Michele Riondino è uno degli attori italiani più apprezzati dagli spettatori del piccolo schermo (e non solo). Per il grande pubblico il suo volto resta indissolubilmente legato a quello di Salvo Montalbano nella serie Il giovane Montalbano, ma dietro il successo televisivo c’è un percorso iniziato molti anni prima, fatto di studio, teatro e una lunga gavetta.
Gli studi di Michele Riondino
Nato a Taranto il 14 marzo 1979, Michele Riondino ha costruito la sua carriera partendo proprio dalla formazione attoriale, fino ad affermarsi anche come regista. La sua passione per la recitazione è nata durante l’adolescenza: a 17 anni comincia a frequentare a Taranto i laboratori del CREST, il Centro di Ricerca e Sperimentazione Teatrale. È il primo vero incontro con il palcoscenico e con un mondo che, fino a quel momento, conosceva ancora poco.
Quando decide di tentare l’ingresso all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, si prepara per circa un anno con Giorgio Pucciarello, baritono ed esperto di musica e spettacolo. Studia autori e testi teatrali e comincia a costruire quella preparazione che gli permetterà di superare la selezione e trasferirsi nella Capitale.
È proprio la prestigiosa Accademia Silvio d’Amico a rappresentare il passaggio decisivo della sua formazione. Riondino vi studia tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila, approfondendo non soltanto la recitazione, ma anche l’uso della voce, del corpo e il lavoro sul testo. “Quando finisci l’accademia devi combattere contro quello che sei diventato. In quegli anni cosa ho imparato? Ho capito esattamente quello che non volevo fare“, ha raccontato.
La carriera tra teatro e televisione
Terminati gli studi, Riondino sceglie di lavorare e di fare esperienza sul campo. E dopo il teatro arrivano le prime occasioni televisive: si fa conoscere dal grande pubblico con Distretto di Polizia, serie nella quale recita per più stagioni. Nel 2006 partecipa invece a La freccia nera e parallelamente comincia a costruirsi uno spazio anche sul grande schermo.
Uno dei passaggi più importanti arriva nel 2008 con Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari; seguono Fortapàsc di Marco Risi e Dieci inverni di Valerio Mieli, insieme alla collega Isabella Ragonese. Quest’ultimo ruolo gli vale il Premio Guglielmo Biraghi, mentre nel 2010 viene scelto come Shooting Star dall’European Film Promotion.
Ma la grande popolarità arriva nel 2012, quando Riondino viene scelto per interpretare Salvo Montalbano da giovane nella serie Rai tratta dall’universo narrativo creato da Andrea Camilleri. La sfida non è semplice: il commissario è già entrato nell’immaginario degli italiani grazie all’interpretazione di Luca Zingaretti. Riondino deve quindi costruire un Montalbano più giovane senza limitarsi a imitare il personaggio che il pubblico già conosce. “Il produttore Carlo Degli Esposti ha dovuto insistere, all’inizio avevo rifiutato. Ero intimorito, Montalbano aveva avuto un tale successo che mi sembrava un rischio enorme. Carlo non mollò ed io posi delle condizioni: di confrontarmi con Camilleri perché mi spiegasse bene il ruolo e di rispettare la lingua siciliana.Un incontro bellissimo: mi spiegò tutto quello che da lettore ero curioso di sapere”.
Nonostante l’enorme successo del ruolo, l’attore non rimane prigioniero del successo di Montalbano. Negli anni continua ad alternare televisione, cinema e teatro, lavorando in film come Bella addormentata, Il giovane favoloso, La ragazza del mondo, Nome di donna, Un’avventura e I nostri fantasmi. In televisione è apparso anche ne La guerra è finita e ne I leoni di Sicilia.
Alla recitazione ha progressivamente affiancato anche la regia: esordisce con Palazzina Laf, una storia profondamente legata alla sua Taranto e alla vicenda dell’Ilva. Il film segna una nuova fase della sua carriera e gli porta importanti riconoscimenti: nel 2024 Riondino conquista il David di Donatello come miglior attore protagonista e ai Nastri d’Argento viene premiato sia come miglior attore protagonista sia come miglior regista esordiente.