La Milano Fashion Week di febbraio 2026 è già una promessa sussurrata tra inviti che circolano, fitting notturni e agende che si riempiono a ritmo serrato. Nel calendario più atteso della stagione – quello che detta l’umore del prossimo inverno – tre nomi catalizzano l’attenzione con un’aura che va oltre la passerella: Prada, Dolce & Gabbana e Giorgio Armani. Tre visioni diverse della femminilità, tre luoghi simbolo della città e tre momenti destinati a trasformarsi in racconto visivo, tra memoria e futuro.
Segnare date e indirizzi è solo l’inizio. Perché alla settimana della moda milanese non si va soltanto per vedere una collezione: si entra in una narrazione fatta di scenografie, casting, prime file cinematografiche e abiti che parlano del presente con la lingua – sempre chiarissima – della moda.
Prada: alla Fondazione l’attesa per la sfilata che interpreta il presente
La scorsa stagione la passerella arancione, lucida come una superficie liquida attraversata da fasci di luce spezzati, aveva costruito una mise-en-scène quasi metafisica. Nessun elemento superfluo, solo rifrazioni luminose a dialogare con abiti pensati per mutare funzione e identità. L’idea di Miuccia Prada e Raf Simons era chiara: offrire alla donna strumenti per attraversare un mondo instabile, capi capaci di trasformarsi insieme a chi li indossa.
Ecco perché le aspettative per febbraio 2026 si muovono nella stessa direzione di una moda che reagisce alla realtà. Ci immaginiamo ancora quell’uniforme utilitaria che si scompone e si ricompone: giacche antipioggia accostate a elementi couture, guanti da opera volutamente stropicciati, crinoline alleggerite, canotte trasformate in salopette fluttuanti. Il gioco delle proporzioni – reggiseni troppo piccoli o volutamente oversize sotto scolli profondi, bloomer cortissimi portati con maglieria rigorosa – potrebbe evolvere verso nuove stratificazioni.
Alla Fondazione Prada, dove architettura e moda parlano la stessa lingua, ogni scelta scenografica diventa parte del messaggio. E la domanda resta sempre la stessa: come cambierà, questa volta, il nostro modo di guardare gli abiti?
Dolce & Gabbana: allo Spazio Metropol la moda diventa spettacolo
Per Dolce & Gabbana l’appuntamento è sabato 28 febbraio alle ore 12:30 allo Spazio Metropol di viale Piave 24, il teatro milanese delle loro sfilate più scenografiche e spettacolari. Da Prada alla sensualità teatrale di Dolce & Gabbana il passo è breve solo sulla mappa. Perché nello Spazio Metropol la moda si trasforma in spettacolo puro, con una regia che mescola cultura pop, memoria italiana e un casting che spesso sembra uscito da un film.
L’ultima sfilata è stata un vero pigiama party couture. Il pigiama – capo domestico per eccellenza – era diventato un oggetto del desiderio: completi in cotone a righe azzurre incrostati di cristalli, babbucce con inserti in pelliccia, top lingerie in pizzo che spuntavano sotto blazer maschili dalla costruzione netta. L’ordinario che combatte con l’aulico, cifra stilistica del duo, si traduceva in un dialogo continuo tra comfort e opulenza.
Per febbraio 2026 le aspettative si muovono su due binari. Da una parte la conferma di questa “moda non-moda” spontanea e individuale – capi nati per essere vissuti, non solo ammirati – dall’altra la possibilità di un nuovo capitolo narrativo. Se il pigiama è stato il punto di partenza, quale sarà il prossimo oggetto quotidiano elevato a simbolo di desiderio?
Giorgio Armani, il 1° marzo la sfilata-evento nella casa di Brera
Quella di Giorgio Armani sarà la sfilata più carica di emozione dell’intera Milano Fashion Week. Per la prima volta la collezione verrà presentata nella casa di via Borgonuovo 21, nel cuore di Brera. Per la precisone domenica 1 marzo ore 11:30 e 12:30. Non una location qualsiasi, ma il luogo più intimo dello stilista, il suo rifugio creativo per oltre quarant’anni. Arriva pochi mesi dopo la sua scomparsa e per questo la scelta assume un valore ancora più intimo e simbolico.
Duemila metri quadrati distribuiti su tre piani in un palazzo del XVII secolo, dove ogni oggetto racconta una storia. Il ritratto di Andy Warhol, l’opera di Matisse, il tavolo di Ettore Sottsass con le sedie verdi, le librerie disegnate da Peter Marino, la scrivania di Jean-Michel Frank davanti al camino. Un universo estetico fondato sulla sottrazione, sul dialogo tra bianco e nero, sulla luce naturale che attraversa pavimenti total black e pareti in legno d’acero.
Portare qui la sfilata significa trasformare la moda in memoria viva. Le modelle sfileranno negli spazi dove nascevano le collezioni? Dove Armani costruiva quel rigore morbido che ha ridefinito il tailoring femminile?