Lele Mora ricoverato a Roma dopo un ictus: “Mi hanno strappato alla morte”

Lele Mora è ricoverato da circa due settimane al Policlinico Umberto I di Roma dopo essere stato colpito da un ictus

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Claudia D'Alessandro

Giornalista, esperta di Spettacolo e Content Editor

Giornalista e content creator, si nutre da sempre di cultura e spettacolo. Scrive, legge e fugge al mare, quando ha bisogno di riconciliarsi col mondo.

Lele Mora è ricoverato da circa due settimane al Policlinico Umberto I di Roma dopo essere stato colpito da un ictus. L’ex agente dei Vip ha raccontato i momenti drammatici vissuti durante una tournée teatrale, i cinque giorni trascorsi in terapia intensiva e il difficile ritorno alla coscienza. Adesso lo attende una lunga riabilitazione, mentre il suo desiderio più grande è tornare vicino alla famiglia.

Lele Mora, il malore prima dello spettacolo e l’ictus sul treno

Tutto è cominciato a L’Aquila, il 24 ottobre, quando Lele Mora era impegnato al Teatro San Filippo con il suo spettacolo L’uomo che creava le stelle. Poco prima di salire sul palco aveva avvertito un forte malessere, ma aveva deciso di esibirsi ugualmente, per rispetto del pubblico che aveva acquistato il biglietto e riempito la sala.

Il giorno successivo, durante il viaggio in treno verso Roma, dove avrebbe dovuto proseguire per Verona, la situazione è precipitata. Mora ha perso conoscenza e da quel momento i suoi ricordi si interrompono: è stato ricoverato al Policlinico Umberto I della Capitale, dove ha trascorso cinque giorni in terapia intensiva.

A raccontare quanto accaduto è stato lo stesso ex manager in un’intervista a Il Messaggero, rilasciata dal reparto di Neurologia in cui si trova ancora ricoverato. “Mi hanno strappato alla morte. Se sono ancora qui lo devo solo a Dio“, ha confidato, visibilmente provato dall’esperienza. E ripensando ai giorni successivi al malore ha aggiunto: “Il risveglio è stato durissimo, ma sono felice di essere ancora vivo”.

Come sta Lele Mora dopo l’ictus: la lunga riabilitazione

Le condizioni di Lele Mora sono stabili, ma il percorso di recupero richiederà tempo. L’ex agente ha spiegato che i medici gli hanno prospettato almeno 60 giorni di riabilitazione, necessari per affrontare le conseguenze dell’ictus. A seguirlo sono le équipe mediche guidate dal professor Giovanni Fabbrini, direttore del dipartimento di Neurologia, e dal professor Francesco Pugliese, direttore del reparto Emergenza e Urgenza del Policlinico Umberto I.

Mora non nasconde la gravità di quanto accaduto e sa di aver rischiato la vita. Per questo ha voluto ringraziare pubblicamente il personale sanitario che lo ha assistito, ricordando l’attenzione ricevuta durante i giorni più difficili del ricovero. “Mi hanno letteralmente preso per i capelli”, ha raccontato, riconoscendo di essere stato fortunato.

In ospedale Lele Mora può contare soprattutto sulla vicinanza dei figli Diana e Mirko, che nelle ultime due settimane si sono alternati al suo fianco, affrontando continui spostamenti tra il Veneto e Roma. Accanto a lui c’è anche don Felice, il sacerdote conosciuto durante l’esperienza nella comunità Exodus di Don Mazzi, dove Mora aveva prestato servizio dopo le sue vicende giudiziarie.

L’ex manager ha spiegato di aver scelto, insieme alla famiglia, di mantenere il massimo riserbo sul ricovero. Per questo motivo molti dei personaggi del mondo dello spettacolo con cui ha lavorato in passato non sarebbero stati informati delle sue condizioni.

Oggi, però, i suoi pensieri sono rivolti soprattutto ai figli e ai nipoti. Ripensando alle difficoltà attraversate nella propria vita, Mora ha ammesso che quella attuale è la prova più dura. E si è commosso parlando delle persone per cui vuole continuare a lottare. “Questa è la più difficile, ma voglio lottare per l’affetto che devo ai miei due figli e ai nipoti. Vivo per loro”, ha dichiarato.

Durante il ricovero ha avuto anche molto tempo per riflettere sul passato, sulla carriera e sulle vicende personali che lo hanno portato più volte al centro delle cronache. “Di me possono dire quello che vogliono. Ma nella mia vita ho fatto anche del bene, e tanto”, ha confidato.

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