Nina Zilli: “Le grandi donne della musica sono vere amazzoni. Con Orietta Berti è stato amore a prima vista”

Nina Zilli ci racconta del singolo "Maledetto Settembre", con Orietta Berti: "Ci tengo tantissimo, è un privilegio lavorare con lei"

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Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

Ironica, travolgente, anticonformista e con una personalità artistica inconfondibile. Nina Zilli è una di quelle artiste che riescono a lasciare il segno non soltanto con la voce, ma anche attraverso il proprio stile e un’attitudine libera da qualsiasi etichetta. In questo periodo è protagonista insieme a Orietta Berti  e Danti di Maledetto Settembre, un singolo dalle sonorità reggae che unisce due personalità musicali apparentemente lontane, ma accomunate da una grande passione per la musica.

Nina Zilli ci ha raccontato del suo legame speciale con Orietta Berti ma anche delle grandi donne che hanno fatto la storia della musica, di incontri che hanno cambiato il percorso professionale, di look e di quei gesti scaramantici prima di salire sul palco.

Partiamo dal tuo nuovo singolo, Maledetto Settembre, con Orietta Berti e Danti: come è nata questa collaborazione?
È nata in modo abbastanza naturale. Danti, che è il mio compagno e attualmente anche il mio produttore, lavora musicalmente con Orietta ormai da qualche anno. Di conseguenza, questo featuring è venuto quasi spontaneamente, perché Orietta è ormai di famiglia. Ci tengo tantissimo a questa collaborazione, perché lavorare con artiste del suo calibro, che hanno alle spalle una carriera così importante, è sempre un privilegio. Pensa che festeggerà sessant’anni di carriera: è bellissimo poterla scoprire e condividere con lei un’esperienza musicale.

Anche nel video si vede che tu Orietta Berti siete molto affiatate, ma quanto vi siete divertite?
Tantissimo! La cosa divertente è che noi eravamo praticamente solo sedute e dovevamo immaginare di trovarci in situazioni completamente diverse: nello spazio, rincorse dalla polizia, in una jeep, in un Duomo allagato, in mezzo a un lago in piazza Duomo. Dovevamo semplicemente fingere di essere in quei luoghi e vivere quelle situazioni. È stato davvero molto bello e divertente.

State promuovendo il singolo in tantissime trasmissioni. Vi abbiamo visto a Che tempo che fa, Domenica In, Playlist…
Certo, Orietta è instancabile. Quando mi dicono: ‘Sei un vulcano, un tornado di energia’, io rispondo: ‘Sì, aspettate di incontrare Orietta’. Lei è davvero incredibile, ha un’energia pazzesca. Ci vedrete anche da una carissima amica, Francesca Fialdini, nella trasmissione Da noi… A ruota libera. Poi Orietta è praticamente ovunque! Abbiamo già fatto tantissime trasmissioni e continueremo con le radio e gli altri appuntamenti di promozione.

E per quanto riguarda i concerti? Hai appena concluso un tour piuttosto impegnativo.
Ho appena terminato un tour estivo di ben 27 date. Ormai, però, con il cambiamento climatico, non so neanche quanto si possa ancora parlare di tour estivo, visto che ho concluso i concerti pochissimo tempo fa. Adesso, compatibilmente con gli impegni promozionali legati a Orietta, mi concederò un po’ di riposo, per poi ripartire con nuovi progetti musicali.

Ufficio stampa - Maledetto Settembre
Danti, Orietta Berti e Nina Zilli

Che cosa ti scrive il pubblico sui social a proposito di Maledetto Settembre? Quali sono le reazioni che stai ricevendo?
Dal punto di vista delle sonorità, il brano ha un’anima abbastanza reggae. Io arrivo da tantissimi anni di gavetta nel reggae, sia italiano sia internazionale, quindi mi sento davvero a casa con questo sound. Anche il mio pubblico lo ha riconosciuto immediatamente, perché è una sonorità che avevo già affrontato, per esempio, nel mio album Modern Art, un disco molto suonato ma anche molto elettronico.
È un brano divertente, nel quale credo che tutti possano riconoscersi. In fondo, quando arriva settembre, per molti significa ricominciare la routine, tornare al lavoro, riprendere gli impegni quotidiani. E poi c’è l’umidità, soprattutto al Nord, la nebbia… Insomma, è un sentimento condiviso. Nel videoclip c’è anche Frank Gramuglia, un influencer molto simpatico, che interpreta il classico impiegato che non ha nessuna voglia di tornare al lavoro. Ma non riguarda solo gli impiegati. È proprio un sentimento universale.

In un periodo in cui spesso si affrontano temi importanti e complessi, c’è anche bisogno di leggerezza. Pensi che la musica debba avere anche questa funzione?
Assolutamente sì. Credo che ogni canzone abbia una propria natura. Quando scrivo, almeno per quanto mi riguarda, non parto necessariamente con l’idea di dover raccontare qualcosa di preciso: scrivo quello che mi viene, seguendo l’ispirazione del momento. Poi, quando si arriva alla realizzazione di un disco, si scelgono i brani che piacciono di più e che magari rappresentano meglio quel momento. Credo che Maledetto Settembre fosse uno dei pezzi preferiti di Danti e anche di Orietta. A quel punto ci siamo lasciati trascinare dall’entusiasmo e abbiamo deciso di puntare su questa canzone. Mi sembra giusto seguire l’onda e divertirsi.

Spostiamoci sulle donne che hanno segnato la tua formazione musicale. Al di là di Orietta Berti, quali artiste ti hanno ispirata e rappresentano ancora oggi un punto di riferimento?
Sono tantissime. A partire da Nina Simone, dalla quale prendo il mio nome. Una donna nera in un mondo di uomini bianchi, un’artista geniale, paragonabile a Mozart per il suo talento musicale. Per me è un riferimento fondamentale. Poi ci sono tutte le mie grandi eroine: Patty Pravo, Ornella Vanoni, Loredana Bertè, Mia Martini, Mina. Sono davvero tante. Con alcune ho avuto il privilegio non soltanto di interagire e conoscerle, ma anche di duettare. E devo dire che, quando ti trovi davanti ad artiste che hai sempre ammirato, spesso scopri che, anche nella vita privata, rimangono esattamente come le avevi immaginate. Non c’è delusione dietro il mito. Sono donne straordinarie, che hanno dovuto affrontare un mondo profondamente diverso da quello di oggi. Erano donne in un universo dominato dagli uomini, in un’epoca in cui l’emancipazione femminile era ancora lontanissima. Hanno dovuto essere molto coraggiose e caparbie per affermarsi. Bisognerebbe anche riflettere su quante possibilità siano state negate alle donne nel corso della storia. Pensa a quante artiste avrebbero potuto scrivere, comporre e raccontare, se avessero avuto la stessa libertà degli uomini. Alcune hanno iniziato a intervenire sui testi delle proprie canzoni anche per adattarli meglio alla loro sensibilità. Per questo le considero doppiamente forti. Da Saffo a Nina Simone, fino alle grandi interpreti italiane che ho citato, sono tutte donne da ammirare. Più che dive preferisco definirle amazzoni.

Mi piace molto questa definizione. Perché non ti convince l’immagine della diva?
Perché l’idea della diva fa pensare a una persona distante dal mondo, quasi qualcuno che non sa cosa succede intorno a sé. Invece queste donne sapevano benissimo che cosa stava accadendo. Erano consapevoli delle difficoltà, delle discriminazioni e degli ostacoli che dovevano affrontare. Sono state delle vere amazzoni, donne molto coraggiose che hanno saputo conquistarsi il proprio spazio.

Se potessi organizzare un duetto dei tuoi sogni, senza limiti di tempo e di possibilità, con chi vorresti salire sul palco?
Con tutte le artiste che ho appena nominato, insieme! Sarebbe meraviglioso. Sicuramente anche con Mina, sarebbe un’esperienza incredibile. E poi potremmo aggiungere Madonna, Adele… Ci sono talmente tante artiste con cui mi piacerebbe condividere il palco che potremmo andare avanti per ore. Solo a pensarci mi emoziono.

Passiamo a un argomento più frivolo: nei videoclip sfoggi look davvero particolari e originali. Chi ha curato i tuoi abiti?
Mi diverto moltissimo a trasformarmi e a giocare con la mia immagine. In questo video, per esempio, ho indossato Moncler per le parti più sportive, come quelle ambientate sull’aereo, e poi Vivetta, un brand che trovo molto divertente e affine al mio gusto. Vivetta mi ricorda tantissimo Vivienne Westwood, che è stata un’altra delle mie grandi eroine femminili. Anche lei aveva un legame molto forte con la musica e, non a caso, mi ha vestita per tantissimi anni. Sono stata la sua unica testimonial in Italia e ho avuto questo privilegio finché lei è stata in vita.
Mi piace spaziare e sperimentare. Nel video con Orietta, per esempio, indosso anche delle scarpe pazzesche di un marchio particolare che si chiama House of Honey. Realizzano zeppe molto originali, quasi delle caramelle, con un’estetica giocosa e divertente. Negli ultimi anni alcune delle loro creazioni sono diventate quasi delle scarpe da cartone animato. Nel video di Innamorata, per esempio, avevo delle calzature che ricordavano quelle di Minnie.
Mi piace giocare con il mio aspetto, con il volto, i capelli, gli accessori e tutto ciò che contribuisce a creare un’immagine. Sono fieramente una donna a cui piace divertirsi anche attraverso la moda!

Infatti sei un’icona di stile.
Ti ringrazio, mi fa davvero piacere. Una delle soddisfazioni più belle è vedere che, ancora oggi, a quasi vent’anni dal mio esordio, ci sono ragazze giovanissime che si ispirano al mio stile. Mi capita di vederle in televisione, ai concerti o semplicemente per strada. Quando arrivano queste piccole Zilli, come le chiamo io, è bellissimo. Significa che quello che hai costruito nel tempo continua a parlare anche alle nuove generazioni. Naturalmente cerco sempre di non sbagliare un look, anche se può capitare a tutti. Però mi diverte molto sperimentare e non prendermi troppo sul serio.

Torniamo alla tua carriera. Qual è stato l’incontro più importante, quello che in qualche modo ha rappresentato una svolta nel tuo percorso professionale?
Credo che nella vita, e soprattutto in questo mestiere, servano diverse cose: devi essere bravo, devi essere pronto e devi trovarti nel posto giusto al momento giusto. Naturalmente non sai quasi mai quando quel momento arriverà. Nel mio percorso ci sono stati diversi incontri fondamentali. Il primo è stato quello con Franchino Tuzio, un grandissimo manager del mondo dello spettacolo. Aveva lavorato per vent’anni con Claudio Cecchetto nel settore musicale, per poi passare alla televisione. Mi incontrò praticamente dietro casa quando ero giovanissima, avevo appena compiuto diciott’anni. Avevo già i miei dreadlocks e, grazie a lui, mi ritrovai a presentare il Roxy Bar con Red Ronnie. È stato un momento importantissimo, anche perché successivamente mi portò alla Sony da Michele Barile, che diventò il mio primo discografico. Di lui ricordo soprattutto una cosa: non mi mise fretta. Mi chiese semplicemente se scrivessi le mie canzoni e mi diede la possibilità di farlo. Per me fu una sorpresa, perché non mi aspettavo che qualcuno volesse davvero conoscere la mia scrittura e lasciarmi il tempo di svilupparla. Quell’incontro ha rappresentato l’inizio di un percorso più strutturato.

Quindi, prima di arrivare al successo che conosciamo, c’è stata una lunga gavetta.
Assolutamente. Dopo quell’incontro ho fatto altri dieci anni di gavetta nella musica, con tutti i momenti belli e quelli difficili che fanno parte di un percorso artistico. Sono cresciuta, mi sono trasformata e mi sono evoluta. Poi sono arrivati il palco di Sanremo Giovani e, qualche mese prima, la pubblicazione di 50.000, il 17 luglio. Tra l’altro, il 17 è sempre stato un numero speciale per me: era anche il mio numero di maglia quando giocavo a basket. Mi piaceva e, in qualche modo, è diventato un numero ricorrente nella mia vita. Un altro incontro fondamentale è stato quasi un colpo di fortuna. La mia coinquilina dell’epoca, arrivata nella mia vita in un momento particolare perché l’altra se n’era andata, aveva ascoltato 50.000 e gli altri singoli del mio primo disco. Un giorno mi disse: ‘Questa la porto a una ragazza che lavora nel mondo della discografia’. Quella ragazza era Sara Potente, che sarebbe diventata la mia prima discografica e che oggi è una figura molto importante nella discografia italiana. La cosa incredibile è che abbiamo iniziato praticamente insieme: io sono stata la sua prima firma.

È interessante che, in questo passaggio così importante, ci siano state soprattutto donne a credere in te e a sostenerti.
Sì, ed è una cosa a cui tengo molto. La mia coinquilina era una donna, aveva riconosciuto qualcosa nella mia musica e aveva pensato a un’altra donna, Sara, per farmi ascoltare. Eravamo tutte donne che stavano lavorando con grande passione per portare avanti quel progetto. Ci definivamo il “gruppo passione” e credo che questa sia stata una delle chiavi di tutto. La passione è fondamentale. Come dice anche Eros in una sua canzone, ci vuole passione.

Oltre al talento, quindi, quanto conta la determinazione?
Tantissimo. Credo che la passione e la forza di volontà, a volte, siano persino più importanti del talento. Il talento è certamente una componente importante, ma da solo non basta. Devi avere la voglia di continuare, di lavorare, di affrontare le difficoltà e di credere in quello che fai anche quando le cose non vanno come vorresti.

Un’ultima curiosità. Hai raccontato che il numero 17 è particolarmente importante per te. Sei anche scaramantica? Hai qualche rito prima di salire sul palco?
Assolutamente sì. Pensavo che ormai lo sapessero tutti [ride ndr]. Prima di salire sul palco tocco i ciapet di chiunque mi trovi vicino! Se sono in tour, naturalmente coinvolgo musicisti, tecnici e tutta la squadra. Se sono a Sanremo, invece, chi c’è c’è: colleghi, persone che incontro, praticamente chiunque capiti a tiro. Ormai ho coinvolto anche i pompieri di Sanremo. È una specie di rituale, ma più che una vera scaramanzia direi che è una goliardata. La gente a volte mi guarda e si chiede che cosa voglia, ma ormai è diventata una tradizione.
Sì, assolutamente. Ultimamente, però, abbiamo introdotto anche qualcosa di più serio: prima di salire sul palco facciamo un piccolo esercizio di respirazione e concentrazione. Devo dire che funziona molto bene. Ci prendiamo qualche momento per ritrovare la calma e concentrarci davvero, poi passiamo ai nostri immancabili buffetti sui ciapet!

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