Le parole di Gerry Scotti su Affari tuoi non smettono di creare di dibattito. E così, a pochi giorni dal debutto in access prime time de La ruota della fortuna, le sue dichiarazioni hanno trovato una replica decisa da parte dell’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi. Al centro del contendere, come anticipato, c’è ancora il programma condotto da Stefano De Martino il cui format – a detta del conduttore pavese – si avvicinerebbe molto a un contesto di ludopatia. Il numero uno di Rai non ci sta e così risponde senza lasciare spazio a troppe interpretazioni.
La replica di Giampaolo Rossi su Affari tuoi
“Affari tuoi è ludopatia solo quando straccia la concorrenza”, ha dichiarato Giampaolo Rossi nella lapidaria intervista resa a Corriere della Sera. Una presa di posizione, la sua, netta e articolata, in cui ogni replica è accompagnata da dati, contesto e una vena polemica che non nasconde il fastidio per certe critiche ritenute strumentali. “C’è un’aria inutilmente polemica”, commenta, sottolineando come – a suo parere – il successo di pubblico venga talvolta trasformato in bersaglio da chi si sente scavalcato.
Rossi difende i numeri della Rai con grande orgoglio, ricordando che le Reti generaliste hanno ottenuto nei primi cinque mesi del 2025 il miglior share dell’ultimo decennio. “I famosi esperti prevedevano il crollo dei nostri ascolti dopo alcuni addii eccellenti. E invece siamo la prima fonte informativa del Paese, con uno share record”, afferma ancora. E snocciola i risultati: il Festival di Sanremo più visto di sempre, il ritorno di Fiorello in radio, quello di Roberto Benigni a dicembre con uno speciale dal Vaticano, lo sport come investimento centrale, e naturalmente Affari tuoi, diventato un fenomeno quotidiano.
L’affondo su Telemeloni
Ma è sul terreno della critica culturale che Rossi alza i toni. Riguardo alle accuse sulla qualità dei programmi, ribalta la prospettiva: “Le critiche pretestuose si sono spostate dalla politica ai contenuti, come se ci fosse un bisogno ideologico di attaccare la cosiddetta TeleMeloni”. A suo avviso, il vero conflitto si gioca tra la cultura intellettuale e l’immaginario popolare. “Gli intellettuali non capiscono il linguaggio della gente, troppo occupati da uno snobismo estetico che li rende ciechi rispetto all’evoluzione del mezzo televisivo”, ha detto ancora.
Una bordata che non risparmia neppure chi, secondo Rossi, continua a vivere la televisione come uno strumento di élite, perdendo di vista la sua capacità di riflettere e rappresentare la società. “Anche programmi oggi considerati cult furono, all’epoca, demoliti dalla critica”, ricorda ancora.
In merito alla riorganizzazione di Rai3, Rossi respinge le accuse di depotenziamento che avevano in parte coinvolto anche Report di Sigfrido Ranucci. Parla invece di una trasformazione mirata, per restituire al canale una dimensione più aderente alla realtà: “Non destrutturata, ma riorganizzata. Oggi è più plurale”, puntualizza, rivendicando una linea editoriale meno ideologizzata e più aperta.
Infine, sulla questione talenti e mercato, l’ad si mostra sicuro: “Il mercato televisivo è dinamico. Se alcuni vanno via, altri arrivano”. E cita con soddisfazione Stefano De Martino, promosso come volto emergente dell’intrattenimento, e Carlo Conti, protagonista di un Sanremo da record. Il futuro del Festival è ancora in fase negoziale, ma la direzione sembra tracciata.