Deve ancora alzarsi il sipario sul Festival di Sanremo 2026, su Rai1 dal 24 al 28 febbraio, eppure il dibattito guarda già oltre. A innescarlo è Carlo Conti, che ha iniziato a parlare del futuro della kermesse canora e, indirettamente, del suo possibile successore. Non di certo un addio improvviso, dato che ne aveva già parlato, ma un percorso che sente di poter chiudere, lasciando spazio a un volto nuovo. “Spero che il prossimo anno ci sia qualcun altro, anche più giovane, aitante e belloccio”, ha detto, disegnando un profilo che molti hanno immediatamente associato a Stefano De Martino, da due stagioni al timone di Affari Tuoi.
Il bilancio di Sanremo 2026
Nel frattempo, però, il Conti V prende forma senza esitazioni. La direzione artistica, che il conduttore considera come uno degli aspetti più importanti del Festival, è stata costruita con l’idea di ampliare i confini musicali. Più varietà, più contaminazioni, meno comfort zone: rock, country, rap nella sua forma più pura, sonorità latine, pop e perfino il brano “classico” privo di ritornello. Per Carlo Conti, infatti, il Festival si conclude idealmente con l’annuncio dei nomi al Tg1: tutto ciò che segue è televisione, mestiere quotidiano, mestiere conosciuto. E, il 26 gennaio, i giornalisti sono chiamati al primo ascolto dei brani.
C’è chi parla di un’edizione povera di grandi nomi. Un’accusa che il direttore artistico respinge con decisione, ricordando come artisti del calibro di Francesco Renga, Raf, Patty Pravo, Fedez, Malika Ayane e Arisa rappresentino ancora un peso specifico importante. Il punto, semmai, è la costruzione del cast. Ospite al podcast Pezzi di Luca Dondoni, Carlo Conti la spiega con una metafora efficace: quella del bouquet. Non sempre si trovano tutti i fiori desiderati, alcuni non sono pronti, altri hanno bisogno di tempo. Ma l’armonia può nascere anche da scelte inattese, che possano comunque funzionare insieme.
Le aspettative sugli ascolti
Sul fronte degli ascolti, il conduttore si spoglia da qualsiasi ambizione legata ai record, proprio come aveva fatto un anno fa. Meglio accettare un fisiologico calo piuttosto che vivere di paragoni continui con l’anno precedente. Anche perché il contesto cambia, e la concorrenza televisiva – nelle prime ore – non è la stessa. L’importante, sottolinea, è non trasformare i numeri in un’ossessione. Un anno fa, comunque, aveva fatto registrare dei numeri che avevano avuto pochi precedenti.
Accanto a lui ci sarà Laura Pausini, al suo debutto come co-conduttrice per cinque serate di seguito com’era stato – ad esempio – nel caso di Gianni Morandi con Amadeus. Conti crede negli imprevisti, malgrado la sua abilità nel mantenere il controllo, in ciò che nasce sul momento, come dimostrano aneddoti del passato che raccontano un Sanremo vivo, non ingessato.
Non manca infine l’omaggio alla storia del Festival. Pippo Baudo resta un riferimento imprescindibile, così come alcune figure che verranno ricordate sul palco. E, come Baudo, anche Conti ammette di intervenire sui brani, con discrezione ma decisione, quando intravede un potenziale inespresso. Questo è quello che aveva fatto con Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani, che poi è arrivato addirittura alla vittoria contro una super favorita Fiorella Mannoia in Che sia benedetta, ferma – nel 2017 – al secondo posto.