Figli della fama: quando mamma e papà rischiano di uccidere i sogni

Essere un genitore famoso: quando il cognome non concede ai figli di vivere la propria vita liberamente. Eppure essere un personaggio pubblico non esclude le stesse difficoltà di un genitore comune.

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Giorgia Marini

Parenting Specialist

Ex avvocato. Blogger, con la laurea sul campo in Problemi di Mammitudine. Da 6 anni scrivo di gravidanza, maternità ed infanzia, sul mio blog “Stato di Grazia a Chi?” e su altre testate online. Racconto la maternità con brio, garbo ed empatia.

Presley Gerber, Lily-Rose Depp, Jaden Smith, Brooklyn Beckham hanno una cosa in comune: essere figli di personaggi pubblici popolarissimi a livello mondiale.

Figli e genitori famosi perennemente sotto un occhio di bue macroscopico, sempre guardati, giudicati, paragonati. In questi casi non si può sbagliare, non si può tentare, non si può sfuggire dal personaggio e vivere come la persona. Quella che non è diversa da una comune, una come noi: con i dubbi, le paure e le speranze.

La morte di Presley Gerber, figlio della supermodella Cindy Crawford e dell’imprenditore Rande Gerber, riaccende una riflessione sulla genitorialità: cosa possono fare una madre ed un padre, amando, proteggendo, educando il proprio figlio/figlia, senza che la propria ombra affoghi la sua identità? E se questo è un quesito che ognuno di noi potrebbe porsi, risulta ancora più forte, quando c’è di mezzo un cognome ingombrante.

Come si cresce un figlio quando ogni scelta, ogni errore e ogni successo rischiano di essere confrontati con quelli dei genitori? 

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Dietro le fragilità di Presley Gerber può esserci il peso del suo cognome

Presley Gerber: figlio perfetto di genitori perfetti

Siamo partiti da lui. Un ragazzo di una bellezza straordinaria al quale, sulla carta, sul composit, non manca nulla. Uno di quelli che pensi non possano avere problemi: belli come sono, non hanno che da chiedere e gli sarà dato. Eppure, Presley, possedeva qualcosa che non aveva chiesto, sillabe che portavano il peso di identità troppo forti, per permettersi il lusso di essere invisibili.

Presley Gerber nasce nel 1999 a Beverly Hills, biondo, occhi chiari, alto, fratello maggiore di Kaia, anche lei baciata da Afrodite. Peter è un figlio di. Il papà Rande Gerber, per noi persone comuni, ci dice poco: si tratta di un grosso imprenditore, con un passato da modello, nel settore della ristorazione e dell’intrattenimento. La mamma, invece, è così famosa che non esistono generazioni che non la conoscano: Cindy Crawford.

Una donna che, decenni fa, insieme ad altre supermodelle, ha fatto la storia delle e sulle passerelle, incarnando sogni, infrangendo cuori, strappando ogni sicurezza alla donna carina della porta accanto. Era ovunque: cartelloni, spot televisivi, copertine, interviste.

Lei, la modella patinata che tutti gli stilisti volevano, però, era prima di tutto una donna poi diventata anche una mamma. Una mamma come noi: una che non sa come si allatta, come si cambia un pannolino, cosa fare in caso di coliche, cosa dire al figlio quando è triste. Una mamma che ha affrontato queste fasi, ogni volta come la prima volta, quando le si presentavano. Proprio come accade a noi mamme, geneticamente meno fortunate!

Il peso di un cognome

Presley Gerber cosa poteva desiderare di più? Una famiglia perfetta, nessun problema economico, nessuna ansia del futuro. Eppure la perfezione è solo un inganno: promette grandi cose ma non le garantisce.

Presley aveva firmato contratti all’età in cui noi andavamo ancora a liceo e non avevamo la minima idea di cosa fare da grandi. Era un simbolo di bellezza, quando i coetanei vivevano sotto lo scacco di ormoni dispettosi.

Però, Presley Gerber, a differenza di un coetaneo comune, doveva confrontarsi con un’eredità enorme: quei cognomi, quella perfezione. I genitori si era guadagnati tutto, passo dopo passo (seppur partendo da geni non indifferenti), lui no. Una dinamica comune a molti figli di personaggi famosi: il successo dei genitori è una porta aperta, ma anche un metro di paragone, a volte troppo ingiusto.

Presley Gerber, con un passato di ansia, depressione ed attacchi di panico, come dichiarava sui social, muore per sospetta overdose a 27 anni. Il ragazzo perfetto si spegne troppo presto, dopo una storia di fragilità simile ad altre star: Lindsay Lohan, Britney Spears, solo per citarne alcune.

Allora il problema qual è: crescere troppo in fretta; ottenere subito quello che si desidera; lavorare in un mondo di adulti, quando si è ancora bambini/adolescenti; essere famosi, sotto un giudizio perenne; o essere figli di personaggi noti ai quali non viene concesso il lusso della normalità?

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Brooklyn Beckham ha manifestato il peso della notorietà dei genitori

Voler essere visti per quello che si è: i figli della fama

Certe storie, come quelle di Lindsay Lohan, Britney Spears ci raccontano di carriere iniziate prestissimo (forse troppo), di paparazzi e media senza scrupoli, di mancanze colmate da dipendenze, a causa di genitori che hanno abdicato al proprio ruolo, preferendo quelle di agenti senza remore.

La storia di Presley Gerber, però, appare diversa, le sue fragilità sono simili ma hanno cause meno evidenti. La sua vita e la sua morte, semmai, pongono l’accento su cosa può fare un genitore particolarmente noto. I suoi genitori non sfruttavano il suo talento, ma si trovavano di fronte a difficoltà non comuni: come evitare che il privilegio del cognome influenzasse la vita del proprio figlio. Il problema potrebbe essere l’essere nati in una clinica di Beverly Hills, con una camicia di seta purissima, che non si può togliere.

Presley Gerber aveva genitori che, sempre per quanto possiamo saperne noi che viviamo dall’altra parte del globo, lo hanno amato, lo hanno sostenuto. L’unica loro colpa era la fama, capace di spianare la strada anche senza chiedere permesso.

Figli delle stelle

Brooklyn Beckham

Spesso sulle riviste, la famiglia Beckham ha creato non pochi problemi di autostima a noi mortali. Lui, David, il calciatore che ha fatto appassionare al calcio anche le donne da divano; lei Victoria, sempre magra, sempre elegante, come se fosse cresciuta in un palazzo reale e non con le tutine e i lustrini kitsch che l’hanno resa celebre.

Belli, ricchi, famosi, lo stesso punto di partenza di Gerber e Crawford anche se con storie familiari diverse. Famiglia numerosa, invidiatissima: tutti belli, tutti perfetti.

Eppure, Brooklyn Beckham, primo fra quattro figli, ha rotto, secondo i media, i contatti con la famiglia, accusando i genitori di averlo controllato per tutta la vita e di aver dato sempre la priorità alla loro immagine pubblica. Ha raccontato di aver sofferto di ansia ed è aspramente criticato per aver cambiato continuamente carriera.

Lily-Rose Depp

Figlia di altri personaggi noti, invidiati e criticati (soprattutto lui), Vanessa e il pirata più intrigante di sempre, Lily-Rose ha apertamente dichiarato che il suo cognome sia un problema. In alcune interviste ha riferito che se si è figli (soprattutto donne) di personaggi noti, si vive sotto una pressione costante dei media e dei colleghi. Chiamata nepo baby, (figlia del nepotismo), Lily-Rose sostiene che si tratta di un’etichetta sessista che intacca la carriera.

Si potrebbe scrivere un libro sui figli/genitori che sono personaggi pubblici e della difficoltà a percorrere serenamente la propria strada, senza giudizi, preconcetti e paragoni.

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I genitori famosi hanno gli stessi interrogativi di quelli comuni

I genitori famosi non sono diversi da noi

Essere genitori famosi significa tante cose: poter aiutare i propri figli in modo più o meno determinante; aprire porte blindate per la gente comune; aiutarli a frequentare ambienti affini, utili.

Questo, però, non esclude tutto il resto, cioè affrontare gli stessi interrogativi e gli stessi dubbi di milioni di altre famiglie. Primo fra tutti, come aiutare il proprio figlio a diventare una persona sana, equilibrata, sicura, che non negozia la propria identità. Ma anche come lasciare ai ragazzi/e lo spazio per poter sbagliare, senza che ogni caduta sia vissuta come il più tremendo dei fallimenti.

La differenza è che, per il figlio di una famiglia famosa, molti passaggi della crescita avvengono davanti agli occhi del pubblico e non nella cucina della propria casa. Che il giudizio temuto dal ragazzo/ragazza non sia quello di mamma e papà ma di gente che non si conosce, davanti al caffè, dall’altra parte del globo.

E, a volte, non basta far crescere i propri figli lontani dai riflettori, non pubblicare stories. Questo può aiutare, ma l’ombra della fama di mamma e papà non svanisce.

Il tema dell’identità è forse il problema più grande che affronta un genitore vip: non affogare quella del figlio sotto il peso della propria. Sicuramente non esiste una formula per questo, perché, al di là di alcuni eccessi, la maggioranza dei genitori trasmettono il proprio imprinting ai figli, senza volerlo, senza accorgersene.  E più appare forte, invincibile il proprio genitore, quindi non necessariamente bello e famoso, e più sarà difficile per il figlio/a sentirsi adeguato, capire chi è, cosa vuole.

Infine, il genitore famoso ha un altro enorme fardello: la scorciatoia da offrire al figlio. E, ad onor del vero, questo non riguarda solo il genitore vip, ma anche quello che ricopre incarichi di prestigio. Aiutare il proprio figlio nella carriera fa bruciare delle tappe, dei passaggi fondamentali, a volte uccide il desiderio, il sogno, l’idea di potercela fare da solo.

Forse, è proprio il non avere un sogno, qualcosa da raggiungere con fatica, come invece capita alla maggioranza di noi, il nocciolo del problema. Il motore della nostra vita è avere un obiettivo e permettersi il lusso di cambiarlo, sfidarlo, indipendentemente dal risultato.

I figli di,  i ragazzi come Presley, hanno tanti privilegi ma non questo. Non è colpa di nessuno. Né loro né di mamma e papà.

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