La fine di una storia d’amore, specialmente quando è costantemente sotto i riflettori, lascia sempre strascichi profondi. Per Paola Turci, la fine dell’unione civile con Francesca Pascale, celebrata a Montalcino nel luglio del 2022 e naufragata dopo appena due anni di matrimonio, è la chiusura di un capitolo complesso e l’inizio di una vera e propria rinascita. La cantautrice romana si racconta a Corriere della Sera, in occasione del lancio del suo nuovo singolo, Vita mia. Un brano nato dall’esigenza viscerale di fare un “reset” totale e di ritrovare la serenità dopo quello che definisce un lungo e prolungato inverno sentimentale.
Il peso della campagna e un legame diventato tossico
Il trasferimento nella Toscana bucolica, per una personalità dichiaratamente metropolitana come quella di Paola Turci, si è rivelato nel tempo una gabbia dorata. Cinque anni vissuti lontano dal caos cittadino che, alla lunga, hanno iniziato a pesare sull’artista. “Mi mancavano i rumori della strada, il sintomo di presenza umana”, confessa. Ma il disagio non era solo geografico. Nella lussuosa dimora, Turci rivela di essersi sentita costantemente un’ospite, disagio che ha alimentato le incomprensioni di coppia.
Di fronte alle passate dichiarazioni di Francesca Pascale, che aveva descritto la loro relazione come “tossica”, la cantautrice non si tira indietro e conferma la durezza di quel legame: “Quello è vero. C’erano incomprensioni ed era sempre più marcata una differenza di vedute e di opinioni che all’inizio non c’era”.
Turci respinge inoltre con fermezza le insinuazioni di aver beneficiato del patrimonio dell’ex compagna (legato storicamente a Silvio Berlusconi), ribadendo la propria totale autonomia finanziaria. Il distacco oggi è così netto che l’artista ammette che, se incontrasse oggi la Pascale per come si comporta pubblicamente, eviterebbe persino di averci a che fare. A questo si è aggiunto il peso insostenibile dei paparazzi, un meccanismo a cui la cantante, nonostante gli anni di carriera, non è mai riuscita ad abituarsi.
La guerra dei legali e il dolore per il cane Lupo
A dimostrazione di un rapporto ormai completamente logorato, Paola Turci rivela che la separazione ha preso immediatamente una piega formale e fredda. Alla domanda diretta sui loro attuali rapporti, la risposta è tranciante: “Non siamo amiche”. I tentativi di un contatto pacifico sono falliti sul nascere. Pascale ha infatti schierato i propri avvocati sin dal “giorno uno”, costringendo la cantautrice a fare lo stesso. Tra accordi di riservatezza violati e diffide legali, la comunicazione tra le due è ormai ridotta a zero.
La ferita più dolorosa di questo addio, comunque, non riguarda i beni materiali, bensì gli affetti a quattro zampe. Turci aveva rinunciato a tutele abitative pur di mantenere il diritto di vedere due volte al mese il suo cane Lupo e gli altri dieci cani della casa. Dopo continui rinvii da parte dell’ex compagna, l’ennesimo stop arrivato tramite posta certificata ha spinto la cantante a un doloroso taglio netto.
“Ho deciso di non fare un torto al mio Lupo e l’ho lasciato nel branco. Mi è rimasta qualche foto sul cellulare… C’è un vuoto grandissimo”, confessa con profonda amarezza.
Una nuova “primavera” e il ritorno alla musica
Oggi Paola Turci è finalmente tornata a Roma, nella sua casa rinnovata, dove ha ritrovato l’ispirazione perduta. Il brano Vita mia, scritto a quattro mani con Veronica Lucchesi (La Rappresentante di Lista), è l’emblema di questa ritrovata leggerezza e simboleggia una nuova “primavera”. Per l’artista si tratta di una vera e propria evoluzione, un passo in avanti che paragona alla storica accettazione delle sue cicatrici dopo il terribile incidente stradale del 1993.
Dopo anni dedicati prevalentemente al teatro, per la Turci è tempo di tornare ai concerti live con la sua band, un’incognita che affronta con entusiasmo. Il futuro ora è solo musica, mentre l’idea di un terzo matrimonio viene categoricamente esclusa con un sorriso. Un sorriso amaro che si riflette anche nel lapsus finale rivolto all’ex moglie: “Francesca Pas… Pasquale. Ogni tanto la chiamo così…”.