Quella raccontata ne Il Diavolo veste Prada, per lo meno nel primo capitolo, è una storia vera e veri sono anche i suoi personaggi. È risaputo che Miranda Priestly rappresenta Anna Wintour e che la rivista Runway sia, in realtà, Vogue. L’assistente Andrea, cui da il volto Anne Hathaway è l’alter ego di Lauren Wisberger, autrice del libro da cui è stato tratto il film. Misteriosa è rimasta, almeno fino ad oggi, l’identità della vera Emily che, a pochi giorni dall’arrivo nelle sale de Il Diavolo veste Prada 2, si è pubblicamente svelata. Si tratta della nota stylist Leslie Fremar.
Chi è Leslie Fremar, la ragazza che ispirò Emily
“Lei sono io, io sono Emily. Non credo di averne mai parlato prima”: così, senza tanti giri di parole, Leslie Fremar ha svelato di essere la donna che si cela dietro il personaggio di Emily, la severissima assistente capo che, ne Il Diavolo veste Prada, è interpretata da Emily Blunt. Fremar ha tolto la maschera nel più recente episodio del podcast The Run-Through with Vogue.
All’inizio degli Anni ’90, Freimar fu assunta da Anna Wintour come sua assistente nella redazione di Vogue e, dopo qualche mese, a causa dell’immensa mole di lavoro, dovette assumere una vice. Quel che è successo dopo, lo sa chiunque abbia visto il film. Perché sì, svela la stessa Freimar, è praticamente tutto vero. Citazioni comprese. Fu proprio lei a dire alla sua sottoposta che “un milione di ragazze ucciderebbero per questo lavoro”.
Il personaggio di Emily è uno dei più controversi della pellicola: troppo severa, subdola e arrivista per essere in grado di generare vera empatia, seppur si redima nel finale. Ma Leslie Fremar era davvero così? Un po’ si, lei stessa ammette di essere stata “particolarmente dura” con la collega a causa del forte stress lavorativo. Al punto che il rapporto tra le due, tra Fremar e Lauren Wisberger (aka Andrea), oggi è del tutto inesistente. Non si sono mai più riviste dopo l’esperienza assieme a Vogue e un incontro, oggi, agli occhi di Fremar sarebbe “piuttosto imbarazzante”.
Oggi Leslie Fremar non lavora più da Vogue né assieme a Anna Wintour, è diventata una celebrity stylist, tra le più apprezzate di Hollywood. Tra le sue clienti dive del calibro di Salma Hayek, Nicole Kidman e Charlize Theron e persino l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris – si deve a lei l’iconica copertina in tailleur pantalone e sneakers.
Quella de Il Diavolo veste Prada è una storia vera
Non solo gli screzi tra Andrea e Emily, anche tutto il resto è fedele alla realtà. Così come raccontato da Leslie Fremar: “Mi erano state imposte delle regole: non potevo mangiare alla scrivania. Non potevo nemmeno andare in bagno, perché una delle assistenti doveva sempre essere presente”. I tacchi alti erano d’obbligo, per questo lei iniziò a “nascondere delle Birkenstock sotto la scrivania”, e “credo che Anna sapesse che l’avrei fatto. Non sapevo se sarei riuscita a sopravvivere un’intera giornata sui tacchi”.
Fremar fu tra le prime, assieme alla stessa Anna Wintour, a leggere un’anteprima del libro, una prima versione “piuttosto cattiva”, che venne poi ammorbidita prima della pubblicazione. Le cose, insomma, erano anche peggio di quanto sia stato raccontato. Quando il libro uscì, Wintour chiamò la vecchia assistente in ufficio. “Ha scritto un libro su di noi, – le raccontò – e tu sei peggio di me”. Il Diavolo veste Prada è un film ironico e divertente, non stupisce che alla fine sia piaciuto anche alle inconsapevoli protagoniste, ma il libro resta tutta un’altra storia.