- L’edema cerebrale provoca un accumulo di liquidi nel cervello, aumenta la pressione cranica e compromette ossigeno e sangue nei tessuti.
- Mal di testa, nausea, disturbi visivi, crisi epilettiche e svenimenti segnalano una situazione urgente, spesso legata a traumi, infezioni o tumori.
- Nel glioblastoma, il tumore cerebrale più diffuso e aggressivo, la cura richiede chirurgia, radioterapia e farmaci in un approccio multidisciplinare.
Immaginate una scatola chiusa. Se la riempite troppo e non ha modo di aprirsi per eliminare qualcosa, alla fine ciò che c’è dentro ne può rimanere intaccato. La stessa cosa accade per il cervello all’interno del cranio.
Se per un trauma o una lesione che tende ad ingrandirsi e ad espandersi, in quella che viene definita lesione spazio occupante, le cellule reagiscono con un edema. E proprio questo diventa poi la base dei fastidi, che vanno da un forte mal di testa localizzato fino alla nausea, alle difficoltà visive o di parola, solo per citare alcuni esempi.
Il tumore cerebrale rappresenta una delle possibili cause di questa condizione che comporta un pericoloso accumulo di liquidi all’interno del tessuto del cervello con conseguente aumento della pressione. Inoltre l’edema, oltre a significare la sofferenza dei neuroni e dei collegamenti nell’area interessata, va a limitare l’apporto di sangue ed ossigeno, implementando ulteriormente la sofferenza dell’area coinvolta.
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Da cosa dipende e cosa può comportare
L’edema, come detto, può comportare cefalea, nausea, alterazioni della frequenza cardiaca, amnesia, crisi epilettiche, svenimenti e altri problemi, come la rigidità del collo. Ovviamente il quadro va sempre interpretato dal medico ma svela connotati di urgenza.
Le cause posso essere molteplici. Si va dai traumi, magari legati a emorragie o a ischemie che inducono un ictus cerebrale e fanno aumentare la pressione all’interno del cranio.
In certi casi possono entrare in gioco anche infezioni, come ad esempio meningiti o encefaliti, oppure lo sviluppo di masse che crescono all’interno del cranio. In questi casi l’edema si può legare anche all’infiammazione che fa seguito al crescere della lesione e pare essere proprio questo quanto riscontrato nel racconto di Alessandro Di Battista. Il trattamento dell’edema in queste condizioni fa effettuato prima possibile, sulla scorta della situazione generale, con scelte che vengono effettuate caso per caso in base alla patologia di base.
L’edema nel glioblastoma
Da quanto si sa, si parla di glioblastoma, tumore che origina da cellule chiamate gliali, ovvero di precursori del Sistema Nervoso Centrale. O meglio. La crescita della massa è legata ad uno sviluppo che non porta alla produzione di tessuto normale ma, appunto, di una massa neoplastica che viene irrorata ed accresciuta grazie ai vasi che ne favoriscono lo sviluppo.
Le statistiche dicono che ogni anno in Italia ci sono circa 1500 nuovi casi di glioblastoma. Si tratta quindi del tumore cerebrale più diffuso. Purtroppo però siamo di fronte al tumore più aggressivo, e difficile da riconoscere nelle fasi iniziali. In genere i casi sono più frequenti nei maschi e in una determinata fascia d’età adulta tra i 45 e i 75 anni. Globalmente, rappresenta poco meno della metà di tutte le forme tumorali che si sviluppano primariamente nel cervello.
Sul fronte dei sintomi e dei segni correlati alla crescita della lesione, va ricordato che questi sono correlati allo sviluppo della massa tumorale. Quindi l’espansione della lesione porta ad un incremento della pressione all’interno del cranio e a vasodilatazione. Di conseguenza possono comparire cefalee, che tendono a farsi sempre più insistenti e difficili da sopportare, crisi epilettiche e vomito inspiegabile.
Come si affronta
Ovviamente il trattamento va studiato caso per caso, partendo da una certezza. La terapia è estremamente complessa e, sfortunatamente, non offre ancora una soluzione definitiva. Si spera per il futuro nella sempre più efficace comprensione delle modalità di crescita e sviluppo del tumore, che purtroppo, come detto, appare molto eterogeneo e nasconde ancora molti misteri, su scala cellulare, se si parla di forme iniziali.
Già oggi, in ogni caso, sono stati fatti importanti progressi nella gestione della patologia rispetto ad alcuni anni fa. In ogni caso, si punta su un approccio multidisciplinare, considerando caso per caso le diverse strategie di cura.
La terapia standard prevede l’eliminazione della massima parte di lesione con la chirurgia, associata a radioterapia mirata e a farmaci. Inizialmente si punta quindi a rimuovere il tumore, anche per limitare la pressione che esercita all’interno del cranio, e controllare i sintomi. Diventa difficile invece puntare sulla radicalità oncologica, vista la facilità a diffondersi delle cellule. L’intervento consente però di studiare anche le caratteristiche cellulari per le successive cure. In questo senso, con la radioterapia si punta ad aggredire direttamente le lesioni mentre con i farmaci chemioterapici si mira a distruggere le unità neoplastiche.