Un’edizione speciale, quella del Festival di Sanremo 2026, perché è la prima senza Pippo Baudo. Lui che all’Ariston ha messo piede per ben 13 volte e, di fatto, ha creato la versione che oggi tutti amano.
Carlo Conti lo aveva annunciato e l’ha fatto. Con il suo passo d’addio alla kermesse, ha omaggiato un grandissimo e, forse, inarrivabile. Momenti toccanti fin da subito, che non possono che mettere d’accordo tutti. Che dire, si è partiti decisamente al top, ma di seguito trovano spazio anche un po’ di immancabili flop.
Indice
Sanremo 2026, i momenti top della prima serata
Pippo Baudo torna a Sanremo
La scenografia si illumina e una voce avvolte l’Ariston. È quella di Pippo Baudo, che ci prende ancora per mano e ci accoglie:
“Buonasera, benvenuti al Festival della canzone italiana, al Festival di Sanremo”.
Il pubblico ha risposto in maniera eccellente a questa carezza al cuore, intonando uno spontaneo “Pippo, Pippo, Pippo”. Carlo Conti l’ha pensata davvero bene, con tanto di riarrangiamento della sigla ormai storica. Quel parapapapapapà che tutti conoscono perfettamente, ovvero “Perché Sanremo è Sanremo”, divenuto lo slogan di Baudo, tornato poi in video per presentare Laura Pausini, ieri come oggi.
Un omaggio doveroso
Alcuni hanno chiesto a gran voce che l’Ariston gli venisse intestato. Altri, invece, volevano semplicemente che questa edizione di Sanremo fosse in suo onore. Carlo Conti ha però spiegato le proprie ragioni, preferendo rendere Pippo Baudo il perno intorno al quale far ruotare tutto.
Non è però mancato un necessario, sentito e doveroso omaggio al maestro Peppe Vessicchio:
“Dalla sua prima direzione d’orchestra a Sanremo, nel 1990, è diventato uno dei protagonisti più amati del Festival. Garbo, ironia, talento. Lui è stato un simbolo per Sanremo e ci ha lasciato troppo presto”.
Tutti in piedi ad applaudire e questo momento che si trasforma in un abbraccio per tanti che ci hanno lasciato: “Angela Luce, Tony Dallara, Sandro Giacobbe, Gianni Pettenati, che hanno fatto grande il Festival”.
Un momento riassuntivo, in stile Oscar (a essere tanto gentili), con un ricordo un po’ così di Laura Pausini. Letto male, diciamo, che non rovina l’atmosfera. Carlo poi si prende un momento per un ulteriore ricordo: “Tre anni fa ci lasciava Maurizio Costanzo”.
Tiziano Ferro non sbaglia nulla
Tiziano Ferro non sbaglia nulla e il suo ritorno è perfetto. Conscio delle sue capacità e dell’enorme presa sul pubblico, si lascia andare alla sua maniera, emozionando e intrattenendo. Gioca con l’Ariston fin da subito, lasciando cantare un po’ anche la sua gente, che lo accompagna con le mani e con diversi momenti karaoke.
Si parte a cappella e si continua in acustico, per poi lasciare intervenire l’orchestra. I brani scelti sono quattro: Ti scatterò una foto, La differenza tra me e te, Lo stadio, Perdono e, dopo l’intervista di Carlo Conti, si conclude con Sono un grande. Dalle luci all’outfit, passando per i soliti ammiccamenti durante le esibizioni, va tutto come doveva andare. Solo applausi per lui, e quanti.
Laura Pausini e la bellezza di sbagliare
Nonostante un Carlo Conti molto attento all’orologio e sempre pronto a interromperla, rimettendola in riga, Laura Pausini ha reso propria questa conduzione. L’ha condita con il suo stile, tra errori, gaffe. Un bel po’ di errori nel corso di questa prima serata, ma soprattutto deviazioni istintiive, come quella della “farfalla di Belen”.
Il direttore artistico non riesce a domarla e lei, dopo aver provato un bel po’ d’imbarazzo per alcuni momenti fuori script, li ha poi accolti e s’è presa il suo spazio. E per fortuna, verrebbe da dire. A volte eccessiva, ma sempre splendida (anche nei suoi outfit magnifici) e tremendamente lei.
Sanremo 2026, i momenti flop della prima serata
Balletti e abbronzatura
Che Carlo Conti abbia una passione smodata per l’abbronzatura, è cosa notissima. Per questa ragione, considerando la carnagione di Laura Pausini e i tanti riflettori puntati, stupisce non poco la scelta di inserire in scaletta un costante prendersi per mano.
Il direttore artistico e la sua co-conduttrice si stringono e l’effetto è un po’ insolito. Sembra però tutto indirizzarci a un gran momento comico, quello dell’arrivo di Can Yaman sul palco. Per un attimo spazio a un po’ di confusione, con la Pausini che ricorda di dover stare tra i due per lo sketch, e così ci si sistema tra uno “scusa” e una giravolta.
“Non guardare la differenza fisica, guarda l’abbronzatura”, dice Carlo Conti. A lui risponde l’attore, che legge una delle battute più brutte della sua carriera, battendo anche quelle di Viola come il mare. Cercava il giusto motivo per andare a Sanremo e alla fine l’ha trovato: capire chi è il più abbronzato.
Il cronometro di Carlo Conti
Per questa prima puntata, Carlo Conti si è rassegnato all’idea di una conduzione alla Amadeus, o quasi. La scaletta indica la conclusione quasi alle 2 di notte.
Il direttore artistico, però, non intende aggiungere ulteriori “minuti persi”. Ha però accolto sul palco Gianna Pratesi, che ha 105 anni e ha preso parte da ragazza al voto per decidere tra monarchia e repubblica.
Nessun dubbio nella sua famiglia, contraria al fascismo. Ha votato per la Repubblica, come detto dopo tanta insistenza di Conti. Ha però anche raccontato alcune storie personali, mettendo in crisi chi le stava accovacciato di fianco.
“Mi avevano detto che lei era una gran chiacchierona“, dice, e si morde le labbra più volte. Vorrebbe indirizzarla, magari tagliare corto, ma sa perfettamente di non poterlo fare. Lei è l’ospite d’onore della puntata e merita il suo spazio, viene da aggiungere. Ciò che non meritava, invece, è una scarsa organizzazione in scaletta.
La demenza artificiale
Si può dire tanto sull’intelligenza artificiale. Un tema delicato è quello dei diritti, considerando come si effettua l’addestramento. Tralasciamo però questo discorso e concentriamoci su quanto sia stata orrenda la “trasformazione” del pubblico dell’Ariston.
Mantre si intonava Papaveri e papere, è andata in onda una scena che forse neanche Trump avrebbe il coraggio di pubblicare. Un teatro colmo di paperi deformi e inquietanti, che infesteranno gli incubi di tantissimi per molti anni.