- Gli Omega-3, considerati grassi sani e diffusi nella dieta mediterranea, potrebbero in alcune condizioni indebolire la risposta immunitaria contro il cancro secondo uno studio preclinico di Yale.
- La ricerca indica che questi acidi grassi interferiscono con le cellule natural killer tramite la proteina LRP5, riducendo la loro capacità di riconoscere e uccidere le cellule tumorali.
- Nei modelli animali, il blocco di LRP5 o una dieta priva di PUFA rallenta la crescita del tumore e potenzia l’immunoterapia, mentre altri studi sugli omega-3 mostrano effetti diversi in base al profilo genetico.
Sono presenti in numerose diete, compresa quella Mediterranea, e da tempo gli esperti di nutrizione sottolineano i benefici degli Omega-3. Sono i cosiddetti “grassi buoni” o “sani”, perché supportano il buon funzionamento del cuore, dei muscoli, dell’attività cognitiva e riducono le infiammazioni. Si trovano in alimenti come il pesce (in particolare il salmone), le alghe, le noci e i semi di girasole e di lino. Eppure, secondo un recentissimo studio, potrebbero nuocere alle difese contro il cancro. Per questo si parla di “paradosso degli Omega-3”.
Indice
Cos’è il paradosso degli Omega-3
Gli Omega-3 sono acidi grassi polinsaturi, fondamentali per mantenere un buono stato di salute. Eppure uno studio preclinico, condotto nell’ambito del programma Vascular Biology and Therapeutic della Yale University School of Medicine, ha mostrato quello che viene oggi definito un “paradosso”: potrebbero smorzare la capacità del sistema immunitario di contrastare il cancro. Di fatto contribuirebbero a eludere l’efficacia delle difese immunitarie, promuovendo la crescita del tumore.
Cosa hanno scoperto i ricercatori
Come spiegato dal dottor Yi Luan, primo autore della ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Science Signaling, “Vista la massiccia prescrizione di acidi grassi polinsaturi sotto forma di integratori, occorre molta prudenza da parte della maggior parte delle persone, alla luce di alcuni effetti indesiderati” degli stessi Omega-3. Come spiegato ancora dal ricercatore, gli acidi grassi polinsaturi “giocano un ruolo cruciale nello sviluppo del tumore perché influenzano non solo le cellule tumorali, ma anche quelle del sistema immunitario”. Il team di scienziati ha indagato, quindi, in che modo questi acidi grassi siano trasportati e come funzionino all’interno delle cellule deputate alle difese immunitarie.
Il ruolo e l’azione dei PUFA
Per capire in che modo gli Omega-3 possano interferire nel contrasto alla crescita tumorale, i ricercatori sono partiti dalla considerazione che questi appartengono al più ampio gruppo degli acidi grassi polinsaturi, detti anche PUFA, che comprendono anche gli Omega-6. Tra le loro azioni c’è il mantenimento della fluidità delle membrane cellulari e il supporto della segnalazione intracellulare. Ecco che il team della Yale si è concentrato su come i PUFA modellano la biologia delle cellule natural killer, che svolgono un ruolo fondamentale nella sorveglianza immunitaria.
Luan e i colleghi sono arrivati alla conclusione che i PUFA inibiscono l’attività delle cellule natural killer tramite una proteina di trasporto, chiamata proteina 5 e correlata al recettore LDL, o LRP5. Hanno scoperto che il trasporto dei PUFA attraverso questa proteina all’interno delle cellule è essenziale per modulare la loro funzione antitumorale. Bloccarne l’attività o limitarla, quindi, porta a effetti negativi nel contrasto alla crescita del tumore.
Cosa sono cellule natural killer e perché vanno mantenute efficienti
Il nodo, quindi, è la funzione delle cellule natural killer: il loro nome deriva dall’azione di distruzione naturale che svolgono nei confronti delle cellule infettate da virus e delle cellule tumorali nella fase iniziale della malattia. A differenza dei linfociti T citotossici, che richiedono una precedente esposizione a uno specifico antigene, le cellule natural killer possono entrare in azione di fronte alle minacce senza che sia attivato un meccanismo più complesso o una stimolazione preliminare. Secondo il trial preclinico americano, invece, gli acidi grassi ostacolano questo processo tramite la proteina LRP5.
Cosa accade modificando la LRP5
La ricerca è stata condotta osservando gli effetti sul colon in modelli animali: nello specifico si è anche visto che il blocco selettivo di LRP5 nelle cellule natural killer, oppure la somministrazione di una dieta priva di PUFA, sarebbe in grado di rallentare la crescita del tumore e aumentare significativamente l’efficacia degli inibitori dei cosiddetti checkpoint immunitari, una forma di immunoterapia contro il cancro somministrata ai topi da laboratorio. I ricercatori, inoltre, hanno scoperto che inducendo una carenza di LRP5 aumentava la capacità delle cellule natural killer di uccidere i tumori, sia in vivo sia nelle cellule in coltura.
Altri studi su Omega-3 e tumori
Non si tratta, però, dell’unico studio che indaga possibili effetti degli Omega-3 sui tumori. Una ricerca italiana, condotta da un team dell’Università La Sapienza di Roma, nel 2025 aveva presentato risultati preliminari incoraggianti nel supporto nutrizionale alle donne con cancro al seno. Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica Cancers, ha esaminato gli effetti del DHA (acido docosaesaenoico), un omega-3 sotto forma di integratore di origine marina che potrebbe rappresentare un promettente approccio nutrizionale complementare alle terapie oncologiche tradizionali.
“Abbiamo osservato che le donne con cancro al seno con mutazione BRCA1 e BRCA2 dopo la somministrazione di DHA hanno mostrato un aumento significativo dei livelli di resolvine”, spiega il Prof. Maurizio Muscaritoli, Senior Author dello studio e Presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica “Al contrario, le donne con una storia familiare di cancro, ma senza mutazione, non hanno registrato lo stesso incremento. Questi risultati preliminari suggeriscono come l’integrazione di DHA possa influenzare l’infiammazione in maniera diversa a seconda del sottotipo tumorale e del profilo genetico individuale”. I risultati, seppure apparentemente contradditori, indicano l’importanza di ulteriori studi nell’ambito delle interazioni tra Omega-3 e cancro.