Sono fidanzata con un uomo che ha 17 anni più di me: io ho 23 anni, lui 40, ma non li dimostra affatto. Lavoriamo nello stesso ufficio, stiamo bene insieme, facciamo progetti, ci capiamo e abbiamo tanti interessi in comune. Mia madre non è felicissima di questa relazione perché pensa che lui sia troppo grande per me. Ieri abbiamo litigato furiosamente e lei mi gridato: “Quello muore prima di te e ti lascia sola con i figli”. Mi ha ferita, ma se avesse ragione? Ci penso da ieri sera.
L’amore è così: può trafiggere il cuore a sorpresa, a qualsiasi età, per qualcuno che non avremmo mai immaginato possibile. Come quell’uomo attraente e simpatico, che non ha la nostra età ma è molto più grande, compiuto, con un cospicuo carico di esperienze. Non ha la nostra visione del mondo, il nostro slang, i nostri gusti, eppure ci fa sentire allegre, accolte, comprese, amate come mai nessuno prima. E le esperienze passate con dei coetanei ci appaiono puerili crush da teenager.
Siamo comunque consapevoli che una grande differenza d’età, se non è automaticamente un campanello d’allarme, è però un fattore determinante di cui tenere conto. E ogni tanto qualche timore si affaccia a disturbarci i pensieri con domande scomode sulla futura vita con un uomo molto più grande di noi, ma la gioia di vivere quell’amore così gratificante scaccia ogni incertezza.
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Il giudizio di chi pensa male
C’è anche qualcos’altro che può essere disturbante, ovvero il giudizio degli altri. Di sicuro c’è chi pensa che lui sia un “vecchio” che ha “catturato” una ragazza giovane. C’è chi è convinto che noi stiamo cercando un padre, o la sicurezza economica, o che siamo delle ingenue. Pochi si fermeranno a vedere la persona reale che abbiamo al fianco o capiranno davvero la natura del nostro sentimento. La bella notizia è che, tutto sommato, possiamo tranquillamente infischiarcene di quel che pensa di noi chi non si sforza di capirci. L’importante è avere una risposta interiore solida, non una da dare agli altri, per non lasciare che le opinioni di chi non ci vuole bene influenzino la nostra felicità.
Ma se a dubitare di noi è nostra madre, allora la prospettiva cambia.
Le ansie materne, quasi un radar
Le mamme, si sa, hanno un radar tutto loro: intercettano pericoli anche dove noi vediamo solo cuori, dolcezze e weekend fuori porta. La paura che una figlia possa soffrire può portare una madre a formulare malamente la preoccupazione di non poterla proteggere: “Quello muore prima di te e ti lascia sola con i figli”. La durezza del pronome iniziale, “quello”, non è malevolenza ma apprensione: la frase della mamma non parla di noi, ma delle sue ansie. E proprio per questo ci ha colpite: di quel che pensa lei non riusciamo a infischiarcene, perché quando qualcuno che amiamo teme per noi, una parte di noi si associa ai suoi timori. E, ovviamente, le sue ansie diventano le nostre.
Mai smettere di parlare con lei
Cerchiamo di mantenere una canale di comunicazione aperto e sereno con nostra madre, anche se le sue parole ci hanno fatto male. Parliamo con lei delle nostre sensazioni e dei nostri progetti. Spieghiamole perché siamo felici con il nostro partner, come ci sosteniamo a vicenda, quali progetti abbiamo (un viaggio, una casa, forse un figlio?). Allo stesso tempo, ascoltiamo le sue preoccupazioni senza giudicare. Possiamo trovare un terreno comune: lei sarà sempre dalla nostra parte, anche se le nostre scelte di vita non le sembreranno un’infal garanzia di felicità. Ma quale scelta lo è?
Se la statistica fa paura
Cerchiamo di ragionare sul timore che ha espresso la mamma. Ok, statisticamente gli uomini vivono meno delle donne: secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’aspettativa di vita femminile supera in media quella maschile di oltre cinque anni. Ma questo non è un destino scritto: le variabili sono infinite – salute, stile di vita, caso. Uomini di 40 anni in buona salute hanno davanti decenni. E, d’altra parte, nessuno di noi ha garanzie, a nessuna età. Nessuno vive per sempre e nessun amore dura in eterno. Molte coppie con grande differenza d’età vivono insieme 40, 50 anni. E molte coppie coetanee si separano presto per mille ragioni – e l’età non c’entra proprio nulla. Per quanto possa essere misurabile, la vita si rivela poi più imprevedibile di qualsiasi analisi statistica!
Un futuro in tre
Ma il dubbio di nostra madre, che proviamo anche noi, forse si riferisce più profondamente a quel progetto di vita che si chiama figlio: “Se io ho un bambino a 30 anni, il mio partner ne avrà quasi 50, non sembrerà il nonno? E riuscirà a vederlo, tra 25 anni, cresciuto, felice, laureato?”. Forse è un falso problema: una mamma giovane e un papà un po’ stagionato possono apparire sbilanciati, ma ciò che conta davvero è il loro amore reciproco e quello che provano per il loro bimbo. Riflettiamo quindi su una scelta che non dovremmo negarci per paura di dover affrontare qualcosa che ci appare incerto e minaccioso. Accettiamo, se ne siamo convinte, che il papà sia un millennial ma comunque responsabile e innamorato del figlio. Cerchiamo però di non protrarre troppo nel tempo una eventuale maternità, compatibilmente con la nostra realizzazione personale e professionale.
3 consigli utili (e furbi)
Anche se ci sentiamo felici e realizzate con il nostro amore “over”, teniamo comunque presenti alcuni “must” a nostra tutela:
Rimaniamo centrate su di noi: abbiamo ancora un’età in cui non dobbiamo decidere la nostra vita per sempre. Non mettiamo limiti o paletti a ciò che potremmo fare, pensare e decidere.
Viviamo il presente, ma pensiamo al futuro: discutiamo con il partner di come vediamo la nostra vita insieme a lungo termine. Parliamo di piani finanziari, assicurazioni e altre misure di sicurezza economica che possono tranquillizzare sia noi che… nostra madre.
Costruiamo la nostra personale indipendenza economica, sociale, emotiva: non come piano B, ma come cura e attenzione verso noi stesse: avere risorse proprie non è sfiducia verso il partner, è saggezza.
Se il pensiero non se ne va
Ma se il dubbio che nostra madre abbia ragione resta lì come un chiodo fisso? Dovremmo farci i conti e capire se quella paura sia in verità proprio la nostra, e l’ansia materna non ha fatto altro che scoperchiarla. Magari domani potremmo renderci conto che lui è davvero troppo grande per noi, o che è troppo faticoso convivere con il timore che lui possa andarsene per sempre mentre noi abbiamo ancora tanta vita davanti. E se accadesse invece che, man mano che lui invecchia prima di noi, ci trovassimo a doverlo accudire e curare?
Le domande sono molte e la risposta più sicura la dà l’amore: non solo per il partner, ma soprattutto per noi stesse. E un’altra cosa è certa: se la relazione non funziona non è solo per l’età e le sue conseguenze, ma anche perché non ci sta dando più nulla, ci rende infelici e ci inaridisce.