La domenica di Fabio Fazio è quella cosa strana che riesci a non perdere mai, anche quando provi a riprometterti che stavolta la salti. E la puntata di Che tempo che fa del 26 aprile non fa eccezione. In poco più di tre ore si passa da 14 medaglie olimpiche a una passeggiata nuda in giardino, con giusto una sosta sui pentimenti letterari e qualche battuta sul tonno da 84 chili. C’è anche una doppia Luciana Littizzetto, che per una volta si siede davanti alla poltrona per lasciarsi intervistare dal conduttore. Ma cos’è successo domenica sera? Ecco il nostro pagellone.
Arianna Fontana senza freni. Voto: 8
Sono tante le storie che partono già belle e poi, a un certo punto, si mettono a correre. La storia di Arianna Fontana è una di quelle. Quattordici medaglie olimpiche, unica donna italiana ad aver sfilato due volte con il tricolore in mano davanti al mondo intero. Ma quello che attira di più l’attenzione è come racconta quest’impresa, proprio come se stesse ripercorrendo un viaggio cominciato sui sogni di una bambina con i pattini ai piedi e non ancora finito, nonostante tutto.
Nonostante gli infortuni arrivati a pochi mesi dai Giochi. Nonostante i piani stravolti. Nonostante Milano-Cortina, dopo cui pensava di svegliarsi una mattina e sentire finalmente quella voce che le diceva basta. Quella voce, per ora, non si è ancora fatta sentire. E il merito è anche di Anthony Lobello, marito e allenatore, che ha imparato a stare su un ghiaccio scivoloso in tutti i sensi del termine. Sul ghiaccio ci sa fare.
Roberto Saviano, il peso di una bomba. Voto: 6
Vent’anni. Non è un anniversario da festeggiare con il prosecco, questo. È un bilancio, e Roberto Saviano lo porta sul palco di Fazio come si porta un masso, con la schiena dritta, ma si vede lo sforzo. Gomorra uscì quando aveva 26 anni e la testa piena di parole. Ne voleva vendere 20mila copie. Ne ha vendute tre milioni solo in Italia, ed è costretto a vivere sotto scorta da due decenni.
“Questo libro mi ha distrutto la vita. Non è un modo di dire, è così”. Non c’è vittimismo, attenzione, ma di certo qualcosa di più sottile e più doloroso: la mancanza concreta di una vita normale che è sempre lì, a un palmo di distanza, visibile ma irraggiungibile. Come guardare il mare da dietro un vetro. Un’amarezza vera, quella che avvertiamo in chi sognava solo di scrivere libri in pace, e si è ritrovato a diventare una bomba.
Silvia Salis, la capitana senza uniforme. Voto: 9
Entra con una standing ovation e Fazio, quasi incredulo, trova il tempo di precisare: “Non è mai successo per un sindaco”. Ecco, questa piccola nota a margine dice tutto. Silvia Salis non è la solita ospite politica che arriva con il linguaggio imbrigliato e lo sguardo da campagna elettorale. È in total denim e mocassini, e in quei mocassini ci cammina con grande sicurezza.
Quando la vorresti come “federatrice” nazionale lei taglia corto, perché vuole fare bene la sindaca di Genova, punto. E quando qualcuno prova a tirarla nel pantano del benaltrismo sui diritti civili, risponde così: “Le istituzioni devono essere laiche. Quei bambini esistono indipendentemente dal fatto che li vogliano riconoscere o meno. I diritti vengono prima della politica”. Lucida, affabile, implacabile. L’indole dell’atleta è rimasta intatta, ha solo cambiato il campo di gara.
Carlo Conti & soci: amici si fa per dire. Voto: 6
Carlo Conti arriva con il suo libro A pesca con il babbo, l’abbronzatura che Giorgio Panariello definisce “muta naturale” e l’aria del padre di famiglia in gita domenicale. Dura poco. Perché Leonardo Pieraccioni si presenta travestito da critico letterario – con quella faccia – e inizia a smontare l’opera pezzo per pezzo: “Gliel’hanno scritto, lui scrive con i verbi all’infinito”. E Panariello rilancia sul tonno da 84 chili che Conti giura di aver pescato: “Ma datti alla pesca subacquea che la muta ce l’hai già”.
Conti incassa tutto con la grazia del veterano che sa esattamente quanto vale l’amicizia, anche quando fa male. Cinque Sanremo, quarant’anni di Rai, e la pelle abbastanza dura da resistere ai suoi migliori amici. Che poi sono i peggiori, nel senso buono del termine.
Luciana Littizzetto, dal romanzo alle zone intime. Voto: 7,5
Luciana Littizzetto fa una cosa difficile: si mette dall’altra parte del tavolo. Ospite, per una volta, nei panni della romanziera che racconta i suoi 60 anni, le nebbie mentali, le amicizie, e quel “mondo fantastico della menopausa” con i suoi 72 sintomi da catalogo. Introduce anche un verbo nuovo nel vocabolario collettivo – cricetare – che descrive quella sensazione di girare nella ruota tutto il giorno e arrivare a sera senza che sia cambiato niente. Chi non si è riconosciuto alzi la mano.
Poi torna al bancone e tutto torna al suo posto: il Design Week milanese, il Chupa Chups Ikea al gusto polpetta e una carrellata sulle confessioni di Elettra Lamborghini che vira sui tabù della chirurgia intima senza troppi preamboli.
Jo Squillo, 35 anni e non sentirli. Voto: 7,5
Nel mezzo della puntata c’è anche spazio per un compleanno artistico: quello di Jo Squillo, che rivendica con orgoglio cristallino cosa significa essere una donna intera, ben oltre le gambe. Trentacinque anni di carriera e la stessa energia di chi non ha mai smesso di credere che ci fosse qualcosa di più da dire. E aveva ragione.
Serena Brancale, Levante e Delia: il Sud che non si scusa. Voto: 8
Chiudono la puntata portando in studio il profumo del Sud, quello vero, con le donne sedute fuori al balcone e le sedie portate in strada la sera. Al mio paese nasce dalla voglia di anticipare l’estate e di celebrare le radici senza nostalgia malinconica, con l’orgoglio, invece, quello di chi sa da dove viene e non ha nessuna intenzione di farsene una colpa. Puglia e Sicilia si incontrano nello studio milanese e per qualche minuto sembra quasi di sentire il mare. Tormentone certificato.
Orietta Berti: bonus track
E poi c’è lei. Orietta Berti che, con una certa ingenuità, svela il suo segreto di benessere: sauna rigenerante seguita da passeggiata nuda in giardino. Perché Orietta non delude mai. È una costante dell’universo, come la gravità e le domeniche di Fazio. Voto: fuori categoria.