Perché tutti dovrebbero vedere Io sono notizia, la serie su Fabrizio Corona

La serie Netflix su vita e guai di Fabrizio Corona, raccontati in prima persona con testimonianze di collaboratori, ex amori e giornalisti è lo specchio di una degenerazione non solo singola ma collettiva

Pubblicato:

Sara Gambero

Giornalista esperta di Spettacolo e Lifestyle

Una laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia del Cinema. Appassionata di libri, film e del mare, ha fatto in modo che il lavoro coincidesse con le sue passioni. Scrive da vent’anni di televisione, celebrities, costume e trend. Sempre con un occhio critico e l'altro divertito.

La serie su Fabrizio Corona, Io sono notizia, andrebbe vista da tutti. Non solo perché costruita benissimo, e non certo per capire il fenomeno Corona. Di lui conosciamo tutto, i molti vizi e le poche virtù. Sappiamo del suo narcisismo, del suo delirio di onnipotenza, della sua avidità e del suo cinismo, della sua dichiarata volontà di monetizzare tutto, affetti compresi; della sua boria e della sua onestà, forse l’unico pregio, nell’ammettere onestamente e sfacciatamente tutto questo. Ci sono anche dei momenti in cui il racconto delle sue peripezie diventa quasi farsa talmente inverosimile, e strappa il sorriso. Perché Corona è anche questo: un momento vorresti spaccargli la faccia, un altro stringerli quasi la mano. E la serie, fatta di racconto in prima persona ma anche di tante testimonianze di amici, famigliari, giornalisti, ex amori e detrattori, ne è semplicemente la conferma.

Quello che invece rivela, e qui sta il grande pregio, è la deriva collettiva del mondo intorno a Corona, quello in cui ha sguazzato negli ultimi 20 anni, di cui è stato l’emblema per eccellenza, e che, serpe in seno ai tanti che l’hanno nutrito e formato, ha scoperchiato e sputtanato. Perché, come dice lui stesso, “Non puoi vendere l’anima al diavolo, se il diavolo sei tu stesso”.

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Fabrizio Corona e Lele Mora

Ciò che colpisce, oltre alla totale immoralità del protagonista, capace di vendersi moglie e amici per i soldi, interessato a monetizzare tutto, è il contesto in cui opera. Perché il giorno dopo aver divorato le cinque puntate, oltre alla spocchia di Corona nell’ammettere di aver fatto abortire Nina Moric perché la gravidanza non era stata programmato nel momento giusto (mentre Carlos, lui sì è arrivato quando doveva), nell’averle chiesto di andare a letto con un calciatore per incastrarlo e costretta a lavorare fino all’ultimo mese di gestazione; nell’aver pagato il paparazzo che fotografò l’amplesso con Belen alle Maldive, nell’aver voluto plasmare Silvia Provvedi perché non era “abbastanza” per lui, ci sono i tanti personaggi comprimari ma moralmente abietti quanto se non più di Corona. C’è Lele Mora, che si vanta di aver costruito un harem di tronisti pronti a fargli tanti “bomboloni” (letteralmente) in cambio di visibilità. C’è un Costantino Vitagliano che critica a Corona di essere stato solo più avido e cinico di lui, che alle sue serate aveva dieci volte il numero di fan adoranti rispetto a Fabrizio. C’è l’avvocato di Corona, Ivano Chiesa, divertito di tutte quello, ai limiti della legalità, che hanno combinato insieme,  (“Lo rifarei”), il paparazzo Maurizio Sorge, pronto a seguirlo e appoggiarlo in tutto.  E c’è Berlusconi, con le sue telefonate ambigue a Belen e Maristelle Polanco; c’è la marea di aspiranti showgirl in cerca di visibilità e disposte a tutto, pletora adoranti di Silvio e presenza fissa alle sue feste ad Arcore. Quelle rinomate feste di cui Corona dice da anni di avere documentazione fotografica nel famigerato archivio segreto. Foto che nessuno avrebbe il coraggio di comprare e pubblicare. Ci sono gli Agnelli che riescono  a mettere tutto a tacere grazie al loro potere. Perché lo scenario, il contorno di Corona, è se possibile ancora più degradato di lui, che, accecato dal delirio di onnipotenza, è diventato il  capro espiatorio dello stesso mondo marcio che ha scoperchiato.

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Fabrizio Corona e Nina Moric

Simona Ventura ad un certo punto dice una frase illuminante: “Se Fabrizio fosse stato intelligente quanto è stato cinico e avido, saremmo già tutti morti”.

Alla fine, nella marea di fango, a uscirne pulite, o quanto meno a strappare tenerezza ed empatia nel pubblico, sono una manciata di figure femminili: la mamma di Corona, Gabriella, composta e lucida nella sua sofferenza, nel riconoscere le colpe del figlio ma nel volergli inevitabilmente bene, e nel riuscire a ricordare alcuni suoi momenti di umanità ed empatia, come quello al capezzale del padre morente. Nina Moric, prima vera vittima di Fabrizio, donna dalla bellezza e carriera incredibili (musa di Versace), intrappolata nella prigione di Corona, che l’ha imbrigliata al top della carriera, gestendola e monetizzandola in ogni aspetto della sua vita, plasmandola a proprio piacimento come sono un narcisista sa fare. Lei che era stata avvertita dallo stesso padre di Fabrizio, Vittorio “Scappa da lui finché sei in tempo” e che si è ritrovata, alla fine con una carriera finita e l’anima irrimediabilmente ferita. E pure Belen, che in parte ha cercato di smussare Corona e quando ha capito di non poterci riuscire, è scappata.

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Fabrizio Corona e Belen Rodriguez

Alla fine, a Corona riconosciamo un solo merito: aver sputtanato, oltre a se stesso, il sistema in cui sguazzava. Ed essere riuscito a far piangere l’irremovibile Marco Travaglio, che nel ricordare suo padre Vittorio, grande amico e mentore giornalistico, si commuove e confessa di non riuscire, nonostante tutto,  a non volere bene a Fabrizio, rivedendo ancora oggi in lui quel bambino con la sacca dell’Inter che accompagnava il padre in redazione.

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Gabriella, la mamma di Fabrizio Corona

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