Influenza, quali sono i sintomi e quanto è diffusa oggi in Italia?

Scopri come riconoscere l'influenza, curarla e quali sono i dati aggiornati in tempo reale sulla sua diffusione nel rapporto RespiVirNet dell'Istituto Superiore di Sanità

Pubblicato:

Andrea Costantino

Medico chirurgo

Medico abilitato alla professione, iscritto all'albo dei Medici e degli Odontoiatri di Siena.

L’influenza è una malattia respiratoria acuta causata da virus ubiquitari e facilmente trasmissibili. Colpisce persone di tutte le età (bambini, adulti e anziani) con un quadro clinico che può variare da forme lievi a manifestazioni più severe, soprattutto in presenza di condizioni di fragilità.

In Italia, si presenta tipicamente nei mesi autunnali e invernali, generando ogni anno un significativo impatto sanitario e sociale.

La diffusione dell’influenza in Italia: i dati aggiornati

Nella settimana 2026-03 (12-18 gennaio) sono stati registrati 24.059 casi di infezioni respiratorie acute tra gli assistiti in sorveglianza, pari a un’incidenza di 12,67 casi per 1.000 assistiti. Si osserva una diminuzione rispetto alla settimana precedente sul totale della popolazione, con una riduzione dell’incidenza in quasi tutte le fasce di età, a eccezione dei bambini 0-4 anni, nei quali l’incidenza cresce a poco più di 33 casi per 1.000 assistiti. La circolazione dei virus influenzali resta significativa, con un tasso di positività intorno al 30% sia nella comunità che nel flusso ospedaliero, ma il quadro complessivo rimane in linea con una fase post-picco, sostenuta anche dalla co-circolazione di altri virus respiratori.

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La diffusione nelle Regioni

Nella settimana 2026-03 l’andamento delle infezioni respiratorie acute mostra una riduzione dell’incidenza nazionale rispetto alla settimana precedente (da 14,21 a 12,67 casi per 1.000 assistiti), con variazioni territoriali marcate. Le Regioni con i livelli più elevati di incidenza totale sono Puglia (20,92 casi per 1.000 assistiti, 4.703 casi), Basilicata (21,80; 162 casi), Sardegna (18,44; 348 casi) e Abruzzo (17,26; 2.181 casi), dove il carico di casi resta superiore alla media nazionale. Lombardia (10,18; 5.003 casi), Veneto (10,23; 1.237 casi), Emilia-Romagna (10,28; 1.696 casi) e Friuli-Venezia Giulia (10,27; 296 casi) si collocano su livelli inferiori alla media della settimana precedente ma mantengono una circolazione sostenuta, mentre Regioni come Liguria (8,76; 602 casi), Valle d’Aosta (7,64; 71 casi) e la Provincia Autonoma di Trento (6,63; 120 casi) evidenziano incidenze più contenute. In Lazio (11,93; 3.204 casi), Toscana (12,73; 621 casi), Marche (10,47; 292 casi) e Sicilia (13,14; 1.677 casi) l’incidenza resta prossima o leggermente inferiore ai valori nazionali della settimana precedente, suggerendo una fase discendente o di stabilizzazione. Calabria non ha fornito dati nella settimana considerata, mentre in Campania (23,70; 308 casi) e Molise (10,79; 91 casi) la circolazione appare ancora sostenuta rispetto al valore medio nazionale attuale.

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Come si trasmette l’influenza

Il virus dell’influenza si diffonde principalmente per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse con tosse, starnuti o parlando a distanza ravvicinata.

È possibile contagiarsi anche indirettamente toccando superfici contaminate da secrezioni respiratorie come maniglie, telefoni, interruttori, e portando poi le mani a occhi, naso o bocca

Quali sono i sintomi dell’influenza?

Il quadro clinico iniziale è caratterizzato da insorgenza rapida e improvvisa di sintomi generali:

In alcuni casi possono poi presentarsi sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale, quali nausea, vomito e diarrea, più comuni tra giovani e bambini. L’interessamento sistemico della malattia permette facilmente di distinguerla, soprattutto da un occhio clinico esperto, dal raffreddore comune (spesso causato da virus della famiglia dei Rhinovirus o Bocavirus).

I sintomi respiratori possono inizialmente essere lievi, caratterizzati da mal di gola graffiante, bruciore retrosternale, tosse secca e, talvolta, rinorrea. Con il progredire della malattia, i disturbi delle vie respiratorie inferiori diventano più evidenti; la tosse può divenire persistente, aspra e produttiva.

In età pediatrica l’influenza può manifestarsi esclusivamente come un’infezione a carico delle alte vie aeree o come una sindrome febbrile con scarsi segni respiratori associati. Nei neonati e nei lattanti non sono inusuali vomito e diarrea. Bambini con influenza possono andare incontro, specie nei primi anni di vita, ad una progressione della malattia, specie a carico delle basse vie aeree, talora anche in modo rapido.

Il periodo di incubazione dell’influenza

Quando un individuo entra in contatto con il virus influenzale, non sviluppa i sintomi in modo immediato. Il virus ha bisogno di un certo tempo per replicarsi nelle vie respiratorie e dare origine ai primi segnali della malattia. Questo intervallo è definito periodo di incubazione e, nel caso dell’influenza, varia generalmente da 1 a 4 giorni. La maggior parte delle persone manifesta i primi disturbi dopo circa 48 ore dall’esposizione.

Un aspetto particolarmente rilevante è che si può iniziare a essere contagiosi ancora prima che i sintomi compaiano: ciò significa che, anche quando ci si sente bene, si può già trasmettere l’infezione ad altri.

Quanto dura l’influenza?

La durata complessiva dell’influenza varia da persona a persona, ma nella maggior parte dei casi i sintomi più intensi si concentrano nei primi 3-4 giorni. Per i soggetti sani, la malattia non lascia solitamente conseguenze gravi e si conclude spontaneamente. Tuttavia, anche quando la febbre è scomparsa e i sintomi principali si sono attenuati, è comune rimanere in uno stato di convalescenza caratterizzato da stanchezza marcata, ridotta energia e un generale senso di malessere. Questa fase può protrarsi per diversi giorni e, in alcuni casi, anche per un paio di settimane.

Come sapere se è influenza, la diagnosi

La diagnosi di influenza è una diagnosi essenzialmente di tipo clinico e la malattia tende, nella maggior parte dei casi, ad auto-limitarsi. Un ausilio alla diagnosi può essere rappresentato dall’esecuzione di un tampone nasale per l’isolamento del virus a livello delle vie respiratorie superiori (prelievo incruento effettuato in corrispondenza della mucosa nasale con esecuzione di test antigenico o test RT-PCR) che può consentire di differenziare tale quadro da quello della malattia da SARS COV-2 (Covid-19), altrimenti indistinguibile.

È da sottolineare che l’esecuzione di tale tampone non è assolutamente la prassi nella pratica clinica e viene normalmente eseguito in ambito ospedaliero spesso per motivazioni correlate alla ricerca o nell’ottica di una diagnosi differenziale per bambini/adulti con un quadro tipico o atipico di presentazione della patologia. La coltura cellulare di tamponi nasofaringei o di aspirati richiede molti giorni e non è utile nella gestione del paziente.

Quali sono le fasce d’età più colpite dell’influenza in Italia?

Nel confronto tra le settimane 2026-02 e 2026-03 emerge una riduzione complessiva dei casi e dell’incidenza, ma con dinamiche diverse per fascia di età. Nei bambini 0-4 anni si osserva un aumento dell’incidenza da 29,39 a 33,05 casi per 1.000 assistiti, con un numero di casi sostanzialmente stabile (da 3.603 a 3.458) a fronte di una minore popolazione in sorveglianza, indicando una persistenza particolarmente elevata della circolazione respiratoria in questa fascia. Nei 5-14 anni l’incidenza cala da 13,21 a 12,81 casi per 1.000 assistiti (casi da 3.911 a 3.236), mentre nei 15-24 anni la riduzione è più marcata (da 17,05 a 13,48 casi per 1.000; casi da 3.724 a 2.349). Anche tra i 25-44 anni l’incidenza scende da 16,27 a 13,70 casi per 1.000 (da 7.862 a 5.249 casi), così come nei 45-64 anni (da 13,27 a 11,50; da 8.906 a 6.135 casi) e nei soggetti di 65 anni e oltre (da 9,74 a 8,07; da 5.565 a 3.632 casi). Nel complesso, il decremento è più evidente nelle età adolescenziali e adulte, mentre i bambini più piccoli continuano a mostrare i livelli di incidenza più elevati.

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Quali complicanze possono sorgere con l’influenza?

Nelle persone sane, l’influenza tende a risolversi in una settimana. Tuttavia, alcuni gruppi presentano un rischio più elevato di complicanze:

La complicanza più comune è la sovrapposizione batterica a carico dell’apparato respiratorio (che può quindi portare a bronchite ed aggravarsi fino a sviluppare una polmonite batterica), dell’orecchio (otite, sinusite, soprattutto nei bambini) e della faringe (tonsillite), ma anche complicanze a carico dell’apparato cardiovascolare (miocardite) e del sistema nervoso (convulsioni nel bambino con febbre alta, meningite, encefalite).

Più della metà dei casi complicati si registrano nei soggetti di età pari o superiore ai 60 anni.

Le tipologie di virus influenzali

Classicamente, l’influenza può essere determinata da quattro differenti tipologie di virus appartenenti alla famiglia degli Orthomixoviridae:

I virus dell’influenza A sono ulteriormente suddivisi in sottotipi sulla base di alcune proteine peculiari che sono presenti sulla superficie del virus e che ne determinano il potere patogeno (rispettivamente l’emoagglutinina (HA) e la neuraminidasi (NA): è proprio la tendenza di queste proteine di superficie a mutare che ne determina il potere infettivo ed è responsabile delle epidemie stagionali che si osservano frequentemente alle nostre latitudini.

Le pandemie di influenza

Con il termine di pandemia, invece, facciamo riferimento ad un’epidemia che si diffonde rapidamente estendendosi su larghissima scala, coinvolgendo gran parte della popolazione mondiale e presupponendo, di base, la mancanza di immunizzazione dell’uomo nei confronti di un patogeno fortemente pericoloso.

Storicamente sono descritte sei grandi pandemie influenzali, identificate solitamente sulla base del luogo della supposta origine:

Nel periodo 2009-2010 si è verificata una pandemia di influenza H1N1, il cui virus si è diffuso in più di 70 paesi ed in tutti gli Stati Uniti.

L’influenza aviaria e australiana

L’influenza aviaria è una malattia degli uccelli causata da un virus dell’influenza di tipo A, che può essere a bassa o ad alta patogenicità. Diffusa in tutto il mondo, l’influenza aviaria è in grado di contagiare pressoché tutte le specie di uccelli, anche se con manifestazioni molto diverse, da quelle più leggere fino alle forme altamente patogeniche e contagiose che generano epidemie acute. Se causata da una forma altamente patogenica, la malattia insorge in modo improvviso, seguita da una morte rapida quasi nel 100% dei casi.

L’espressione “influenza australiana“, invece, non indica un nuovo virus, ma è il modo con cui nel linguaggio comune si fa riferimento ai ceppi influenzali che hanno già circolato nell’emisfero australe, in particolare (ma non solo) in Australia, dove la stagione invernale inizia prima rispetto alla nostra.

Il virus respiratorio sinciziale (VRS)

Il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), appartenente alla famiglia dei Pneumovirus, è un patogeno molto comune e altamente contagioso. Può passare del tutto inosservato oppure causare infezioni delle vie respiratorie, come rinite, bronchiolite o polmonite, soprattutto nei bambini più piccoli e negli anziani.

Il contagio avviene principalmente per via aerea, attraverso le goccioline emesse con tosse e starnuti, ma anche toccando superfici contaminate. L’RSV segue un andamento stagionale: tende infatti a circolare con maggiore intensità nei mesi più freddi, dall’autunno alla primavera, nelle zone a clima temperato.

A destare particolare attenzione sono le possibili complicanze, che in alcuni casi richiedono il ricovero, in particolare nei neonati e nei bambini. La buona notizia è che, nell’ultimo anno, la gravità delle infezioni e i relativi ricoveri sono diminuiti sensibilmente grazie all’introduzione di una strategia preventiva innovativa: la somministrazione di anticorpi monoclonali, come il Nirsevimab. Basta un’unica iniezione intramuscolare per offrire una protezione duratura per tutta la stagione autunno-inverno.

Influenza in gravidanza

Le donne in gravidanza hanno un rischio maggiore di sviluppare forme complicate di influenza, con una probabilità di ospedalizzazione fino a cinque volte superiore rispetto alla popolazione generale.

Alcuni studi hanno osservato un aumento del rischio di aborto spontaneo, parto pretermine e basso peso alla nascita, probabilmente legato alla gravità della malattia materna. Il virus raramente attraversa la placenta, ma la febbre alta nel primo trimestre può aumentare il rischio di difetti congeniti.

Trattamento e prevenzione

Nella maggior parte dei casi la terapia è sintomatica ed include riposo, idratazione e l’assunzione di farmaci ad azione analgesica per lenire i dolori (cefalea e dolori osteoarticolari) e ad azione antipiretica per abbassare la febbre.

Il trattamento con farmaci antivirali è raccomandato nei pazienti gravemente malati e nei pazienti ad alto rischio (inclusi tutti i pazienti ospedalizzati) che sviluppano sintomi simil-influenzali; questa raccomandazione è basata su dati che suggeriscono che il trattamento precoce può prevenire le complicanze in questi pazienti.

I farmaci che vengono impiegati comprendono gli inibitori delle neuroaminidasi, le proteine di superficie del virione, come l’Oseltamivir o lo Zanamivir oppure gli inibitori dell’endonucleasi come il Baloxavir.

Gli inibitori della neuraminidasi interferiscono con il rilascio del virus dell’influenza dalle cellule infette e quindi bloccano la diffusione dell’infezione. In particolare, l’utilizzo di Oseltamivir e Zanamivir è approvato in età pediatrica, dove l’impiego di tali farmaci risulta indicato nella terapia di tutti i soggetti con infezione sospetta, probabile o confermata con complicanze o decorso grave dell’infezione. La durata della terapia è normalmente di circa cinque giorni.

Il Baloxavir interferisce normalmente con la replicazione virale bloccando la trascrizione dell’RNA virale. È attivo contro l’influenza A e B e può essere una nuova importante opzione di trattamento in caso di resistenza agli inibitori della neuraminidasi.

Misure di prevenzione raccomandate dall’ECDC

Oltre ai vaccini e ai farmaci antivirali, l’ECDC – European Centre for Disease Prevention and Control – suggerisce alcune semplici misure per ridurre la trasmissione del virus:

Quanto è importante la vaccinazione antinfluenzale?

Il vaccino antinfluenzale, aggiornato ogni anno sulla base delle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è la strategia preventiva più efficace. Protegge sia dalla malattia sia dalle complicanze più gravi.

Sulla base dei virus osservati nella stagione precedente, il vaccino viene messo a disposizione prima della stagione influenzale e contiene tre componenti (vaccino trivalente) selezionati per proteggere dai principali gruppi di virus influenzali.  La protezione si sviluppa circa dopo due settimane dalla somministrazione del vaccino e declina nell’arco di 6-8 mesi.

In Italia la vaccinazione è gratuita e raccomandata per:

La protezione immunitaria si sviluppa in circa due settimane e persiste per 6–8 mesi. Il periodo ideale per vaccinarsi va da metà ottobre a fine dicembre.

Fonti:

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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