Pavimento pelvico, cos’è e cosa succede se non lavora bene: segnali d’allarme, diagnosi e cosa fare

Dal parto agli sforzi eccessivi, le cause del malfunzionamento del pavimento pelvico e i campanelli d'allarme che qualcosa non va

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Apparentemente il termine è complesso, e fa pensare ad una serie di problematiche di difficile definizione. Ma all’atto pratico, quando parliamo di pavimento pelvico ci riferiamo ad una struttura che fa parte del nostro corpo e di cui nemmeno ci accorgiamo. Ovviamente se tutto funziona per il meglio. Altrimenti, se compare qualche fastidio, ci rendiamo conto di cosa significhi il termine e soprattutto quanto e come è importante per il benessere al femminile. Perché diverse sono le disfunzioni che possono trarre origine in questa zona, che vanno comprese e studiate al meglio.

Come è fatto e perché funziona male

Immaginate un’amaca. Non per sdraiarvi sia chiaro, ma solo per provare a visualizzare il pavimento pelvico. La struttura è formata da una rete di muscoli, legamenti e tessuti, simili proprio ad un’amaca, posti a sostegno degli organi pelvici: utero, vagina, vescica, uretra e retto.

Se i muscoli si indeboliscono, i legamenti o i tessuti sono allentati oppure se i nervi o altri tessuti vengono danneggiati, gli organi interni pelvici possono scendere e protrudere dalla vagina (prolasso). Se il disturbo è grave, gli organi possono scendere fino all’orifizio vaginale e protrudere all’esterno del corpo.

Diverse sono le cause che possono compromettere il pavimento pelvico. “La gravidanza ed il parto naturale possono indebolire o stirare le strutture di supporto della pelvi, rendendo il prolasso degli organi pelvici più frequente nelle donne con più parti vaginali, con un rischio che aumenta a ogni parto – sottolinea Marco Grassi -. Questo processo può inoltre causare danni ai nervi con una conseguente riduzione della funzione muscolare.

Il rischio di prolasso aumenta anche a fronte dei cambiamenti ormonali legati alla menopausa e con il naturale avanzare dell’età, poiché le strutture di supporto possono indebolirsi anche in donne che non hanno mai avuto gravidanze. Inoltre, interventi chirurgici come l’isterectomia possono indebolire ulteriormente le strutture della pelvi”.

A questo si aggiungono condizioni in apparenza distanti, ma capaci di esercitare una pressione significativa su questa struttura: sforzi frequenti dovuti a stipsi cronica, tosse persistente, sovrappeso o il sollevamento ripetuto di oggetti pesanti possono aumentare la pressione intra-addominale, favorendo il prolasso degli organi pelvici.

I disturbi che mettono in allarme

Se il pavimento pelvico presenta qualche alterazione, inizialmente i fastidi possono essere generici e poco precisi, tanto da essere considerati anche “fisiologici”. Possono presentarsi una sensazione di peso o tensione nel basso bacino, lievi perdite urinarie o un fastidio durante il movimento. A volte, però, da questi quadri può decollare una serie di condizioni davvero fastidiose.

“Le disfunzioni del pavimento pelvico nelle donne comprendono un’ampia gamma di disturbi clinici: incontinenza urinaria, prolasso degli organi pelvici, incontinenza fecale e sindrome dolorosa pelvico-perineale – spiega Marco Grassi, ginecologo ad Ascoli Piceno -. Con il tempo, il pavimento pelvico può perdere il proprio equilibrio funzionale: la muscolatura può ridurre la sua capacità di sostegno (ipotonia) oppure rimanere in una condizione di contrazione costante (ipertonia).

In entrambi i casi possono comparire disturbi progressivi, che vanno da una sensazione di pesantezza fino a incontinenza, prolasso degli organi pelvici o dolore cronico con impatto sulla qualità della vita”.

Quando occorre prestare più attenzione? Segnali che possono indicare una disfunzione del perineo possono essere varie e diverse tra loro. Difficoltà o incapacità di interrompere il getto urinario, perdita di urina sotto sforzo (tosse, starnuto, sollevamento di pesi), insoddisfazione sessuale, dolori in vagina durante i rapporti sessuali, sensazione di pesantezza, instabilità nella zona perineale, difficoltà a mantenere in sede un assorbente interno o il diaframma; fuoriuscita di acqua dalla vagina dopo il bagno, rumori di aria dalla vagina, ad esempio durante gli esercizi di Yoga, difficoltà a trattenere gas intestinali e feci, emorroidi, stitichezza, malgrado un’alimentazione adeguata e sufficiente apporto di liquidi, infezioni vaginali frequenti.

Come prevenire i problemi e cosa fare

La prevenzione delle disfunzioni del pavimento pelvico può contribuire a ridurre il rischio di insorgenza o peggioramento dei sintomi. È raccomandato uno stile di vita sano, che includa attività fisica regolare e, in particolare, esercizi mirati di rinforzo dei muscoli del pavimento pelvico consigliati anche in gravidanza e nel post parto per ridurre il rischio di incontinenza e altri disturbi. Sono inoltre indicati il controllo del peso corporeo e una dieta equilibrata, utile anche a prevenire la stipsi.

È importante limitare gli sforzi eccessivi e le pressioni ripetute sull’addome; in alcuni casi possono essere utili ulteriori esercizi specifici del pavimento pelvico. In presenza di disturbi, tuttavia, è fondamentale arrivare ad una diagnosi precisa. E non è sempre facile. Bisogna parlare con uno specialista che può andare a cercare la disfunzione muscolare e la sintomatologia associata.

Il trattamento è principalmente conservativo e rappresenta la prima linea terapeutica. La riabilitazione del pavimento pelvico include esercizi specifici, fisioterapia mirata, tecniche di rieducazione neuromuscolare e biofeedback, con l’obiettivo di migliorare il controllo muscolare e ridurre i sintomi.

In alcuni casi vengono integrati approcci farmacologici o trattamenti più avanzati se la riabilitazione non è sufficiente. “Nonostante la diagnosi possa non essere immediata a causa della natura aspecifica dei sintomi e della loro frequente sottovalutazione, un corretto inquadramento clinico specialistico e un percorso riabilitativo mirato consentono nella maggior parte dei casi un miglioramento significativo della sintomatologia e della qualità di vita, riducendo la progressione della disfunzione e la necessità di trattamenti invasivi – conclude l’esperto –“.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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