Belve, pagelle del 14 aprile: Carlo Conti si congratula da solo (6), Giulia Michelini sincera (7), Francesco Chiofalo incomprensibile (1)

Francesca Fagnani conduce la seconda puntata di "Belve" che culmina con l'assurda intervista a Francesco Chiofalo. Le nostre pagelle del 14 aprile

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Martina Dessì

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Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

Metti un personaggio famoso su uno sgabello, puntagli addosso una telecamera e lascia che Francesca Fagnani faccia il resto. Il format di Belve è semplice, quasi brutale nella sua essenzialità. Niente scenografie elaborate, oppure ospitate di cortesia, figuriamoci cuscini morbidi su cui atterrare. Solo domande e la certezza che prima o poi qualcosa di vero verrà a galla.

La puntata del 14 aprile 2026 porta in studio tre ospiti che, sulla carta, sembrano scelti apposta per testare i limiti del programma: Carlo Conti, l’uomo che ha trasformato la rassicurazione in arte, Giulia Michelini, attrice di straordinario talento, e Francesco Chiofalo, influencer romano che ha fatto del proprio corpo un cantiere permanente e della propria visibilità una professione, almeno in linea teorica. Francesca Fagnani li accoglie tutti con la stessa grazia affilata. I risultati, come vedremo, sono tutt’altro che uniformi.

Carlo Conti, il tempio dell’autosufficienza – Voto: 6

Carlo Conti è un fenomeno sociologico prima ancora che televisivo. Sessantacinque anni, una carriera costruita sulla conduzione rassicurante e un’autogestione dell’immagine così rodata da sembrare quasi soprannaturale. Francesca Fagnani ci prova con domande affilate, ficcanti, ma lui le restituisce smussate, arrotondate, lucidate a specchio prima ancora che arrivino a destinazione.

Alla domanda sui difetti risponde compiaciuto: “Non ho difetti sgradevoli”. Detto senza ironia, ma proprio in pace con ogni propria imperfezione immaginabile. È tutt’altro che arroganza nel senso basso del termine, è qualcosa di più sottile e, a suo modo, più difficile da scalfire: la totale assenza di dubbio su se stessi. Un uomo che quando legge sul giornale la definizione di “re della normalità” risponde di sentirsi onorato. Perché, dal suo punto di vista, lo è davvero.

Scricchiola solamente quando Francesca Fagnani gli chiede del suo erede televisivo. Conti bypassa Stefano De Martino e indica Nicola Savino, accomunandolo a sé per il percorso radiofonico che appartiene alle carriere di entrambi. Volpone, Carlo Conti, perché sa benissimo cosa sta facendo. La chiusura su Sanremo è praticamente antologica: “Sia Baglioni che Amadeus sono stati ottimi e straordinari proprio come me”. Il “proprio come me” finale è un capolavoro involontario di prevedibilità. Sei promosso, Carlo, ma il punto esclamativo te lo togli da solo.

Giulia Michelini smette di fingersi morta – Voto: 7

Giulia Michelini arriva dichiarandosi opossum – animale che simula la morte davanti al pericolo – e nei primissimi minuti sembra intenzionata a rispettare il contratto. Poi accade qualcosa. Fagnani tocca il nervo giusto, la mette a suo agio, e da lì in poi è tutta un’altra intervista.

La rivelazione sull’ayahuasca e le otto ore di pianto con visioni è uno di quei momenti televisivi che si ricordano. Giulia Michelini racconta la propria ricerca interiore senza pose new age e, soprattutto, senza il tono di chi ha trovato la verità. Parla di una donna che ha cercato qualcosa di reale al di fuori del red carpet di Venezia, e sembra crederci sul serio. Altrettanto coraggioso è il capitolo droghe. Ammette di averle provate tutte, spiega di essersi fermata prima della dipendenza, e smonta la diceria nata dall’intervista con Chiambretti nel 2009 – “ero in ansia e dovevo andare in bagno” – raccontando come un momento di difficoltà reale si sia trasformato in pettegolezzo per anni.

Il punto debole rimane la schivata sulle “dive buone” perché definire tutte le colleghe citate come tali – da Monica Bellucci a Valeria Bruni Tedeschi – è un modo elegante per evitare qualsiasi confronto diretto, e Fagnani lo sa benissimo. Ma la strategia si capisce, e tutto sommato si perdona. Sette meritato.

Francesco Chiofalo, il pittore perde il soggetto – Voto: 1

Francesco Chiofalo ha investito più di centomila euro in chirurgia estetica. Ha scelto il colore degli occhi da un catalogo – modello Husky – si è rifatto naso, denti, labbra, barba e orecchie, e stava valutando l’allungamento delle gambe. Tutto questo, in sé, è una scelta personale che spetta a ognuno valutare. Il problema arriva quando Chiofalo si siede sullo sgabello di Belve e prova a costruirci sopra una narrativa di senso.

L’intervista è un susseguirsi di contraddizioni che Fagnani attraversa con la disinvoltura di una vera maestra del genere. Chiofalo si definisce “una persona normale”, eppure è incapace di ricordare quante operazioni ha fatto. Si dice estraneo all’etichetta di “Ken umano italiano” perché “non ha stravolto completamente il suo viso”,  dichiarazione che, considerato il curriculum chirurgico, merita una pausa di riflessione da parte di chiunque ascolti. Racconta di aver voluto sembrare “un principe azzurro per togliersi l’aria di Shrek”, e in quella confessione affiora il disagio reale, una ricerca di accettazione che l’intervista sfiora di continuo senza mai davvero approfondire.

Il momento più delicato arriva sulla difesa del mestiere da influencer: “Perché quando un cantante fa una canzone è un grande artista e se io faccio un video mi prendono in giro?”. La domanda ha una sua logica, il pregiudizio verso i creator digitali esiste, è reale, è discutibile. Ma Chiofalo la formula come lamento, e subito dopo mina la propria stessa posizione dichiarando che i guadagni medi di un influencer si aggirano tra i 2000 e i 3000 euro mensili, cifra che ridimensiona qualsiasi ambizione di status professionale elevato costruita sui social.

La chiusura con la metafora del pittore – “un pittore finirà mai la sua opera” – sarebbe poetica se giungesse al termine di un’intervista di spessore. Arriva invece dopo venti minuti di vuoto concettuale, e suona come un tentativo di dare dignità artistica a qualcosa che, almeno in questa sede, fatica a trovarla. Il voto 1 è netto: per l’occasione mancata di raccontarsi con onestà reale davanti a una conduttrice che quella finestra la spalancava volentieri.

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