Diabete in gravidanza, come si manifesta, come si previene e si affronta

Il diabete in gravidanza non va sottovalutato: chi è più a rischio, come gestirlo e come comportarsi dopo il parto

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Il diabete interessa circa una gravidanza su sei nel mondo tra diabete preesistente e gestazionale ogni anno. Lo scorso novembre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato le sue prime linee guida globali sulla gestione del diabete in gravidanza.

A fine 2025 anche l’American Diabetes Association (ADA) ha rafforzato la raccomandazione di un approccio che integri pianificazione preconcezionale, individuazione precoce delle alterazioni glicemiche, monitoraggio e scelta individualizzata delle terapie. L’ADA indica come obiettivo ideale un’emoglobina glicata (HbA1c) inferiore a 6,5% prima della gravidanza, se raggiungibile in sicurezza. Durante la gestazione, l’obiettivo ideale è generalmente un’HbA1c inferiore al 6%, che può arrivare fino a meno di  7% se necessario per prevenire ipoglicemie significative.

Infine, le European Society of Endocrinology e l’Endocrine Society, hanno pubblicato le loro linee guida congiunte nel luglio 2025, dedicate specificamente alle donne con diabete di tipo 1 o di tipo 2. già presente prima della gravidanza. Il documento sottolinea l’importanza di affrontare con il diabetologo il desiderio di maternità, per consentire una preparazione tempestiva e ottimizzare il controllo glicemico prima del concepimento.

L’obiettivo è intervenire sui fattori modificabili e ridurre i rischi legati all’iperglicemia fin dalle prime fasi dello sviluppo embrionale. Ecco i consigli degli esperti della SID (Società Italiana di Diabetologia) a Rimini per il congresso annuale.

Cosa fare

“Programmare una gravidanza – commenta Elena Succurro, ordinario di Endocrinologia presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro e componente del Consiglio Direttivo della SID Succurro – significa non solo raggiungere valori glicemici adeguati, ma anche preparare la donna ad affrontare i profondi cambiamenti metabolici che caratterizzano la gestazione.

Le tecnologie possono rappresentare un alleato prezioso in questo percorso, ma devono essere accompagnate da formazione, educazione terapeutica e da un’assistenza specialistica integrata. È fondamentale costruire percorsi strutturati che accompagnino la donna dal preconcepimento, al postpartum, attraverso una stretta collaborazione tra diabetologo, ginecologo e team multidisciplinare.

Per l’Italia la priorità e la sfida sono tradurre le indicazioni delle linee guida in percorsi strutturati e accessibili, omogenei in tutte le Regioni. Un impegno che deve accompagnare ogni donna dalla programmazione della gravidanza e proseguire a lungo nel periodo successivo alla nascita”.

Sia chiaro. Per le neomamme, il rischio-diabete non si esaurisce con la fine della gravidanza. Il diabete gestazionale non deve essere considerato un problema limitato ai nove mesi della gravidanza Anche quando la glicemia torna normale dopo il parto, queste donne mantengono un rischio significativamente aumentato di sviluppare diabete tipo 2 negli anni successivi: una donna su 5 di quelle che hanno avuto il diabete gestazionale, ha un rischio aumentato di sviluppare diabete di tipo 2, entro 10 anni dal parto.

La diagnosi di diabete gestazionale deve quindi diventare un’opportunità per avviare un percorso di prevenzione a lungo termine. Per questo è fondamentale eseguire la curva da carico orale di glucosio a 4-12 settimane dal parto e proseguire con controlli periodici”.

Come gestire la glicemia in gravidanza

Un ruolo crescente nella gestione del diabete in gravidanza è riconosciuto alle tecnologie. L’OMS raccomanda il monitoraggio continuo del glucosio (sensore) nelle gestanti con diabete di tipo 1, dove fattibile. Le linee guida ESE–Endocrine Society suggeriscono inoltre, nel diabete di tipo 1, l’impiego di sistemi ibridi di somministrazione automatizzata dell’insulina (‘pancreas artificiale’), precisando che la scelta deve tenere conto dell’idoneità dello specifico sistema alla gravidanza e avvenire sotto la guida di un’équipe esperta.

“In gravidanza gli obiettivi glicemici sono particolarmente stringenti – ricorda la professoressa Succurro – e il fabbisogno insulinico cambia rapidamente per effetto delle modificazioni ormonali. Raggiungere e mantenere questi obiettivi richiede un impegno quotidiano intenso.

I risultati di questi studi dimostrano che l’automazione possa offrire un supporto concreto, ampliando le possibilità di personalizzare la terapia nelle donne con diabete di tipo 1. Le tecnologie avanzate stanno trasformando le possibilità di cura ma è necessario utilizzare solo dispositivi appropriati (attualmente in Europa sono tre i sistemi AID — indicati per l’impiego nella gravidanza con diabete di tipo 1) e sotto la guida di équipe esperte, idealmente già nella fase preconcezionale”.

Sul fronte dei farmaci, semaglutide e tirzepatide: grandi alleate della gravidanza prima, ma non (ancora) durante.

Un nuovo consenso internazionale pubblicato nel settembre 2026 su The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health evidenzia le potenzialità delle terapie incretiniche nel migliorare peso e compenso metabolico prima del concepimento. Una metanalisi su oltre 42.000 gravidanze esposte a questi farmaci (le donne in terapia co incretine prima del concepimento, inconsapevolmente hanno continuato ad assumerle nelle primissime fasi della gravidanza) non ha rilevato un aumento statisticamente significativo di malformazioni congenite.

Risultati tranquillizzanti, dunque, in caso di esposizione accidentale, ma non sufficienti a dimostrare la sicurezza dei farmaci durante la gestazione. In caso di gravidanza programmata, per ora resta l’indicazione di sospendere semaglutide almeno due mesi prima del concepimento e tirzepatide almeno un mese prima.

“Questi farmaci possono contribuire a migliorare le condizioni metaboliche della donna prima della gravidanza, ma il loro utilizzo richiede una programmazione preconcezionale accurata e una gestione specialistica personalizzata – ricorda l’esperta -.

Il documento pubblicato su The Lancet suggerisce che il trattamento con GLP-1 RA prima della gravidanza possa favorire il raggiungimento di un’emoglobina glicata inferiore al 6,5% e una riduzione del peso corporeo superiore al 5–10%, obiettivi che possono contribuire a migliorare le condizioni di salute della donna in vista del concepimento.

I risultati di questa metanalisi, tuttavia, non modificano le attuali indicazioni sull’impiego dei farmaci incretinici durante la gravidanza.

“La gravidanza nelle donne con diabete – afferma Raffaella Buzzetti, presidente della SID – deve essere preparata, accompagnata e seguita nel tempo. Le innovazioni farmacologiche e tecnologiche offrono opportunità senza precedenti, ma il vero progresso sarà renderle accessibili attraverso percorsi integrati tra diabetologi, ginecologi e medicina territoriale.

La SID richiama l’attenzione sull’importanza di rendere omogenei i percorsi di screening e follow-up nelle diverse Regioni italiane, promuovendo sistemi di raccolta dei dati che consentano di misurare l’effettiva adesione ai controlli e di individuare eventuali disuguaglianze nell’accesso all’assistenza. Proteggere la salute metabolica della madre significa investire anche nel futuro del bambino”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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