Facciamo shopping ma ce ne pentiamo: cos’è il doom spending

La gioia dello shopping si trasforma presto in un portafoglio che piange per il doom spending

Pubblicato:

Alessia Agosta Del Forte

Lifestyle Editor

Racconta da dentro la Gen Z, cercando di far emergere la voce, i linguaggi e le sensibilità di una generazione che non ha paura di ridefinire le regole.

“Amo ti prego, ho bisogno di fare shopping”: una frase, centinaia di euro spesi.
Andare per negozi è una delle attività preferite da fare tra amiche o da sole, ma ciò che sembra innocuo, in realtà nasconde un nostro modo di affrontare l’ansia per un futuro economico precario.
Non stiamo, infatti, facendo shopping. Stiamo facendo doom spending.

Cos’è il doom spending e perché è una tendenza

Nuovo giorno, nuovo trend che ci aiuta a capirci.

Il doom spending è la nostra tendenza ad acquistare prodotti in maniera compulsiva per fronteggiare un futuro economicamente incerto.

Alt, sembra un ossimoro ma, ahimè, l’ansia fa fare cose impensabili.

Il pessimismo verso un futuro non roseo lo conosciamo bene, e ciò ci provoca parecchia ansia. Riuscirò a permettermi una casa tutta mia? I contratti di stage finiranno? Avrò un’indipendenza economica?

Domande legittime, che nascono dal sapere inconsciamente di doversi rimboccare molto le maniche.

Il doom spending ci dà l’idea di avere tutto sotto controllo, di poter decidere qualcosa e, soprattutto, è una gratificazione immediata.

Accade perché, brutalmente, sappiamo di non poterci permettere tanto altro, quindi abbiamo semplicemente accettato di abbandonarci allo shopping.

Sui social è quotidianità vedere il lusso ostentato o buste su buste di negozi. Sotto sotto, forse, preferiremmo permetterci più viaggi memorabili o l’acquisto di una casa, ma per ora dobbiamo accontentarci della Lip sleeping mask di Laneige vista da un’influencer su Instagram.

L’ansia gioca brutti scherzi: dove nasce il doom spending

Sarebbe bello trovare centinaia di altre spiegazioni al fenomeno dell’acquisto compulsivo, ma purtroppo “Tutte le strade portano a Roma”, no? O meglio, all’ansia.

Non è facile convivere con il peso di non sapere cosa ci riservi il futuro. Di positivo, s’intende. Perché di negativo lo sappiamo bene.

L’abbiamo capito fin da subito, e l’ansia e la frustrazione di non poter cambiare molto le cose ce le siamo cucite addosso.

Il doom spending è una risposta alle emozioni negative che ci suscitano le prospettive sul futuro.

Per quanta gavetta possiamo fare, il mondo del lavoro è attualmente poco funzionale alle nostre esigenze, o più in particolare ai nuovi bisogni. Perché la società è cambiata, ma il lavoro non riesce a stare al passo.

Siamo anche consapevoli del costo della vita elevato, perciò chiudersi in casa rinunciando a ogni spiraglio di vita sociale, o uscire tutti i giorni, farebbe poca differenza sui risparmi.

Scorrere i social e trovarsi le pubblicità di qualche brand ci invoglia ad avere un appagamento immediato, che sappiamo non avremo in futuro.

Gli acquisti compulsivi del doom spending riguardano principalmente la vendita online, dove è più comodo comprare, ma vi rientrano anche gli acquisti nei negozi fisici.

Gli effetti del doom spending su soldi e benessere

Come se non bastasse l’ansia con cui viviamo quotidianamente, ci si mettono anche le emozioni negative che proviamo quasi subito dopo aver acquistato qualcosa.

La precarietà finanziaria in cui ci troviamo viene ulteriormente accentuata dalle spese folli che decidiamo di fare senza pensarci troppo.

Eccolo che si fa strada in noi, dopo che abbiamo pagato: il rimorso per aver speso decisamente troppo. Non dovrei risparmiare? Ma queste cose, mi servono davvero?

La confusione che abbiamo si nota chiaramente da due comportamenti diversi: la voglia di trattarci bene e il peso di aver speso soldi che potevano tornare utili.

Ciò non fa altro che riempirci la testa di pensieri negativi, di nuovo sul futuro.

Il rilascio di dopamina mentre facciamo shopping è molto più forte del rimorso che proviamo dopo, eppure il doom spending non ha effetti benefici a lungo termine.

Perciò, per quanto una cena con Deliveroo o un completo di Zara non ci sembrino acquisti ponderati, procederemo comunque perché preferiamo trattarci bene ora, che fare sacrifici senza ricompensa poi. È la girl math.

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Lo shopping online è più soddisfacente di risparmia denaro per un futuro precario

#TikTokmademebuyit, l’hashtag virale del consumismo

Ok, forse noi siamo molto ansiose se pensiamo a ciò che ci aspetta, però anche i social giocano il loro ruolo.

Su TikTok è virale l’hashtag che indica prodotti consigliati da migliaia di persone che spingono a un consumismo compulsivo.

Ogni giorno va in tendenza una crema miracolosa, un vestito che fascia perfettamente il fisico di chiunque, ovviamente migliore di quello del mese prima.

Per quanto potremmo anche trattenerci da qualche acquisto compulsivo, scorrere centinaia di video in cui è virale un prodotto perfettamente aderente alle strategie di marketing incentrate sulla nostra generazione, ci rende difficile il lavoro.

Il doom spending è molto radicato e ci sono molteplici aspetti che lo alimentano. Il bisogno impellente di avere l’ultima crema, di omologarsi per non essere tagliati fuori, di calmare l’ansia e di provare appagamento nel potersi permettere ciò che si vuole (in piccolo).

Una tendenza che si riflette anche sui social e su cui possiamo scaricare parte della colpa. Insomma, non l’ho comprato io, TikTok made me buy it.

Il tabù dei soldi: parlarne può fermare il doom spending

I nostri primi anni da adulte non sono semplici, e capire come muoversi nel mondo lo è ancora meno.

L’educazione finanziaria è un aspetto che viene spesso sottovalutato ma che, se affrontato in età in cui i problemi sono minori, nel lungo periodo può dare i suoi frutti.

Imparare a gestire i propri soldi e a dare priorità alle spese fisse che si hanno sono la chiave di tutto.

Parlarne con le amiche può essere davvero la svolta: scambiarsi consigli o metodi di risparmio può non solo essere utile da un punto di vista pratico, ma anche allargare le vedute su come vengono vissuti i soldi dalle persone.

A volte, anche confrontarsi online può essere utile: quante volte nei commenti le persone lamentano l’uscita di un nuovo prodotto che promette miracoli meglio del precedente? Può rivelarsi un’ottima occasione per chiedere se lo acquisteranno o un parere sul consumismo sfrenato.

Strategie contro il doom spending

Dato che ci piace tanto comprare, durante il nostro shopping compulsivo scegliamo una bella agenda su cui annotarci una wishlist.

Avere una lista di oggetti o vestiti che vorremmo ci aiuta a dividerli nel tempo, magari se unita a una divisione delle spese che abbiamo.

Inoltre, rileggendola più volte potremmo accorgerci che qualcosa non è strettamente necessario…

Mentre scorriamo i social, guardiamo i video con un occhio critico: ciò che sta consigliando l’influencer di turno mi serve, dato che l’ho preso simile settimana scorsa? È utile o solo bello? Che altre spese ho questo mese?

Annotarsi domande che sviluppino il nostro ragionamento in merito allo shopping ci aiuta ad interrogarci e capire se ciò che stiamo per acquistare ci serva davvero o no.

Il doom spending è caratterizzato proprio da un acquisto compulsivo, ma tramite delle domande possiamo fermare l’impulso del click, salvando un po’ le nostre finanze e un po’ i nostri armadi.

È difficile interrompere l’appagamento da shopping, ma è importante capire che è, in tutto e per tutto, un meccanismo di difesa contro l’ansia, non un bisogno reale.

È un modo per sentirci meglio, ma possiamo imparare a decidere noi quando fermarci.

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