La Notte dei Fiori, pagelle del 29 agosto: Sabrina Salerno smarrita (5), il ritorno di Fabio Concato (9), gaffe di Federico Basso (4,5)

Una lunga serata dedicata a Sanremo e alla scuola genovese che non convince del tutto per le scelte: le nostre pagelle de "La Notte dei Fiori"

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Martina Dessì

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Va in onda il 29 agosto su Rai1, ma la festa era stata registrata il 25 luglio scorso sul palco di Pian di Nave, a SanremoLa notte dei fiori, condotta da Nicola Savino ed Elenoire Casalegno, è il primo grande evento nato dal nuovo accordo tra Rai e Comune di Sanremo per raccontare la scuola genovese e i grandi successi del Festival. Un’edizione che porta inevitabilmente il peso di un anno durissimo per quel mondo: se n’è andata Ornella Vanoni lo scorso novembre, Gino Paoli l’ha seguita a marzo. Ma com’è andata la serata? Ecco il nostro pagellone.

Nicola Savino ed Elenoire Casalegno – Voto: 4

Ci mettono mestiere e buona volontà, ma non bastano a salvare una conduzione che parte lenta e non trova mai il passo giusto: l’avvio fatica a ingranare e, da lì in poi, il ritmo invece di crescere peggiora. Tra un collegamento e l’altro la serata scivola in una raffica di battute e frasi fatte che alla lunga stanca più che intrattenere. Il problema più serio arriva quando la fretta di rispettare la scaletta si traduce nel tagliare la parola agli artisti: capita anche al povero Marco Masini, interrotto proprio mentre provava a raccontare, con parole sue, cosa significhi per lui la musica dopo oltre trent’anni di carriera.

Roshelle, Niccolò Filippucci, Maria Antonietta e Colombre – Voto: 4

Aprire la serata con Quattro amici di Gino Paoli era la scelta più scontata e anche la più rischiosa, e qui il rischio non paga. Sul palco convivono la vocalità hip hop/R&B di Roshelle (finalista di X Factor nel 2016), il timbro ancora acerbo dei 19 anni di Niccolò Filippucci, fresco vincitore delle Nuove Proposte a Sanremo, e l’understatement intimista di Maria Antonietta e Colombre, coppia nella vita e nell’indie da oltre un decennio. Sulla carta tre mondi diversi; dal vivo restano tre mondi diversi, senza che nessuno trovi il modo di incontrare gli altri due. Il brano, che vive di sottrazione e complicità, finisce schiacciato sotto un arrangiamento che non sa decidere cosa vuole essere. Una serata-manifesto della scuola genovese meritava un incipit più rispettoso del materiale.

Anna Tatangelo – Voto: 6

Vestita di piume come una fenice glam, Anna Tatangelo è senza dubbio la cartolina più bella della serata. Ma tra i successi sanremesi in scaletta le tocca Cinque giorni di Michele Zarrillo, uno dei pezzi più strazianti mai passati dall’Ariston, e lì il conto non torna del tutto: la voce è potente, sicura, tecnicamente ineccepibile, ma manca quel filo di rottura, quello strazio che Zarrillo porta in scena da trent’anni e che è la vera ragione per cui quella canzone fa ancora malissimo a tutti i livelli. Tatangelo la canta bene. Serviva altro. 6 perché non recensiamo l’interpretazione di E non finisce mica il cielo.

Federico Basso – Voto: 4,5

Federico Basso si prende buona parte delle incursioni comiche della serata e, nel complesso, il mestiere si vede. Peccato per un fuori tempo che non dipende da lui: lo show, registrato il 25 luglio, va in onda proprio la sera dopo la morte di Re Harald V di Norvegia, spentosi il 28 agosto a 89 anni. La battuta sulla fantomatica “notte dei fiordi”, pensata come innocuo gioco di parole in tempi assolutamente non sospetti, si ritrova incastrata in un palinsesto con la Norvegia a lutto nazionale: un problema di montaggio e di calendario più che di scrittura, ma il risultato in onda resta uno stridore che un controllo in più, prima della messa in onda, avrebbe evitato.

Tosca – Voto: 9,5

Ed ecco, finalmente, il motivo per cui questa serata aveva senso di esistere. Tosca sale sul palco di Pian di Nave e fa quello che sa fare meglio di chiunque altro in Italia in questo momento: canta, senza bisogno d’altro. La gatta nelle sue mani non ha bisogno di orpelli, cambi di tonalità plateali o effetti vocali: bastano il fraseggio e il controllo del fiato. Divina nella grandezza, quasi commovente nella sua sobrietà, inarrivabile proprio perché non prova mai a strafare. Se tutta la serata avesse avuto questo rispetto per il materiale, staremmo parlando di un evento storico e non di una scaletta a targhe alterne.

Fabio Concato – Voto: 9

Il ritorno di Fabio Concato è il momento in cui la serata diventa qualcos’altro. Il racconto della lunga amicizia con Gino Paoli – una storia d’amore per la musica prima ancora che un legame artistico – conquista il pubblico di Pian di Nave, che si alza in piedi all’inizio e alla fine dell’interpretazione di Una lunga storia d’amore. Chiude con un aneddoto che vale da solo la serata: Paoli gli aveva promesso che avrebbe cantato Domenica bestiale per i cinquant’anni successivi. Una promessa che oggi, a pochi mesi dalla scomparsa di Paoli, suona come un regalo lasciato a metà, ma che scalda la serata più di qualsiasi arrangiamento.

Roshelle, il ritorno – Voto: 3,5

Il secondo giro per Roshelle conferma tutte le perplessità della partenza. L’appuntamento, uno dei brani-simbolo di Ornella Vanoni – alla quale, in un anno come questo, la serata avrebbe potuto dedicare più di un pensiero – arriva con un’interpretazione che si allontana dall’originale senza trovare una strada alternativa altrettanto convincente: fraseggio fuori fuoco, dinamiche incerte, mai davvero dentro il pezzo. Sbagliare un colpo si può sempre giustificare. Sbagliarne due nella stessa serata comincia a somigliare più a un problema di casting che di sfortuna.

Sabrina Salerno – Voto: 4,5

Il suo è il segmento pensato come gioco: un medley dei più grandi successi sanremesi, presentato con la promessa di far ballare tutta Pian di Nave. Peccato che la gag che dovrebbe introdurlo non regga per niente, e resti sospesa a metà tra il siparietto e il vuoto. Il vero problema, però, arriva con Siamo donne, il brano che Salerno portò lei stessa all’Ariston nel 1991 insieme a Jo Squillo: non una cover qualsiasi, ma un pezzo praticamente di casa, per una che a Sanremo ci è anche cresciuta. E invece suona come una prova poco provata: attacchi incerti, ritmo rincorso, lo sguardo di chi per qualche secondo si perde davvero sul palco. Resta bellissima e simpatica come sempre ma stasera il fascino da solo non basta: semplicemente, non era la sua serata.

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