Linfedema, chi rischia e perché compare più spesso in chi affronta un tumore

Il linfedema è l’accumulo patologico di liquido linfatico. Si presenta spesso in chi ha un tumore: come riconoscere i primi sintomi e cosa fare

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

In certi casi, l’origine della situazione può essere genetica. Più di frequente la comparsa del linfedema può essere la conseguenza di un intervento chirurgico. Insomma: l’accumulo patologico di liquido linfatico nei tessuti può dipendere da diverse cause.

Il linfedema, di questo stiamo parlando, non è altro che la formazione di ingorghi in uno o più punti delle “autostrade linfatiche” che attraversano il nostro corpo e che possono causare gonfiore a mani, braccia e gambe. Talvolta il gonfiore è così grave da portare ad “arti d’elefanti”, dolorosi e ingombranti che rendono difficoltosa una qualsiasi azione semplice, come vestirsi o lavarsi.

Quindi il linfedema può influire sulla qualità della vita e i mesi estivi sono spesso i più difficili da gestire. Caldo, sudorazione ed esposizione al sole possono rendere la pelle più fragile e aumentare il rischio di irritazioni e infezioni. L’igiene e la cura della cute sono una parte essenziale del trattamento, sia nelle fasi iniziali sia nel percorso di mantenimento.

Il rischio in caso di tumore

Fino all’80% dei pazienti colpiti da un tumore può andare incontro a linfedema. Ma non si tratta di un’associazione fissa. “Il linfedema non è una conseguenza inevitabile delle cure oncologiche – sottolinea Laura Colonna, Direttore dell’UOC CEDRI-Centro di Dermatologia Rigenerativa e Immunologica e dell’Ambulatorio per le reazioni cutanee avverse da farmaci oncologici dell’IDI-IRCCS -. Se riconosciuto ai primi segnali e gestito correttamente, può essere controllato in modo più efficace e, nelle fasi iniziali, può ancora regredire.

Durante l’incontro di oggi aiutiamo i pazienti a riconoscere i comportamenti corretti da adottare ogni giorno: dalla detersione all’idratazione, fino alla protezione solare e alla scelta dei prodotti più adatti a una cute delicata”.

L’appuntamento si inserisce in un percorso avviato oltre due anni fa per aiutare i pazienti oncologici a rischio o già affetti da linfedema a conoscere meglio questa condizione, riconoscerne tempestivamente i segnali e partecipare in modo consapevole al proprio percorso di cura.

“Curare il linfedema non significa soltanto eseguire una terapia ma imparare a riconoscerlo presto e a gestirlo correttamente – è il commento di Paolo Marchetti, Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e Direttore Scientifico dell’IDI-IRCCS -. Quando il paziente acquisisce gli strumenti per comprendere i primi segnali e adottare i comportamenti più appropriati, aumenta la possibilità di intervenire tempestivamente, diminuisce il rischio di complicanze e può preservare meglio la propria qualità di vita. È questo uno degli aspetti più concreti della medicina personalizzata applicata agli effetti delle cure oncologiche”.

Attenzione a non sottovalutare la situazione

Il linfedema può essere inizialmente sottovalutato, perché i primi sintomi (senso di pesantezza, tensione della cute, gonfiore lieve o difficoltà nei movimenti) possono sembrare poco specifici. Proprio per questo è importante non attendere che il quadro diventi più evidente. Una valutazione precoce consente di avviare rapidamente gli interventi più appropriati e aumenta le possibilità di ottenere una regressione nelle fasi iniziali o, comunque, di prevenire la progressione.

“Vogliamo consolidare un approccio proattivo al riconoscimento precoce e alla gestione del linfedema – conferma Annarita Panebianco, Direttore Sanitario dell’IDI-IRCCS -. Professionisti sanitari, pazienti, caregiver e associazioni devono sentirsi parte dello stesso percorso. La presa in carico non può limitarsi al singolo trattamento, ma deve accompagnare la persona nel tempo e aiutarla a intervenire prima che la condizione diventi più difficile da controllare”.

Cure su misura

La diagnosi precoce e una corretta valutazione clinica e strumentale restano elementi decisivi. Riconoscere tempestivamente il linfedema consente di costruire una presa in carico personalizzata e di intervenire quando il quadro è ancora più favorevolmente modificabile. Ma ricordiamo che l’impatto del linfedema non è soltanto fisico.

Il gonfiore, il dolore, le limitazioni funzionali e il timore delle complicanze possono pesare su persone che hanno già affrontato un percorso oncologico complesso. “Può incidere profondamente sulla vita quotidiana del paziente e della sua famiglia – evidenzia Federica De Galitiis, Direttore dell’UOC di Oncologia dell’IDI-IRCCS -. Per questo è importante offrire non soltanto terapie, ma anche conoscenze e strumenti pratici che aiutino la persona a recuperare autonomia, sicurezza e fiducia nella possibilità di intervenire efficacemente”.

Il percorso può comprendere anche la terapia fisioterapica decongestiva e l’educazione del paziente alla gestione quotidiana. Insomma: occorre una presa in carico a 360 gradi, nella quale il trattamento riabilitativo, la cura della pelle e la partecipazione consapevole del paziente devono procedere insieme”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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