Shock anafilattico, ecco lo spray nasale di adrenalina: come funziona e per chi è indicato

Per superare lo shock anafilattico è stato introdotto lo spray nasale di adrenalina per una maggiore tempestività del trattamento

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

La notizia, per chi soffre di allergie particolarmente serie, è sicuramente di quelle che possono cambiare la vita. Al congresso della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) gli esperti hanno annunciato che nei prossimi mesi diventa disponibile uno spray nasale di adrenalina, che si affianca alle iniezioni intramuscolari.

Senza ago e con la stessa efficacia dell’autoiniettore, è un salvavita che permette di intervenire più tempestivamente e di superare non solo la paura, ma anche la vergogna dell’iniezione, diffusa soprattutto tra i più giovani.

Tra i vantaggi dell’assenza di ago, la maggiore tempestività dell’intervento, rifiutato fino al 60% dei pazienti per paura dell’iniezione o eseguito con un ritardo anche di 9 minuti che può rivelarsi fatale. Solo il 7% degli adulti che avrebbero dovuto ricevere l’adrenalina la riceve effettivamente in tempo, percentuale che nei bimbi sale al 21%, restando però ampiamente insufficiente.

Lo spray offre anche altri vantaggi in termini di durata e conservazione, con efficacia e tempi paragonabili a quelli dell’iniezione intramuscolo. Per ora il dispositivo è disponibile solo per le persone sopra i 30 chilogrammi e sarà da valutare il paziente idoneo nella pratica clinica quotidiana.

Lo spray pediatrico, approvato da AIFA nei mesi scorsi, dovrebbe essere disponibile in primavera. Nonostante il numero di evidenze scientifiche positive, sarà necessario valutare sul campo a quale paziente sarà più o meno corretto indicare questa modalità di somministrazione. Ad oggi lo spray è disponibile solo per i soggetti con peso di almeno 30 chilogrammi, escludendo di fatto i bambini più piccoli o i neonati per cui, invece, esistono autoiniettori specifici – avverte Patella –. La buona notizia è che la formulazione pediatrica, già approvata da AIFA a luglio, arriverà nel nostro Paese nella prossima primavera.

Quando serve

Lo spray rappresenta una valida alternativa salvavita per chi ha paura dell’ago, a cui si aggiunge spesso la vergogna di doversi iniettare davanti agli altri, diffusa soprattutto tra i più giovani, fascia d’età che appena la scorsa estate ha visto registrare ben due vittime per gravi reazioni allergiche.

Approvato ad agosto 2024 dalla Food and Drug Administration (FDA) e dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), lo spray nasale ha ottenuto il via libera dell’AIFA ed è ora disponibile anche nel nostro Paese.

Si tratta di una grande svolta per la gestione e il trattamento tempestivo dell’anafilassi, la forma più grave di reazione allergica che, se non riconosciuta e fermata prontamente, può rivelarsi fatale.

Le allergie sono il disturbo cronico più diffuso in Europa, con stime che parlano di circa 150 milioni di europei colpiti da qualche forma allergica. “Tra questi, circa il 20% delle persone che soffrono di gravi condizioni allergiche vive ogni giorno nella paura di uno shock anafilattico o di morire a causa di una reazione incontrollata. In Italia si registrano 10.000 casi con 60 vittime l’anno – segnala Vincenzo Patella, Presidente della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) e Direttore UOC Medicina Interna dell’Azienda Sanitaria di Salerno –“.

Cosa succede nelle reazioni anafilattiche e come si affrontano

Le reazioni anafilattiche sono reazioni allergiche generalizzate che si manifestano all’improvviso e che possono portare a morte se non prontamente trattate. Spesso scatenate da allergeni come alimenti, punture di insetti o farmaci, i sintomi includono difficoltà respiratoria e calo della pressione sanguigna.

Le reazioni ovviamente nelle persone predisposte, possono essere globalmente concentrate in quattro tipi. La forma più blanda si manifesta con una specie di orticaria generalizzata con un forte prurito. Se il quadro è più grave si associano anche vertigini, nausea, vomito, diarrea e senso di peso al torace.

Poi si arriva alla terza fase, quella più grave in cui l’edema della glottide (cioè una sorta di restringimento per le vie attraverso cui passa l’aria) è la causa dei disturbi maggiori. Si fa fatica a respirare, più o meno come accade in un attacco d’asma molto grave, e addirittura non si riesce a deglutire.

Infine la quarta forma, che può risultare mortale, porta a calo della pressione arteriosa, perdita di coscienza e collasso. Sul fronte delle cure, è importante sempre parlarne con il medico.

In termini generali i primi due livelli ci si basa soprattutto su farmaci antistaminici e derivati del cortisone, mentre nelle forme più gravi occorre avere a disposizione rapidamente appunto l’adrenalina.

“In corso di anafilassi si liberano infatti nell’organismo grandi quantità di istamina e altre sostanze che provocano in modo improvviso e repentino la dilatazione dei vasi sanguigni, con possibile conseguente abbassamento della pressione arteriosa e possibile perdita di coscienza – spiega Mario Di Gioacchino, Past-Presidente SIAAIC – Senior Consultant at Synergo – Institute of Clinical Immunotherapy and Advanced Biological Treatments di Pescara –.

Il trattamento standard di una reazione anafilattica è la pronta somministrazione di epinefrina (adrenalina). Questo farmaco è essenziale per contrastare la rapida caduta della pressione sanguigna e i sintomi a carico delle vie aeree (compreso il broncospasmo), e agisce legandosi a uno specifico tipo di recettori, noti come recettori adrenergici, riducendo così la vasodilatazione e la permeabilità dei vasi sanguigni dovuti all’istamina rilasciata durante la risposta a un allergene. Per questo il trattamento tempestivo, che finora si basava sull’uso degli autoiniettori, porta a un migliore flusso sanguigno e a una migliore respirazione”.

Cosa cambia con lo spray

Nel tempo sono emersi aspetti critici nell’uso dell’autoiniettore riguardo alle difficoltà di utilizzo da parte di pazienti e caregiver. Secondo Patella “Nonostante l’adrenalina intramuscolare sia riconosciuta come trattamento di prima scelta per l’anafilassi, la realtà clinica mostra che tra il 25% e il 60% dei pazienti rifiuta di iniettarsi la molecola e che, nei casi in cui ciò avviene, la somministrazione viene eseguita in ritardo – ricorda Patella -.

I dati dimostrano che i pazienti o chi li assiste attendono anche fino a nove minuti prima di effettuare l’iniezione, un tempo che può risultare critico in una condizione di emergenza in cui la tempestività rappresenta un fattore determinante per l’esito clinico. L’obiettivo dello spray è invertire questo trend, tenuto conto che solo il 7% degli adulti e il 21% dei bambini riceve l’adrenalina in tempo”.

Le ragioni di questo ritardo sono molteplici. Spesso uno dei principali ostacoli è rappresentato dalle barriere psicologiche. La paura dell’ago e l’ansia legata al dover eseguire un’iniezione in un momento di panico costituiscono un deterrente significativo, e a queste si aggiunge, soprattutto tra i più giovani, la vergogna di doversi iniettare davanti agli altri, e spesso l’insicurezza su come utilizzare correttamente il dispositivo, nonostante venga spiegato ai pazienti cosa fare in caso di necessità. Ciò fa sì che, tra il 20% e il 70% degli allergici, si somministri il farmaco salvavita in modo errato.

Infine, alcuni studi hanno dimostrato come, addirittura, tra il 24% e il 50% dei pazienti non acquisti l’iniettore o, una volta scaduto, non provveda a sostituirlo. Il 50% degli individui invece non porta sempre con sé l’adrenalina. Proprio questi limiti hanno condotto alla ricerca di opzioni alternative per la somministrazione del farmaco stesso.

Lo spray nasale, piccolo, privo di ago e facile da usare, nasce come risposta concreta a queste barriere che ancora oggi compromettono la gestione ottimale dell’anafilassi. “La via di somministrazione intranasale, sulla base dei risultati clinici ottenuti, costituisce un’alternativa valida ed efficace per l’erogazione in emergenza dell’adrenalina – conclude Patella -.

A partire dalla durata di conservazione che risulta essere di 30 mesi, senza necessità di condizioni ambientali particolari, a differenza di quella dell’autoiniettore che va cambiato dopo 18 mesi dalla produzione. Tempi che spesso si riducono a un solo anno di validità dall’acquisto poiché, generalmente, la catena commerciale impiega 6 mesi per far arrivare l’iniettore sugli scaffali delle farmacie”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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