La Volta Buona, pagelle 28 maggio: la verità sulle foto di Belen in ospedale (10), la multa di Mogol (8)

Il meglio della puntata de La Volta Buona di giovedì 28 maggio: tra i tanti temi affrontati da Caterina Balivo spicca la questione Belen Rodriguez

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Antonella Latilla

Giornalista, esperta di tv e lifestyle

Giornalista curiosa e determinata. Scrittura, lettura e cronaca rosa sono il suo pane quotidiano. Collabora principalmente con portali di gossip e tv.

Tanti e diversi, come sempre, i temi trattati a La Volta Buona. Non manca un aggiornamento su Belen Rodriguez e il suo periodo più complicato. La padrona di casa Caterina Balivo ribadisce con i suoi ospiti la necessità di affrontare l’argomento con sensibilità, invitando il pubblico a riflettere sul tema della fragilità umana e sul rispetto della sfera personale.

La verità sulle foto di Belen in ospedale. Voto 10

A La Volta Buona Valerio Palmieri traccia una strada rarissima nel racconto del gossip: quella del rispetto. E già solo per questo merita applausi. Mentre intorno alla salute di Belen Rodriguez si rincorrono indiscrezioni, fotografie rubate e diagnosi improvvisate da social network, il giornalista di Chi riporta il discorso su un terreno quasi dimenticato: l’umanità.

“Belen è molto cuore, molto generosa. Ha ricevuto meno di quello che ha dato”, dice Palmieri che la conosce da tempo. E lo fa senza retorica bensì con il tono di chi conosce bene il meccanismo feroce dell’esposizione mediatica. Ma soprattutto mette un punto fondamentale: quando si parla di salute, il diritto alla privacy dovrebbe venire prima della curiosità pubblica.

Il passaggio più forte arriva proprio quando sottolinea quanto certe indiscrezioni “andrebbero tenute segrete”, ricordando che al centro non c’è un personaggio da copertina, ma una madre. Una frase semplice, eppure quasi rivoluzionaria nell’epoca del gossip h24. Perché Palmieri non difende il mito Belen, difende la persona.

E infatti colpisce anche la critica implicita a chi vorrebbe pubblicare immagini della showgirl nei momenti più delicati, trasformando ogni uscita o rientro in casa in un caso mediatico. “Non mettiamo in cattiva luce Belen dicendo che sta male e mostrando foto in cui non sta bene”: una riflessione che suona come una lezione di misura per certo intrattenimento televisivo e social.

“Nella redazione di Chi sono arrivate da giorni foto di Belen che entra ed esce dall’ospedale ma non abbiamo intenzione di pubblicarle. Lei è una mamma e ci tiene tantissimo al suo ruolo. Sono rimasto allibito dai medici che l’hanno curata e hanno rilasciato certe dichiarazioni. Non mettiamo in cattiva luce Belen dicendo che sta male e promuovendo foto in cui non sta bene. Quando si entra nella sfera della salute bisogna evitare questa cosa del sapere tutto e portare rispetto”

In un panorama spesso affollato da commentatori pronti a dire tutto pur di cavalcare la notizia del momento, Palmieri sceglie invece empatia, discrezione e senso del limite. Chapeau!

La confessione di Dalila Di Lazzaro. Voto 8

Il racconto di una donna tra amore, dolore e memoria. La delicatezza di Dalila Di Lazzaro, vista solo qualche giorno fa da Francesca Fialdini a Da Noi… A Ruota Libera, lascia il segno a La Volta Buona.

Accanto a lei c’è Manuel Pia, compagno con cui vive una relazione tenuta lontana dai riflettori per dieci anni. Una scelta nata anche dal desiderio di proteggersi dai giudizi sulla differenza d’età, di ben trent’anni. “Siamo uniti in ogni cosa”, racconta lui, con una naturalezza che smonta qualsiasi retorica da copertina. E proprio questa normalità diventa il punto forte della coppia: niente esibizione social, niente romanticismo ostentato, solo complicità adulta.

Oggi non si nascondono più, non hanno paura più che qualcuno sporchi il loro amore e passo dopo passo stanno davvero per arrivare al matrimonio. Per la prima volta Dalila assicura che ci sarà, è felice, abbraccia Manuel.

Il momento più intenso arriva quando Dalila parla del dolore e del figlio scomparso. “Penso che Manuel me l’abbia mandato mio figlio”, dice con una dolcezza trattenuta che cambia improvvisamente il tono dell’intervista. Non c’è vittimismo, ma una fragilità lucida e composta che finisce per conquistare anche chi guarda da casa.

Poi il racconto prende una piega quasi cinematografica. L’attrice ricorda una relazione del passato vissuta inconsapevolmente come amante, fino alla notte in cui si trovò davanti una donna armata di coltello. Una scena drammatica che lei rievoca senza mai cadere nel sensazionalismo, mantenendo misura ed eleganza persino nel racconto della paura e della fuga.

In un pomeriggio televisivo spesso dominato da confessioni veloci e polemiche usa-e-getta, la sua presenza riesce ancora a portare profondità, stile e sincerità.

La proposta di Mogol. Voto 8

Mogol entra nel dibattito sulla trap e lo fa senza mezze misure: “Certi testi dovrebbero essere multati”. Una frase che, detta da uno dei più grandi parolieri della musica italiana, pesa più di mille polemiche social. Il punto non è la provocazione, ma il tentativo – sempre più raro – di riportare al centro la responsabilità delle parole.

In collegamento con Domenico Marocchi a La Volta Buona, Mogol prende posizione contro quei testi che insultano le donne e normalizzano un linguaggio violento o degradante. “Non è possibile mancare di rispetto in questo modo”, dice con la fermezza di chi appartiene a una generazione che considerava la scrittura musicale qualcosa di più di una semplice sequenza di slogan virali.

La proposta è forte: una multa da 50 mila euro per chi diffonde canzoni offensive. E attenzione, perché il bersaglio non sono i ragazzini che scrivono testi nelle camerette, ma chi decide di pubblicarli, distribuirli e trasformarli in prodotto. “Ci deve essere un’etica”, ribadisce Mogol. Tradotto: la libertà di espressione non può diventare un alibi per legittimare tutto.

Ed è proprio qui che il discorso si fa interessante. Perché Mogol non sembra voler fare la guerra alla trap in sé )terreno ormai troppo facile per la retorica anti-giovani!) ma a una certa deriva culturale in cui l’offesa viene scambiata per autenticità e la provocazione per talento.

Certo, il rischio censura aleggia inevitabilmente sul dibattito. E infatti da Lazise arriva anche la voce più prudente di chi ricorda che la musica va comunque tutelata e compresa prima che vietata. Ma il punto sollevato da Mogol resta difficile da liquidare con superficialità: perché continuiamo a normalizzare testi che umiliano le donne solo perché funzionano sulle piattaforme?

In un panorama televisivo spesso affollato da polemiche gridate e indignazioni usa e getta, Mogol riesce invece a fare una cosa semplice ma rara: aprire un dibattito vero. E soprattutto lo fa senza paternalismo, senza demonizzare una generazione intera, ma chiedendo un minimo di responsabilità culturale a chi ha il potere di amplificare certi messaggi.

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