, meritiamo ammirazione e rispetto non solo dagli altri ma principalmente da noi stesse, perché ci siamo liberate da un macigno che ci soffocava la vita.

Superiamo i momenti “no” ricorrendo alle nostre amiche più care, che sono pronte ad ascoltarci proprio come noi faremmo con loro. La “rete” femminile cura e guarisce, fa sorridere e consola, incoraggia e difende. Fidiamoci di chi ci vuole bene davvero. Talvolta basta una chat notturna, una chiacchierata davanti a un aperitivo, una serata al cinema per farci sentire più allegre e leggere.

E un nuovo amore? Sì, ne possiamo parlare… ma senza nessuna fretta, senza farci condizionare dalle pressioni esterne, senza l’urgenza di uniformarci ad un modello di donna in cui non ci rispecchiamo. Non abbiamo l’acqua alla gola: piuttosto, abbiamo imparato a nuotare. E anche piuttosto bene. Quindi prendiamocela comoda.

Tre buone idee

  1. Trattiamoci come tratteremmo un’amica appena uscita da una tempesta. Non le diremmo mai: “Dovresti stare già bene!”. Le diremmo invece: “Hai fatto una cosa difficilissima, sei una grande donna!”. Concediamoci la stessa tenerezza, senza giudicarci.
  2. Ritroviamo il corpo come primo alleato. Quando qualcosa non va il corpo è il primo a risentirne: piccoli disturbi, contratture, mal di testa, mal di pancia. Un gesto semplice – una camminata, un corso che ci incuriosisce, una beauty routine facile e dolce, un tranquillo corso di mobility nella palestra sotto casa – può diventare un modo per ringraziare un corpo che ha provato a lanciarci segnali d’allarme ed ora si merita pace e coccole.
  3. Manteniamo il distacco: nessun contatto, nessun dolore. Anche se è difficile, evitiamo di cercare l’ex o rispondere. Ogni contatto riattiva il ciclo emotivo e rallenta la guarigione. Se necessario, blocchiamo numeri e social. Funziona!

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