Cosa c’entrano i maranza con Jovanotti, la famosa canzone su di loro

Nel 1989 Jovanotti spiegava a Pippo Baudo che il maranza è quello che si impunta. Da allora la parola ha cambiato bersaglio, e purtroppo non in meglio

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Francesca Secci

Giornalista, esperta di lifestyle

Sarda, ma anche molto umbra. Giornalista pubblicista, sogno di una vita, scrive soprattutto di argomenti di attualità, lifestyle e cura della casa.

“Io sono un maranza”. Jovanotti lo diceva in tv nel 1989, piuttosto convinto, seduto accanto a Pippo Baudo e Adriano Celentano. Trentasette anni dopo, quella parola la conoscono anche i genitori di figli adolescenti, e chi si chiede da dove arrivi finisce sempre nello stesso posto: la prima attestazione scritta è in una sua canzone.

A riportare la questione d’attualità è stata la Prof Anna, nome d’arte di una linguista che ogni giovedì tiene una rubrica sulla pagina Facebook di Zanichelli. Durante un’intervista, ha ricordato che il termine porta la firma di Jovanotti e che, strada facendo, ha preso un’accezione negativa. Curiosità legittima: secondo i dati diffusi dalla Treccani ad agosto, maranza è la seconda parola più cercata sul suo portale dall’inizio del 2026, dietro soltanto a femminicidio.

Il capo della banda, la canzone che ha battezzato i maranza

Il brano si intitola Il capo della banda ed è contenuto in La mia moto, il secondo album di Jovanotti, uscito nel 1989 (l’Accademia della Crusca e la Treccani fanno risalire la prima comparsa della parola al 1988). Nel testo il giovane Lorenzo Cherubini si presenta e racconta il suo giro: matti, maranza, ragazzi fissati con le moto e con i vestiti americani, tutti con l’urgenza di fare ogni cosa subito.

Nello stesso disco la parola torna in Bella storia, dove fare i maranza entra nel kit della serata perfetta, insieme ai vestiti improbabili e al rientro a casa solo a portafoglio vuoto. All’epoca, spiega la Crusca, il maranza era il tamarro legato alla musica dance e ai locali notturni. Più discoteca che strada, per capirci.

“Io sono un maranza”: Jovanotti, Pippo Baudo e il 46 di scarpe

Il momento più divertente, però, è televisivo. Nel 1989, ospite di Serata d’onore su Rai 2, Jovanotti canta Il capo della banda e poco dopo, chiacchierando con Pippo Baudo e Adriano Celentano, si dichiara lui stesso un maranza. Pippo Baudo chiede, comprensibilmente, cosa significhi. La risposta, ricostruita da Rolling Stone, merita il riascolto: il maranza è “quello che si impunta”, e per spiegarsi meglio Jovanotti racconta di portare il 44 di scarpe ma di preferire il 46. Sul piano lessicografico, diciamo, una definizione piuttosto personale.

Da Jovanotti alla Treccani, come è cambiata la parola

La parola torna a girare forte nel 2022, l’anno che la Crusca indica come quello della sua affermazione. Nel 2024 Il Pagante e Fabio Rovazzi le dedicano un singolo pensato come tormentone estivo, Maranza, lanciato con un finto furto di cellulare in diretta Instagram che a Milano non aveva fatto ridere tutti, a cominciare dal sindaco Beppe Sala. Nel 2025 la Treccani la inserisce tra i neologismi del suo Libro dell’anno.

Il punto, semmai, è a chi viene appiccicata. Oggi la parola indica gruppi di ragazzi, spesso giovanissimi, riconoscibili per marsupi e tute in acetato, e la Crusca osserva che buona parte di chi si definisce maranza è composta da italiani di seconda generazione di origine nordafricana. Sul tema, il presidente dell’Accademia della Crusca Paolo D’Achille ha spiegato che la connotazione resta negativa e che usarla per indicare un preciso gruppo sociale non è mai un’operazione neutra.

L’etimologia, peraltro, è incerta. Tra le ipotesi citate da Paolo D’Achille figurano un termine dialettale meridionale che indica la melanzana e “Marocco”, parola che nel gergo dei giovani milanesi serviva a indicare chi arrivava dal Sud. Anche quel bersaglio, precisa il linguista, non era certo lusinghiero.

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