Citisina, come funziona il farmaco per smettere di fumare, a chi serve e quanto pesa la dipendenza da nicotina

La citisina ha l'obiettivo di combattere la dipendenza da nicotina agendo sui ricettori. Ha una durata ridotta e può avere effetti collaterali

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Dire addio alla sigaretta, anche quando magari non si è creata una vera e propria dipendenza perché si fuma solo poche volte durante il giorno, è tremendamente difficile. Il tutto a fronte di dati sui rischi, la speranza di vita di un giovane che a venticinque anni fuma due pacchetti al giorno di sigarette, è di otto anni più breve di quella di un non fumatore.

Ma spegnere per sempre la sigaretta è una sfida complessa, che va affrontata con l’aiuto di esperti, come quelli che operano nei centri antifumo del Servizio Sanitario Nazionale. Queste strutture, peraltro, sono le prime delegate a prescrivere il trattamento con citisina per la disassuefazione, nell’ambito di un approccio basato su diverse strategie.

Cos’è la citisina e per chi è indicata

Il farmaco che contiene citisina è ora disponibile e rimborsato dal servizio Sanitario. L’obiettivo del trattamento è combattere la dipendenza da nicotina e di disabituarsi dal fumo di tabacco senza che si instaurino segni e sintomi classici della “mancanza” di nicotina, che spesso porta a riprendere il fumo.

Sostanzialmente la citisina è una sostanza individuata ed estratta poco dopo la metà del 1800 che viene dal maggiociondolo. Masticandone le foglie, i soldati nella seconda guerra mondiale ne traevano, non potendo fumare, gli effetti della nicotina. In pratica agisce sui recettori della nicotina, limitando il bisogno di questo composto.

Attenzione: la durata del suo effetto è estremamente ridotta e quindi in genere occorrono diverse somministrazioni ogni giorno per controllare a dovere i recettori per la nicotina. Il farmaco è stato molto usato nei Paesi dell’Europa orientale e può avere come effetti collaterali nausea, fauci secche e mal di testa.

Nei centri antifumo viene impiegato da tempo, il dosaggio viene programmato dallo specialista. Ed è sempre agli esperti che va chiesta l’indicazione a questa cura, anche alla luce di quanto riportano i documenti della Società italiana di tabaccologia (Sitab), che prevedono appunto informazioni pratiche per la dispensazione di questa ed altre terapie.

Cosa fa la nicotina

La nicotina esplica diverse azioni, ma spesso in maniera “bifasica”. Ogni sua attività può infatti risultare stimolante o depressiva. La risposta finale dell’organismo alla nicotina è quindi la somma dei diversi effetti, spesso opposti tra loro della sostanza.

La nicotina può, ad esempio, aumentare la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa agendo sui centri do controllo locali del sistema nervoso “simpatico”, sulla midollare del surrene (una porzione della piccola ghiandola che si trova sopra i reni e produce le catecolamine come adrenalina e noradrenalina), e attivando particolari recettori chimici presenti vicino all’aorta ed alla carotide.

Tutti questi mezzi inducono la risposta che dopo pochi minuti, i tempi dipendono dalla quantità di nicotina, viene sopraffatta dai meccanismi di controllo che inducono una reazione esattamente opposta. Sul sistema nervoso la nicotina ha un’iniziale azione stimolante, soprattutto sulla respirazione. Ma anche in questo caso dopo poco tempo la depressione di queste risposte è maggiore.

La nicotina infine fa aumentare i movimenti dell’intestino perché agisce positivamente sui nervi che controllano la muscolatura intestinale. Quando la sostanza è presente, quindi, c’è una leggera tendenza alla diarrea cui fanno seguito periodi di stitichezza quando si smette di fumare. Proprio l’assuefazione alla nicotina, in ultima analisi, è uno dei motivi per cui smettere di fumare è così difficile. Ma attenzione: è solo una delle cause delle difficoltà ad abbandonare la sigaretta.

Cosa fare

È fondamentale che l’abbandono del tabagismo venga affrontato con i diversi strumenti che oggi abbiamo a disposizione, attraverso l’integrazione di approcci che possono assicurare i risultati migliori. L’importante, a detta degli esperti, è affidarsi esclusivamente a metodi che abbiano una dimostrata efficacia.

Alla base di tutto, in ogni caso, deve esserci la volontà di smettere. E soprattutto, la forza per non ricominciare, anche dopo mesi. Si può contare sul fatto che già dopo un anno di astinenza da fumo il rischio per cuore e arterie si dimezza e che dopo un periodo più lungo tende ad azzerarsi anche il pericolo per i polmoni.

Per ogni fumatore occorre comunque un approccio personalizzato, sulla base della quantità di sigarette fumate ogni giorno, della reale presenza di dipendenza, tra chi fuma quotidianamente ad esempio nel 30-50 per cento dei casi questa non esiste, e dalla presenza di stati depressivi o altre situazioni che rendono più difficile l’abbandono.

In ogni caso ad oggi le terapie scientificamente provate con studi clinici sono il counselling, i farmaci e i sostituti della nicotina. Questi ultimi agiscono contrastando la sensazione di astinenza da nicotina. Praticamente non ha controindicazioni, se non problemi della pelle in caso di utilizzo di cerotti. Tra le altre terapie farmacologiche c’è ad esempio a vareniclina, che opera “occupando” i recettori per la nicotina con un’elevata specificità.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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