Emicrania, come agiscono e a chi servono davvero i nuovi farmaci anti-CGRP

Studi dimostrano che i farmaci anti-CGRP dimezzano gli attacchi di emicrania: su cosa agiscono le nuove cure e per chi sono consigliate

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Nel 2020, nel panorama terapeutico dell’emicrania, eravamo all’inizio della pandemia. E questo probabilmente non ha dato il giusto risalto al valore dei nuovi farmaci per l’emicrania, malattia che non uccide ma davvero non lascia vivere per l’intensità del dolore che provoca. Ma oggi i dati dicono chiaramente quanto e come gli anti-CGRP hanno letteralmente rivoluzionato la qualità di vita dei pazienti con emicrania episodica e cronica.

Prima di allora soltanto il 15-20% degli emicranici con le terapie disponibili vedevano dimezzarsi gli attacchi. Oggi, questi farmaci permettono di ottenere il dimezzamento delle crisi in circa il 60-70% dei pazienti, e in quasi un terzo di essi la riduzione è non del 50% ma del 75%, cioè la metà della metà.

A dire quanto queste terapie abbiano cambiato e cambino la vita degli emicranici sono gli esperti presenti al Congresso Nazionale della Società Italiana per lo studio delle Cefalee apertosi il 5 novembre a Lecce. 50 anni fa infatti, nel 1976, questa società scientifica veniva fondata a Firenze, ed era la prima in Italia a occuparsi della cefalea.

Come agiscono

I farmaci anti-CGRP (Calcitonin Gene-Related Peptide) agiscono direttamente su questo neuropeptide che ha un ruolo chiave nel meccanismo neurovascolare che scatena la crisi di emicrania. Sono farmaci “intelligenti”.

Il primo ad essere disponibile in Italia nel luglio 2020 era un anticorpo monoclonale (quindi farmaco biologico) che aveva per bersaglio il recettore del CGRP. Poi se ne sono aggiunti altri diretti contro il peptide stesso.

A seguire, fra il 2023 e il 2025, sono arrivati anche i gepanti (molecole di sintesi), un vero salto evolutivo: i primi venivano somministrati ogni mese o ogni tre per via sottocutanea o endovenosa, i secondi si assumono prevalentemente per bocca.

“In un lasso di tempo relativamente breve abbiamo assistito a una rivoluzione terapeutica – segnala Marina De Tommaso, Presidente della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee e Ordinario di Neurologia all’università di Bari -. I farmaci anti-CGRP di ultima generazione, i gepanti, che si prendono per via orale, non solo possono essere assunti al bisogno durante gli attacchi, ma prevengono anche l’emicrania.

Una cosa assolutamente inedita, che cambia la vita ai pazienti. In più, offrono il potenziale vantaggio di essere più rapidi sia nel raggiungere i livelli terapeutici sia nel venire eliminati riducendo così anche i possibili effetti avversi. Ciò ha consentito una forte diminuzione della percentuale di abbandono della terapia anche ai monoclonali”.

Quanto siano ben tollerati lo evidenzia il fatto che solo il 2-8% dei pazienti abbandonano la terapia per effetti avversi (a 12 mesi).

Speranze di cura definitiva

Lo sviluppo della ricerca porta a pensare che probabilmente queste terapie “curano” non solo il sintomo dolore ma proprio la malattia, cioè il processo neurofisiologico anomalo che ne è la causa. E quindi magari potrebbero “curare” l’emicrania. Lo ipotizza la stessa esperta.

“Pur agendo a livello periferico, studi di neurofisiologia e neuroimmagine hanno mostrato che questi farmaci hanno effetti centrali, in particolare sulle aree corticali che processano gli stimoli dolorosi, determinando anche un rimodellamento dei network neuronali.

Sebbene le proprietà modificanti non siano dimostrate, le osservazioni riguardanti effetti preventivi sull’innesco dell’attacco e sull’aura, indicherebbero che i farmaci anti-CGRP, anticorpi monoclonali e gepanti, possono modulare le anomalie neuronali alla base dell’emicrania”.

Insomma: l’uso per lunghi periodi di queste sostanze sarebbe in grado di normalizzare i meccanismi delle crisi dolorose se non annullandoli, attenuandoli molto. Interessanti i risultati di uno studio italiano condotto da Luigi Iannone dell’università di Modena Reggio Emilia e pubblicato sulla rivista scientifica Neurology nel 2025 che analizzava pazienti con emicrania episodica ad alta frequenza o cronica che avevano completato tre cicli di anticorpi monoclonali anti-CGRP.

Ancora pochi i pazienti trattati

Dagli esperti viene ricordato come si tratti di farmaci ancora per pochi, almeno in Italia. Malgrado questi progressi, i pazienti trattati con anti-CGRP, anticorpi monoclonali e gepanti, sono una minoranza.

Secondo stime non consolidate ma attendibili, a fronte di 100 pazienti cui vengono prescritti in Germania o in Spagna noi ci fermiamo a 30, meno di un terzo.

“Sebbene in Italia siano presenti 105 Centri Cefalee riconosciuti dalla Società Italiana per lo Studio delle Cefalee, soltanto una percentuale ancora limitata di pazienti con indicazione al trattamento riesce ad accedere a queste terapie – commenta Innocenzo Rainero, Presidente Eletto della SISC e Ordinario di Neurologia presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino -. Rispetto ad altri Paesi europei, come Germania e Spagna, in Italia l’utilizzo dei farmaci anti-CGRP appare ancora ridotto.

Tra le principali criticità vi sono le complesse procedure amministrative previste dall’Agenzia Italiana del Farmaco, l’AIFA, che impongono ai medici la registrazione di ogni paziente trattato in un apposito sistema informatico. Procedure che richiedono tempo e risorse, sottraendoli all’attività clinica e al rapporto con il paziente. Inoltre, non sono ancora stati resi pubblici dati complessivi derivanti da questa attività di registrazione”.

Altro ostacolo è il fatto che questi farmaci possono essere prescritti dai centri specialistici autorizzati soltanto dopo aver utilizzato quelli preventivi tradizionali, come alcuni antiepilettici e antidepressivi.

Come migliorare la situazione

“Questo percorso può comportare un ritardo anche di sei-dodici mesi nell’avvio di una terapia mirata, con conseguenze importanti sulla qualità di vita delle persone che convivono con l’emicrania – sottolinea Rainero –“.

Un’ulteriore difficoltà riguarda il rinnovo dei piani terapeutici: chi fa uso di questi farmaci è obbligato a tornare periodicamente presso i Centri Cefalee autorizzati per poter proseguire il trattamento. Con relativi spostamenti, tempi di attesa e difficoltà organizzative che potrebbero essere evitati consentendo il rinnovo delle prescrizioni anche ai neurologi territoriali o ai medici di medicina generale.

“È necessario semplificare le procedure e rendere più agevole l’accesso alle cure evitando ritardi e passaggi burocratici non necessari. Alla luce delle solide evidenze di efficacia dei farmaci anti-CGRP, il loro attuale sottoutilizzo è una criticità da affrontare con urgenza – conclude Rainero –“.

Sul fronte economico, l’ottimale ed appropriato impiego di questi farmaci potrebbe portare vantaggio non solo per i pazienti ma per tutta la collettività: secondo l’università Bocconi di Milano e dalla Cattolica di Roma, vengono persi ogni anno fino a 20 miliardi di euro a causa delle assenze dal lavoro e perdita di produttività causate del mal di testa.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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