Come recita una popolare pubblicità, quando si tratta di Brad Pitt bastano pochi secondi per attirare l’attenzione. Così è stato anche per le dichiarazioni dell’attore, riguardo al suo rapporto con l’alcol. La star hollywoodiana, a 62 anni e dopo 7 da astemio totale, ha raccontato di essere tornato a bere vino, seppure “moderatamente”. Eppure le sue parole hanno suscitato polemiche e, soprattutto, qualche perplessità tra i medici. Ecco perché.
Brad Pitt torna a bere alcol, con “moderazione”
Dopo 7 anni di totale disintossicazione dall’alcol e 18 mesi di percorso all’interno di un gruppo dell’associazione degli Alcolisti Anonimi, Brad Pitt ha rilasciato una intervista al magazine Esquire nella quale spiega di aver ripreso a sorseggiare vino. “Sono stato sobrio per sette anni. Poi ho ripreso a bere”, ha spiegato l’attore, chiarendo però di averlo fatto “In modo più controllato. Oggi, posso concedermi qualche bicchiere di vino. Ma non posso esagerare. Devo comportarmi in modo professionale”.
La disintossicazione dopo gli eccessi
Il percorso di detox di Pitt era iniziato nel 2019, quando lui stesso non aveva esitato a confessare: “Ero arrivato al limite, così mi sono tolto il privilegio di bere”. Da questa condizione era nata, però, la decisione di chiedere aiuto all’Alcolisti Anonimi: “Era uno spazio sicuro, dove c’era poco giudizio e quindi anche meno giudizio verso se stessi”.
La sua scelta, peraltro, non è così infrequente da i vip. Per esempio, nel caso dell’ex marito di Angelina Jolie, il consiglio di rivolgersi a professionisti era arrivato da un collega come Bradley Cooper, che Pitt stesso nel 2020 aveva ringraziato, spiegando: “Sono diventato sobrio grazie a questo ragazzo e da allora ogni giorno è stato più felice”.
Il commento degli esperti
L’idea che si possa tornare a bere alcolici dopo una terapia di detox, però, non è passata inosservata e, anzi, ha suscitato i commenti di alcuni specialisti. Per esempio, Joe Schrank, esperto di dipendenze, ha dichiarato: “In genere, gli alcolisti sono una pessima fonte di informazioni su sé stessi”.
Secondo il fondatore e CEO della Core Company di New York (un centro di ricovero e intervento per dipendenze che si trova nella “Grande mela”), non tutti riescono a dire completamente addio all’alcol, dopo una lunga astinenza. Il rischio di ricadute, però, resta alto. Condivide la pericolosità di un riavvicinamento alle “bottiglie” anche lo psichiatra Keith Humphreys, intervistato dai media americani, che esorta a valutare caso per caso. Per quanto riguarda Pitt, naturalmente, occorre limitarsi a quanto da lui stesso dichiarato.
Brad Pitt e il passato, tra alcol e tendenze suicide
Era stato sempre l’interprete a spiegare in una intervista a GQ nel 2017 di non riuscire quasi a ricordare un giorno, dalla fine della frequentazione del college, in cui non avesse bevuto o fatto uso di marijuana e altre sostanze. Nel corso del tempo, però, si era aggiunto anche il vino, arrivando a fasi di eccesso, interrotte solo nel 2016, in occasione anche della dolorosa separazione dalla ex moglie, Angelina Jolie (che aveva attribuito anche alla vita sregolata i motivi della rottura).
Come spesso accade a chi attraversa periodi bui della vita, anche Pitt è stato incalzato da domande su eventuali tendenze suicide e l’attore ha risposto, nell’intervista a Esquire, dicendo: “Non ho mai avuto tendenze suicide, se non in un breve periodo“. Un altro capitolo difficile, però, è stato vissuto lo scorso anno a causa della scomparsa della madre. Nel ricordarla Pitt ha parlato di sofferenza insopportabile.
Dalla separazione alle scelte dei figli di rifiutare il suo cognome
Un altro aspetto delicato della vita di Brad Pitt, ancora difficile da accettare, è la scelta dei figli di rinunciare al suo cognome. L’attore ha liquidato questi temi, parlando di “questioni familiari, lasciamola lì”. Ma resta il fatto che anche Zahara e Maddox hanno annunciato pubblicamente di non volersi più chiamare Pitt, così come già scelto dai fratelli Pax, Shiloh, Knox e Vivienne, che da due anni hanno adottato solo il cognome Jolie.
Secondo i documenti giudiziari ottenuti da Page Six, la ventunenne Zahara ha pubblicato la sua richiesta di rimozione del cognome paterno sul Los Angeles Daily Journal una volta a settimana per quattro settimane consecutive, precisamente il 16, 23, 30 giugno e 7 luglio, seguendo un ter burocratico americano che prevede che, nell’arco di tempo indicato, chiunque sia contrario al cambiamento possa presentare un’opposizione scritta prima dell’udienza finale, fissata per il 28 settembre.
Lo stesso percorso è stato seguito da Maddox, 24 anni, tra giugno e lugli scorso, motivando la richiesta di cambio nome da Maddox Chivan Jolie-Pitt a Maddox Chivan Jolie con generiche “ragioni personali”.
L’alcol e i rischi anche a basse dosi
La storia di Brad Pitt ha comunque riacceso il dibattito su eventuali “dosi sicure” di alcol. Il consumo, infatti, viene da più ricerche considerato pericolo anche in quantità minime. Per esempio, un recente studio condotto a Torino ha mostrato come i solfiti nel vino possono incidere su alcuni comportamenti alla guida, anche quando il livello di alcolemia resta sostanzialmente equivalente.
La ricerca ha confrontato due vini con caratteristiche analoghe, ma differenti concentrazioni di anidride solforosa, indicando come le differenze più significative si sono registrate nelle situazioni urbane più complesse, soprattutto in termini di velocità e distanza mantenuta dagli altri veicoli.
L’alcol e il rischio di cancro
D’altro canto l‘Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato l’alcol come agente cancerogeno fin dal 1988. “La classificazione IARC è rafforzata negli ultimi anni da un numero sempre maggiore di ricerche che hanno mostrato una chiara associazione tra alcol e numerose forme tumorali. Eppure, stando ai risultati di alcune ricerche scientifiche, qualcuno potrebbe persino pensare di trarre da un consumo moderato di alcolici un vantaggio per la propria salute, in particolare per il cuore.
Tuttavia, i risultati di uno studio inglese pubblicati sulla rivista Clinical Nutrition mettono in luce come questa conclusione sia errata, per importanti inesattezze nel metodo di analisi”, riporta la Fondazione Veronesi sul proprio portale.