Gravidanza, nel primo trimestre (e non solo) conta mangiare bene: ecco cosa fare

Uno studio dimostra che la qualità dell'alimentazione durante la gravidanza favorisce la crescita e lo sviluppo del feto: i risultati della ricerca

3 min di lettura

Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Un tempo si diceva che in gravidanza occorre mangiare per due. Poi questa tendenza è cambiata. E non conta solo quanto si mangia, ma anche cosa si sceglie, per il benessere della gestante e del piccolo che cresce.

Ora un’indagine italiana mette in fila ciò che occorre fare per una crescita ottimale del feto e per il benessere materno. Si tratta di un progetto di ricerca longitudinale, multicentrico, coordinato da Irene Cetin, Professoressa di Ostetricia e Ginecologia dell’Università Statale di Milano e Direttore della Struttura Complessa Ostetricia del Policlinico di Milano, sostenuto in parte con fondi del PNRR. L’analisi ha esaminato le associazioni tra dieta materna, biomarcatori nel sangue del primo trimestre e traiettoria e velocità di crescita fetale durante la gravidanza ed è apparsa sul British Journal of Nutrition.

Quanto contano le abitudini

Lo studio l’aderenza a un’alimentazione salutare già dal primo trimestre di gravidanza influenzi l’andamento della crescita del feto.  Attraverso misurazioni ecografiche ripetute nel tempo, è stata monitorata la velocità di crescita fetale dal secondo al terzo trimestre di gravidanza in una coorte di 938 donne sane reclutate presso 24 centri ostetrici italiani.

Nel primo trimestre, le abitudini alimentari materne sono state valutate utilizzando il punteggio SIMPLE, una checklist di screening nutrizionale a 10 punti adattata dalla “FIGO Nutrition Checklist”. Lo strumento comprende dieci voci a risposta binaria (sì/no) che valutano abitudini nutrizionali chiave, tra cui l’assunzione di frutta e verdura (almeno 400 grammi al giorno), cereali integrali, carne e pesce, l’esposizione solare e i livelli di emoglobina nel primo trimestre (almeno 110 grammi per litro).

I dati ottenuti sono stati valutati in relazione al tipo di crescita del feto nelle fasi successive della gravidanza. I risultati evidenziano l’importanza dell’alimentazione materna sulla crescita fetale già a partire dalle prime settimane di gravidanza: i feti delle madri appartenenti al gruppo con una alimentazione meno aderente ai criteri corretti di alimentazione in gravidanza hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa dell’accelerazione della crescita ponderale con l’avanzare della gravidanza verso il terzo trimestre, traducendosi in una traiettoria di crescita più piatta rispetto a quella osservata nel gruppo ad alta aderenza.

Maschi e femmine

Quando si considera la nutrizione materna e la sua relazione con lo sviluppo fetale, spesso si utilizza il peso alla nascita come parametro di riferimento principale. Tuttavia, concentrarsi esclusivamente sul peso al momento del parto offre un’istantanea statica, trascurando le variazioni dinamiche dello sviluppo fetale nel corso della gestazione.

È interessante notare che, stratificando i dati in base al sesso del feto, questo andamento è stato riscontrato prevalentemente nei feti di sesso maschile. Questo risultato è coerente con l’ipotesi secondo cui i feti maschi potrebbero privilegiare la crescita immediata rispetto all’investimento nelle riserve placentari, rendendoli potenzialmente più sensibili a sottili variazioni dello stato nutrizionale materno. Di conseguenza, le alterazioni nella velocità di crescita potrebbero manifestarsi più precocemente nei maschi in condizioni nutrizionali meno favorevoli.

Misurare l’alimentazione della mamma

Lo studio, quindi, conferma l’utilità clinica della valutazione dell’alimentazione materna, attraverso il punteggio SIMPLE, evidenziando associazioni significative con la traiettoria e la velocità di crescita intrauterina, indipendentemente da altri indicatori dello stato nutrizionale, come l’IMC pre-gestazionale (Indice di Massa Corporea prima della gravidanza).

Il monitoraggio della velocità di crescita fetale può offrire una comprensione più dettagliata e sfumata dello sviluppo prenatale rispetto al solo peso alla nascita – spiega la coordinatrice dello studio, Irene Cetin -. L’adozione di strumenti di screening rapidi, come il punteggio SIMPLE, durante il primo trimestre può aiutare i clinici a individuare precocemente carenze nutrizionali e a orientare una consulenza dietetica mirata, a sostegno di traiettorie di crescita fetale ottimali”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963