Come affrontare gli attacchi di panico. Le indicazioni della comunità scientifica

In estate possono aumentare, complici anche le alte temperature. Ma si possono risolvere, seguendo alcune indicazioni degli esperti

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Arriva l’estate, una stagione spesso associata a un maggiore relax e a serenità. Eppure i dati statistici indicano che proprio in questo momento dell’anno potrebbero verificarsi più attacchi di panico, complice l’aumento delle temperature, ma anche la maggior esposizione alla luce solare, che in alcuni casi e in certi soggetti può creare più stress nell’adattamento dell’organismo alle nuove condizioni. Diventa utile, quindi, saper individuare i campanelli d’allarme, in modo da intervenire tempestivamente e in maniera appropriata.

L’estate e gli attacchi di panico

Per chi soffre di ansia, dunque, anche l’estate può nascondere qualche insidia, come confermano gli specialisti psicoterapeuti e neuropsicologici di Humanitas Psicocare e Humanitas Medical Care Torino Principe Oddone, che spiegano, sul sito della struttura, che un “attacco di panico è un episodio improvviso di ansia molto intensa, accompagnato da sintomi fisici come tachicardia, difficoltà respiratorie e paura di morire o di perdere il controllo. Può presentarsi in qualsiasi momento, spesso senza un apparente motivo scatenante”. L’estate, però, con periodi di caldo estremo come quello di questi giorni e con una maggiore quantità di luce, può dare maggiori difficoltà ad alcune persone più predisposte o con minore capacità di adattamento psicofisico.

Attacchi di panico e disturbo di panico

“Gli attacchi di panico sono episodi di breve durata durante i quali la persona è preda di una paura molto intensa, senza un pericolo reale. Il termine “panico” deriva dal dio greco Pan, divinità dei pascoli dal corpo mezzo umano e mezzo caprino, che era solito assalire improvvisamente le ninfe del bosco suscitando un terrore vivissimo, il ‘timor panico’ (Hayes, 1990)”, spiega la dott.ssa Sonia Spotti, medico psichiatra dell’Ospedale Maria Luigia. Quando gli attacchi di panico si verificano con una certa frequenza e, soprattutto, sono fonte a loro volta di preoccupazione, si configura il cosiddetto “disturbo di panico”, che viene contemplato tra i disturbi d’ansia nel DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, cioè lo strumento standardizzato per classificare e diagnosticare i disturbi mentali, utilizzato dalla comunità scientifica internazionale. La gravità del quadro dipende dalla frequenza degli attacchi, con una oscillazione tra un caso al mese o più episodi al giorno nelle forme più severe.

Nonostante la definizione possa spaventare, si tratta di un disturbo curabile: “La terapia cognitivo-comportamentale, il trattamento farmacologico e le tecniche di gestione dell’ansia permettono nella maggior parte dei casi un significativo miglioramento della qualità di vita”, chiarisce l’Humanitas.

Le cause degli attacchi di panico

“La ricerca ha identificato diversi fattori di rischio per lo sviluppo del disturbo di panico”, come spiega Spotti, che riassume:

Come riconoscerli

Sono almeno 4 i sintomi, elencati dal DSM-5, che permettono di diagnosticare un caso di attacco di panico: palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia, sudorazione intensa, tremori o scosse, sensazione di fiato corto o di fatica nel respirare, sensazione di soffocamento, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, vertigini, sensazione di instabilità o di svenimento, brividi o vampate di calore, parestesie (formicolio o intorpidimento), derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi distaccati da sé), paura di perdere il controllo o di “impazzire”, paura di morire. Non è necessario che tutti i sintomi siano presente contemporaneamente.

L’ansia e gli attacchi di panico: le differenze

Spesso l’ansia viene confusa con una forma di panico, mentre esistono alcune differenze. La principale è che l’ansia è considerata una risposta naturale dell’organismo a situazioni che sono percepite come un pericolo o una minaccia: la reazione diventa uno stato d’animo di preoccupazione diffusa. Può avere una durata breve – di poche ore o giorni – e in genere ha un’intensità moderata. Se, invece, si tratta di episodi acuti, improvvisi e non graduali, con un picco massimo che può durare alcuni minuti (tra i 5 e i 20), allora si parla di attacchi di panico. In quest’ultimo caso spesso la causa della condizione appare inspiegabile e improvvisa: può persino capitare di avere un attacco di panico durante un momento di relax o nel sonno.  Nelle forme più severe anche le manifestazioni fisiche (come tachicardia o dolore al petto, sensazione di soffocamento, ecc.) sono più marcate e possono far inizialmente pensare ad altri disturbi, come un infarto.

La “paura della paura”

Gli esperti sottolineano come, in caso di attacchi di panico, si generi anche una maggiore condizione di ansia generalizzata per la cosiddetta “paura della paura”: il timore di vivere un altro episodio, infatti, può portare a una preoccupazione anticipatoria che a sua volta può aprire la strada a nuovi attacchi. Per gestire la condizione, la letteratura scientifica suggerisce alcune tecniche e interventi: respirazione diaframmatica controllata (cioè inspirare lentamente dal naso contando fino a 4, trattenere per 2 secondi, espirare dalla bocca contando fino a 6) per attivare il sistema nervoso parasimpatico e rallentare la risposta di allarme; la tecnica del grounding 5-4-3-2-1 (identificare 5 cose che si vedono, 4 che si possono toccare, 3 che si sentono, 2 che si annusano, 1 che si può assaggiare) per riportare l’attenzione alla realtà concreta circostante; rimanere nella situazione, senza tentare di fuggire; ristrutturazione cognitiva, cioè ricordare a sé stessi che l’attacco è temporaneo, non pericoloso e si risolverà spontaneamente.

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