Tim Battiti Live 2000 Hits, pagelle del 26 settembre: Elodie funziona anche in copia (9), Annalisa gelida (8,5), Mengoni luce pura (9)

Ilary Blasi e Fabio Rovazzi conducono con Daniele Battaglia "Tim Battiti Live 2000 Hits" con le canzoni più belle degli ultimi 25 anni

7 min di lettura

Martina Dessì

Lifestyle Specialist

Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

Al terzo pezzo della serata una signora davanti alla telecamera, sui cinquanta portati bene, cantava a memoria un testo in rumeno. Non una parola a caso: tutto. Ecco, se dovessimo spiegare a un marziano cos’è il Tim Battiti Live 2000 Hits, gli mostreremmo quella scena e chiuderemmo il discorso. Perché qui non si cerca il nuovo talento, non si finge nemmeno per educazione. C’è un palco piantato in Puglia e una scaletta che pare il contenuto di una chiavetta USB smarrita nel 2006. E invece di risultare patetico, ci sembra inspiegabilmente giusto.

Il merito è proprio nel non nascondersi dietro l’ironia, che è il trucco vigliacco con cui di solito si ripescano i tormentoni: li canto ma strizzando l’occhio, così se ridi ho vinto lo stesso. Qui no: si va in scena convinti che quei pezzi reggano ancora. Il dettaglio curioso, per chi passa l’anno a spiegare che la musica di oggi è cambiata, è che spesso reggono davvero. Perché una pletora di canzoni nate come suonerie polifoniche tengono il palco meglio di certi singoli usciti il mese scorso con tre autori accreditati e un producer svedese.

A governare la baracca un terzetto che sulla carta era una scommessa persa – Ilary Blasi, Fabio Rovazzi e Daniele Battaglia – e che a fine estate, contro ogni previsione, cammina. Abbiamo guardato tutto, abbiamo ballato, abbiamo fatto i conti con l’anagrafe e ne siamo uscite ammaccate. Ecco le pagelle.

Ilary Blasi e Fabio Rovazzi – voto 8

Dopo un’estate intera sullo stesso palco è successa la cosa che di solito non accade: hanno smesso di alternarsi e hanno iniziato a parlarsi davvero. Lei è più sciolta e più serena del solito, e qui le ipotesi sono due: le nozze appena celebrate con Bastian Muller, oppure la consapevolezza che da domani si torna al comfort del Grande Fratello Vip. Propendiamo, senza alcuna prova e con grande convinzione, per la seconda. Lui invece ha fatto la cosa più intelligente della sua carriera televisiva: ha capito che non è un conduttore, è una spalla, e non combatte contro l’evidenza. Da quando ha accettato il ruolo, i siparietti scorrono invece di inciampare. Battaglia resta il regista invisibile che tiene i tempi mentre gli altri due si divertono. Stasera ci sono piaciuti, e ci costa ammetterlo.

Elodie – voto 9

La dea della serata, e non c’è discussione. Con Tribale succede sempre la stessa magia: il palco si restringe intorno a una persona sola, Elodie, e tutti gli altri diventano scenografia. Poi certo, siamo oneste: l’esibizione l’avevamo già vista, l’abito bianco pure, e a un certo punto ci si chiede se non sia il caso di cambiare qualcosa a favore di una serata che sembri almeno un po’ nuova. Ma l’evidenza è che non esiste in Italia un’altra pop star che riesca a tenere insieme così la parte visiva, quella fisica e quella vocale senza sacrificarne nessuna. Il déjà-vu non è quindi un problema vero. E a giudicare dal pubblico, non è un problema di nessuno.

Annalisa – voto 8,5

Di fronte a una scaletta che guarda ostinatamente all’indietro, arriva lei e riporta l’orologio al presente con Sinceramente, il pezzo di Sanremo 2024 che da due anni non accenna a togliere il disturbo dalle radio. Da Giovinazzo, Annalisa tiene il palco con grande consapevolezza: canta identica allo studio, si muove dove deve, non sbaglia un accento nemmeno per sbaglio. Si potrebbe obiettare che manca un filo di disordine, di imprevisto, di quella trama un po’ melmosa che rende una performance memorabile invece che perfetta, ma è un’obiezione che si fa a bassa voce, perché tecnicamente non c’è partita con nessun altro in scaletta. È talmente brava che le perdoniamo pure i collant bianchi, scelta che in qualunque altra serata sarebbe costata mezzo punto e una telefonata allo stylist.

Marco Mengoni – voto 9

Due vite arriva dopo anni di passaggi radiofonici, cover, karaoke e matrimoni, e la domanda legittima è se possa aver ancora qualcosa da dire. Risposta: sì. Quella luce vista a Sanremo non si è affievolita di un grado, e lui continua a cantarla con il cuore intero invece che con il pilota automatico, che è proprio la differenza tra un artista e un esecutore. In un mare magnum di singoli scritti per essere consumati in tre settimane e poi dispersi nell’etere, lui è uno dei pochissimi che sembra ancora credere a quello che sta dicendo mentre lo dice. Sembra poco ma è tutto.

Achille Lauro – voto 6

Incoscienti giovani ce la porta ancora, e per carità: la canzone fa sognare, il confezionamento è impeccabile, l’estetica pure. Il problema è un altro, ed è sempre lo stesso. Non è mai vera come ce la saremmo aspettata. Ogni gesto sembra deciso tre mesi prima, ogni sguardo ha l’aria di essere già stato provato allo specchio, e la trama del personaggio di Achille Lauro diventa a ogni passaggio più artefatta. C’è stato un momento, qualche anno fa, in cui la maschera era il messaggio; adesso la maschera è rimasta e sotto non si capisce più cosa ci sia. Il sei è per il mestiere, che resta indiscutibile. Il resto lo aspettiamo ancora.

Zero Assoluto – voto 7

Due cult in pochi minuti, con Per dimenticare piazzata lì come un detonatore per un’intera fascia d’età che credeva di averla scampata. E qui bisogna essere onesti su una cosa: all’epoca li abbiamo un po’ snobbati, trattati da fenomeno da compilation, roba che sarebbe evaporata in due stagioni. Vent’anni dopo sono ancora qui e il pubblico canta ogni parola, quindi il conto lo paghiamo noi. Ci siamo sentite vecchissime, lo ammettiamo senza attenuanti. Ma soprattutto ci hanno ricordato che la gentilezza – nei testi, nei toni, nel modo di stare su un palco senza doverlo conquistare a gomitate – è un valore che abbiamo messo in soffitta con troppa fretta. Più Zero Assoluto per tutti, e non solo d’estate.

Haiducii – voto 6

Dragostea din tei parte e tutti ballano, perché contro i tormentoni non si discute. Il problema, semmai, è filologico. Al liceo eravamo tutte convinte (io, in realtà) – con una sicurezza granitica e del tutto inventata – che parlasse di fare l’amore sotto un albero di tiglio. Scopriamo stasera che la traduzione corrente è “amore a prima vista”, e la delusione è quella di chi scopre che Babbo Natale ha la partita IVA. Vent’anni buttati. Detto questo: il pezzo funziona esattamente come allora, nessuno è rimasto fermo, e questo dice molto più sul potere di un ritornello che su qualunque discorso serio sulla qualità.

Valeria Rossi – voto 7

Non manca mai, e ogni volta è un piacere ritrovarla, il che di per sé è già una piccola anomalia, visto quanti colleghi con una hit sola in curriculum riescono a risultare insopportabili nel giro di trenta secondi. Lei no. Porta Tre parole – che tutti, da venticinque anni, si ostinano a chiamare “Sole cuore amore”, e a questo punto è una battaglia persa – e la canta con una freschezza che non ha niente di imbalsamato. È la differenza tra chi subisce il proprio classico e chi ci convive bene: nessuna posa da reduce ma nemmeno quell’aria di chi sta facendo un favore al pubblico. Solo gratitudine evidente verso le persone che dopo tutti questi anni continuano a volerle bene. È lei la vera lezione della serata, e vale per metà della scaletta: si può campare di una canzone sola, se è quella giusta e se la si tratta con rispetto.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963