In alcuni lavori, le capacità e l’esperienza passano in secondo piano. Conta di più la bellezza della candidata, trasformando il corpo nella divisa da lavoro.
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I lavori che vanno di pari passo con la presentazione fisica
Aspetto curato e sempre in ordine: in alcuni ambienti lavorativi la presentazione fisica diventa il primo criterio di selezione per individuare la candidata perfetta.
Essere a contatto con il pubblico può significare dover fare bella figura e rappresentare al meglio il posto di lavoro.
Non si tratta di una dinamica nuova, ma oggi è diventata più visibile, specie sui social in cui si normalizza l’idea che mostrarsi curate sia parte della professionalità.
Lavori come barista, hostess, receptionist ma anche commesse ed estetiste. Non è raro che la bellezza venga notata prima delle competenze.
L’aspetto estetico curato comunica affidabilità, soprattutto nei campi dell’estetica chiaramente, ma ciò preclude la possibilità alle persone che non sono ritenute altrettanto belle.
La presentazione fisica è importante, ma le capacità e le soft skill dovrebbero essere al primo posto nella valutazione di un candidato.
Si crea così una corsia preferenziale per il pretty privilege, escludendo a priori chi non lo possiede e non contando che potrebbe essere una bravissima lavoratrice.
Il pretty privilege ti aiuta o ti ostacola?
Se ti capita che molti ti facciano complimenti sull’aspetto fisico indipendentemente da ciò che dici o pensi, potresti possedere il pretty privilege.
Si tratta di un vantaggio sociale o lavorativo che possiedono le persone ritenute esteticamente belle. La corsia preferenziale cui ci riferivamo sopra.
Se sei bella, trovi più porte aperte nel tuo cammino.
All’apparenza è un vantaggio; insomma, senza troppo sforzo la vita ti sorride. Ma scavando più in profondità, possiamo trovare le principali ingiustizie di questo fenomeno.
In realtà è un pregiudizio: si giudica il valore di una persona partendo dall’aspetto. L’intelligenza, le conoscenze e l’impegno non vengono tenuti in considerazione: si giudica il libro dalla copertina.
I successi raggiunti vengono letti solo attraverso questo “privilegio”.
La vera te non viene vista o viene giustificata sulla base dell’estetica. Diventa una gabbia dalla quale è difficile uscire, poiché molti applicano la scorciatoia mentale del “se sei bella, sei anche brava”.
Inoltre, se una persona si ritiene non rientri nei canoni estetici socialmente riconosciuti, viene automaticamente esclusa.
In certi campi, diventi il brand di te stessa
Il proprio corpo e l’estetica diventano un secondo lavoro non retribuito.
Devi essere sempre impeccabile, con il trucco leggero ma d’effetto, un abbigliamento curato ma che metta in mostra la tua femminilità.
Anche nei giorni in cui non ne vuoi proprio sapere di sistemare i capelli, il tuo aspetto estetico deve essere al suo massimo.
La presentazione fisica è diventata tutto per chi deve apparire in pubblico e lavorare a contatto con le persone, senza tenere in considerazione che possiamo essere delle perfette lavoratrici anche da struccate.
La cura di sé dovrebbe partire da noi, quando ci sentiamo forti e belle senza la costrizione da parte di un datore di lavoro. Il nostro valore non dovrebbe dipendere da quanto siamo presentabili, ma da quanto siamo capaci.
Il corpo è diventato il biglietto da visita, ma ci dovremmo poter scrivere anche le infinite qualità che possediamo.
Gli standard che impone il datore di lavoro
L’eccessiva richiesta di perfezione e femminilità porta le dipendenti ad avere un forte autocontrollo.
Non dimentichiamo i commenti sgradevoli che spesso si ricevono negli ambienti lavorativi in cui conta l’aspetto estetico. Anche in quei casi, bisogna restare impeccabili.
Durante le situazioni più scomode, dalle giornate in cui del nostro aspetto non ci importa a quelle in cui la soddisfazione del pubblico sembra essere l’unica cosa che conti, rispettare gli standard che vengono imposti sul nostro fisico risulta davvero frustrante.
Il corpo è, quindi, la divisa da lavoro su cui il datore può imporre delle regole: essere truccate e vestite bene. Sempre sorridenti ed eccessivamente gentili e disponibili con i clienti.
Una perfezione estetica ed emotiva.
Siamo ancora libere di decidere il nostro lavoro?
Cosa comporta lavorare dove conta la presentazione fisica
Sviluppare troppo autocontrollo, non uscire mai dagli schemi e non potersi permettere un brufolo in vista, può portare molto stress e burnout.
Ciò che può davvero stancare è non poter contare sulle proprie capacità, poiché tutto dipende dai pantaloni che hai deciso di indossare.
È molto facile che dall’estetica nascano delle insicurezze, a maggior ragione se lavoro e aspetto fisico vanno a braccetto.
Il problema non è più singolo ma doppio: “Non mi rinnovano il contratto perché non hanno più bisogno, o perché hanno trovato qualcuno di più bello?”
È facile cadere nella trappola, ma dobbiamo sforzarci di ricordare che è sbagliato il principio di tutto ciò: se otteniamo un lavoro, deve essere per le capacità, non perché siamo molto femminili.
Lo sforzo non finisce con il turno di lavoro, continua a casa quando devi mantenere l’immagine curata, e ricomincia prima di uscire.
Uno stress senza sosta che si scontra con il nostro volere, che dovrebbe avere voce in capitolo se si tratta del nostro corpo, poiché non decidiamo noi quando e quanto essere presentabili.
Serve una vita in cui il corpo non sia l’uniforme
L’aspetto estetico gioca un ruolo nella società. Il problema nasce quando la perfezione diventa il fulcro attorno cui ruota tutto.
I canoni odierni si sono alzati molto, anche per colpa degli infiniti filtri che troviamo sui social che alterano l’immagine e, di conseguenza, la considerazione che abbiamo di noi.
La cura della propria bellezza è personale e deve partire in primis da noi. Se per una volta decidiamo di non truccarci al lavoro, non possiamo essere considerate meno brave.
Bisognerebbe estendere anche il concetto di “bellezza”: non solo quella esteriore, ma anche interiore. In un lavoro, devono essere fondamentali anche le attitudini.
Il corpo come uniforme a lungo andare diventa pesante e trasforma i turni di lavoro in una fatica senza fine, anche in termini economici. Mantenersi sempre impeccabili costa.
Il pretty privilege può aprire le porte ai lavori in cui il corpo dirige il gioco, ma non può decidere chi merita di lavorare. È uno scontro ad armi impari.