Malattia di Parkinson, come funziona il caschetto anti-tremore (e non solo) e per chi è indicato

Una nuova terapia è stata messa a punto contro i tremori e non solo causati dalla malattia di Parkinson: come funziona il casco a sorgenti ultrasoniche

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Via dai luoghi comuni. Chi pensa che la malattia di Parkinson riguardi solo gli anziani è fuori, strada, così come non è nel giusto che ritiene che questa condizione non provochi dolori. Purtroppo, come rivela il caso ormai arcinoto di Michael J. Fox, la patologia può colpire anche i giovani.

Il sintomo principale è la lentezza dei movimenti (circa il 30% dei pazienti non ha tremore) e il dolore è spesso il primo sintomo della malattia. Fumo e alcool non interferiscono con la malattia e molti pazienti possono condurre una vita normale.

Le cause che avviano il processo neurodegenerativo sono al momento sconosciute anche se ci sono sempre più evidenze che fanno pensare ad un difetto genico. Sul fronte dei disturbi, il quadro clinico della malattia è classicamente identificato dalla lentezza nei movimenti (bradicinesia), dalla rigidità e dal tremore, anche se quest’ultimo non è sempre presente.  E proprio nei confronti del tremore si è ormai affermata la terapia del “caschetto”. Di cosa si tratta? Ecco come la spiegano gli esperti.

Come nasce il tremore

I sintomi della malattia di Parkinson sono causati dalla degenerazione e morte di cellule di una piccola zona del cervello detta “sostanza nera” che è la zona in grado di produrre un neurotrasmettitore, la dopamina, coinvolto nel “controllo” del movimento. I problemi non si presentano sempre una eguale intensità determinando, in relazione al prevalere dell’uno sull’altro, il manifestarsi di diverse forme cliniche.

La disabilità indotta dalla malattia di Parkinson non correla solo con il “disturbo del movimento” ma può coinvolgere anche altri sistemi quale il cardiovascolare, gastrointestinale, urinario.

Sul fronte dei tremori, una delle novità nel trattamento consiste in un nuovo sistema di terapia a ultrasuoni, guidata da risonanza magnetica, che consente di eliminare i tremori invalidanti dovuti al Parkinson resistente ai farmaci e a tremore essenziale, senza bisturi o procedure invasive, come la stimolazione cerebrale profonda che comporta l’impianto di elettrodi nel cervello.

Ad impiegare questa tecnica sono diversi centri specializzati tra cui il Dipartimento di Neurologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Luigi Vanvitelli”, il primo ospedale nel Sud a essere dotato di questo rivoluzionario sistema nella sua versione aggiornata.

L’approccio offre una speranza di cura anche a chi soffre di forme di Parkinson caratterizzate non da tremore ma da rigidità e rallentamento motorio. Il policlinico partenopeo è il primo ospedale nel Sud a dotarsi di questa tecnologia rivoluzionaria in una versione aggiornata che, mediante un “caschetto” indossato dal paziente dentro uno scanner per risonanza magnetica, permette di colpire aree cerebrali millimetriche responsabili dei disturbi del movimento, con un’estrema precisione.​

“I primi 10 pazienti, quattro con Parkinson e sei con tremore essenziale, quest’ultima malattia fino ad oggi priva di farmaci realmente efficaci, sono stati sottoposti al nuovo trattamento da fine novembre scorso ad oggi e hanno recuperato l’autonomia funzionale perduta con effetto immediato e una riduzione del tremore dall’80 fino al 100%, tranne in un caso in cui la risposta terapeutica è stata del 40-50% ma comunque clinicamente rilevante – segnala Alessandro Tessitore, Direttore della Clinica Neurologica AOU “Luigi Vanvitelli” di Napoli e Presidente della Società Italiana di Parkinson (Limpe-DisMov) -. Questa nuova tecnologia migliora radicalmente la qualità di vita dei pazienti con risultati immediati e stabili nel tempo, ma è accessibile solo a soggetti selezionati attraverso un rigoroso processo di screening”.

Come funziona la tecnica

Il casco ha più di mille sorgenti ultrasoniche. Viene indossato dal paziente dentro uno scanner per risonanza magnetica. Gli ultrasuoni sono diretti verso una parte molto piccola del cervello coinvolta nei disturbi del movimento che viene “bombardata” con una precisione straordinaria, necrotizzando l’area responsabile del tremore, che così scompare, con un effetto che non è solo immediato, ma duraturo nel tempo.

L’azione è controlaterale, ciò significa che il “bombardamento” sull’emisfero cerebrale destro risolve il tremore a sinistra e viceversa – prosegue Manlio Barbarisi, Neurochirurgo del team multidisciplinare -. La procedura dura in media dalle tre alle quattro ore e durante il trattamento il paziente è sveglio e vengono eseguiti controlli in tempo reale che permettono di evidenziare un beneficio motorio immediato”.​

“Recente evoluzioni della tecnica e la selezione di bersagli terapeutici differenziati stanno dimostrando benefici motori significativi anche in pazienti affetti da forme di Parkinson prive di tremore, caratterizzate invece da rigidità e bradicinesia prevalentemente unilaterali – conclude Tessitore -. Questo rappresenta una concreta opportunità terapeutica nei casi in cui la terapia farmacologica non è più sufficiente — opportunità che, come confermano i nostri risultati, si sta progressivamente consolidando nella pratica clinica”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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