Con Magico Latino (Wannabe Records / Sony Music Italy) Giulia Molino sorprende il pubblico con un sound fresco e inaspettato, ma non rinnega la propria natura artistica: quella di una cantautrice che ama raccontare le emozioni più profonde.
Tra il ricordo di Amici e di Maria De Filippi, l’esperienza nel musical di Mare Fuori, il rapporto speciale con Napoli e il Festival di Sanremo e il brano Magico latino che racchiude l’atmosfera leggera delle notti estive, dove la musica accompagna incontri inattesi e amori fugaci che prendono forma nell’arco di poche ore, Giulia Molino ha condiviso con noi i suoi sogni e i suoi progetti.
Magico Latino è una delle sorprese musicali di questa estate. È un brano diverso da quello a cui hai abituato il tuo pubblico, più leggero, solare e ritmato. Da dove nasce questa voglia di sperimentare?
È nato davvero nel modo più naturale possibile. Fa sorridere pensarci, perché era una fredda giornata d’inverno e nessuno di noi immaginava che da quella sessione sarebbe uscito un pezzo con un’anima così estiva. Non c’era un progetto preciso, non volevamo inseguire una tendenza o costruire una canzone “da tormentone”. Semplicemente ci siamo lasciati guidare dalle emozioni di quel momento e, una volta terminato il brano, ci siamo detti che sarebbe stato perfetto per l’estate. Mi piace perché rappresenta una parte di me che il pubblico conosce meno: quella più spensierata, ironica, leggera. Sul palco mi diverte tantissimo e sentivo il desiderio di condividere anche questo lato del mio carattere.
Questa sperimentazione potrebbe aprire una nuova fase del tuo percorso artistico?
Non credo. Mi sento molto più a mio agio quando racconto emozioni intense, amori finiti, malinconie, rabbia. Sicuramente potranno nascere altri brani come Magico Latino, ma non penso che quella sia la direzione principale della mia musica. La mia identità artistica resta legata a emozioni più profonde.
Anche il sound rappresenta una sperimentazione importante.
Assolutamente sì. Molti hanno associato il brano a un filone che oggi sta crescendo nel pop italiano, ma in realtà è nato senza alcuna strategia. Quel giorno ero a Torino e sentivo una nostalgia fortissima: mi mancava Napoli, ma soprattutto mi mancava l’estate, che è la mia stagione del cuore. Sono nata ad agosto e ho un legame speciale con quel periodo dell’anno. Tutto è nato da quella sensazione. Per questo credo tantissimo nella sincerità della scrittura. Quando in studio si crea una vera sintonia tra le persone, le canzoni prendono vita da sole e non hanno bisogno di essere costruite.
Nonostante il ritmo più leggero, il tema resta comunque molto vicino al tuo mondo.
Assolutamente. Al centro c’è sempre la fragilità dei sentimenti. In questo caso ho scelto come immagine gli amori estivi, che per definizione sembrano destinati a durare solo una stagione. Ma il concetto è più ampio: mi interessa raccontare quanto possano essere delicati i rapporti umani. È un tema che sto affrontando in tutta la musica che sto scrivendo.
Nel videoclip si respira un’atmosfera di grande libertà. Quanto ti sei divertita a realizzarlo?
Tantissimo. Abbiamo girato il video al Club Venus, un luogo molto importante per me. È uno spazio dove ho imparato a conoscere meglio il mio corpo, a muovermi senza vergogna e senza sentirmi giudicata. Lo frequento da circa due anni e ormai lo considero casa. Il videoclip è stato girato durante una vera serata, insieme alle persone a cui voglio bene. È stato lavoro, certo, ma anche un momento di autentica leggerezza.
Hai raccontato più volte di aver avuto un rapporto complicato con il ballo.
Sì, perché sono sempre stata molto timida. Ad Amici, ad esempio, mi sentivo impacciatissima ogni volta che dovevo ballare. Poi ho capito che non esiste un solo modo di essere sensuali o espressivi. Grazie al Club Venus ho capito che ogni corpo ha una sua sensualità e può raccontare qualcosa, indipendentemente dalla tecnica. Ho iniziato anche a prendere lezioni perché ballare davanti a una telecamera è molto diverso dal farlo in pista. Oggi credo che un artista debba essere completo: i concerti sono diventati spettacoli a tutti gli effetti.
A proposito di spettacolo, hai fatto parte del musical di Mare Fuori. Che esperienza è stata?
Mi ha dato un assaggio concreto di quello che potrebbe essere un futuro tour. Ho imparato a gestire i viaggi, la stanchezza, le energie. Anche quando sei esausto devi ricordarti che davanti a te c’è un pubblico che ha scelto di essere lì e merita il massimo. È stata una palestra straordinaria.
E interpretare Crazy J (Giulia)?
È stato abbastanza naturale perché il personaggio vive attraverso la musica, quindi mi apparteneva. Ho sentito quella storia molto vicina alla mia esperienza. Mi sono ritrovata soprattutto nel desiderio di riscatto che accompagna il personaggio.
Nei tuoi brani convivono spesso italiano e napoletano. Quali artisti hanno lasciato un segno nel tuo percorso?
Ce ne sono tantissimi: Lina Sastri, Pino Daniele, Edoardo De Crescenzo, Monica Sarnelli. Anche ascolti più recenti, come Geolier, mi hanno colpita per la forza e la freschezza del linguaggio. Però, con il tempo, ho capito che ispirarsi è importante, ma bisogna trasformare tutto in qualcosa di personale. Napoli è una fonte inesauribile di arte e cultura: sarebbe riduttivo limitarla soltanto alla musica.
Oggi cosa vuoi comunicare attraverso le tue canzoni?
Dopo tanti esperimenti mi sono fatta una domanda: perché il pubblico mi ha scelta? La risposta è arrivata subito. Mi ha scelta quando raccontavo il dolore, gli amori, le ferite. C’è bisogno di leggerezza, ed è quello che ho provato a fare con Magico Latino, ma c’è anche bisogno di conforto. Le persone cercano nella musica uno specchio in cui riconoscersi. Io mi sento profondamente questo: qualcuno che può trasformare il dolore in un abbraccio.
Hai mai pensato di dedicarti anche alla recitazione?
Sì. Mia madre faceva teatro e io ho iniziato a cantare proprio in un musical quando avevo otto anni. Il palco è sempre stato casa mia. Mi piacerebbe studiare seriamente recitazione perché sento una grande responsabilità quando qualcuno mi definisce attrice. Credo che sia un mestiere che richiede anni di studio e voglio meritarmi quel titolo.
Amici ha segnato una tappa fondamentale della tua carriera. Cosa ti ha lasciato?
Tantissimo. È stata una scuola di disciplina, quasi militare. Vivere senza telefono e senza distrazioni mi ha fatto capire quanto tempo perdiamo nella quotidianità. Ma soprattutto mi ha insegnato a credere nella mia identità artistica e a difenderla. È un ambiente enorme e bisogna imparare a non lasciarsi travolgere.
Maria De Filippi ti ha dato qualche consiglio che custodisci ancora oggi?
Maria mi chiamava spesso perché ero la “piangiona” dell’edizione. Passeggiavamo insieme e parlavamo tanto. Lei mi ha insegnato ad affrontare il mondo con maggiore forza. Sono una persona molto fragile e lei mi ha fatto capire che, pur senza rinnegare quella fragilità, bisogna imparare a non lasciarsene sopraffare.
Sei rimasta in contatto con i tuoi compagni di Amici?
Sì, assolutamente. Con Francesco Bertoli siamo molto amici, sento anche Stefano, Michelangelo, Jacopo e abbiamo ancora un gruppo WhatsApp. Ho sempre vissuto la competizione con me stessa, mai contro gli altri. Quando qualcuno mi dice che avrei dovuto vincere io invece di Gaia, non accolgo quel commento con piacere. Ognuno ha il proprio tempo e il proprio percorso. L’unica cosa con cui sono davvero arrabbiata è la pandemia, che ha fermato tante occasioni.
Stai già lavorando ai prossimi progetti?
Sì, ho appena chiuso il master di due nuovi brani che usciranno dopo l’estate.
E il Festival di Sanremo?
Incrociamo le dita.