L’iconico zaino giapponese per la scuola squadrato e rigido, il segreto del randoseru per un rientro senza stress

Rigido, capiente e iconico, cosa possiamo imparare dal modello giapponese dello zaino per la scuola

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Giorgia Prina

Lifestyle Specialist

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Settembre per alcune famiglie vuol dire solo una cosa: corsa a comprare libri, astucci, quaderni e mille oggetti (all’apparenza indispensabili) che presto si rivelano ingombranti. Il risultato? Un gran disordine che può cancellare la bellezza dell’esperienza. Il ritorno a scuola è infatti un momento atteso e temuto insieme, che può creare stress e ansie, ma che in molti casi può portare gioia e voglia di ricominciare: ritrovare gli amici dell’anno precedente dopo la pausa estiva e imparare cose nuove tra i banchi.

Se dunque parte del caos del momento si potesse evitare? Se il problema non fosse soltanto cosa mettere nello zaino, ma lo zaino stesso? C’è chi ha pensato a una soluzione per i più piccoli, qualcosa che fosse pratico e che avesse poco bisogno di manutenzione: i giapponesi. In Giappone infatti esiste uno zainetto per i più piccoli che non ha niente a che vedere con quello che siamo abituati a vedere: il randosero. Ma attenzione, non sarà certo un oggetto a risolvere magicamente tutti i nostri problemi, quello che bisogna tenere a mente è l’utilità di una struttura organizzata, che, sicuramente, può aiutare a gestire meglio il materiale necessario.

Cos’è il randoseru e perché è diverso

Niente personaggi dai cartoni animati, niente schizzi fumettistici, niente colori sgargianti: a prima vista il randoseru sembra sicuramente una via di mezzo tra una cartella e uno zaino. Si tratta di un oggetto iconico e simbolo del design che accompagna nelle esigenze della vita di tutti i giorni. Uno zaino scolastico giapponese che accompagna bambine e bambini durante i sei anni della scuola primaria e che, con la sua forma squadrata e rigida, è diventato uno dei simboli più riconoscibili dell’infanzia in Giappone.

Anche il nome racconta qualcosa della sua storia. Randoseru deriva dal nederlandese ransel, parola utilizzata per indicare uno zaino o una bisaccia militare. Il modello arrivò in Giappone nell’Ottocento, ispirato agli zaini utilizzati dagli eserciti europei, e venne successivamente adattato all’uso scolastico. Alla fine del XIX secolo iniziò così la trasformazione di un oggetto nato in ambito militare in una presenza quotidiana sui banchi di scuola.

Nessuna forma morbida di tessuto: il randoseru è molto diverso dai mille tipi di zaini scolastici occidentali. A cambiare tutto è la filosofia progettuale. Il randoseru è pensato per mantenere la propria struttura anche quando è vuoto: il corpo rigido protegge ciò che contiene e permette di organizzare libri, quaderni e altri materiali all’interno di uno spazio ben definito. È dunque un contenitore progettato per accompagnare quotidianamente persone che non hanno tempo (ma soprattutto voglia) di sistemare continuamente l’interno del proprio zaino.

La filosofia dietro il randoseru

Alla struttura principale si aggiungono spallacci regolabili e una costruzione particolarmente resistente. L’obiettivo è ambizioso: lo stesso zaino dovrebbe poter essere utilizzato dall’ingresso alla scuola primaria fino alla fine della scuola, negli anni successivi, mentre la bambina o il bambino cresce e cambia fisicamente. È anche per questo che il randoseru può apparire più robusto e ingombrante rispetto a un normale zaino a cui siamo abituati.

La sua caratteristica forma non è dunque frutto soltanto di una ricerca estetica, il randoseru nasce dall’idea che uno zaino scolastico debba essere resistente, strutturato e destinato a durare a lungo. Una filosofia che, soprattutto al momento del rientro a scuola, può offrire uno spunto interessante anche fuori dal Giappone: spesso per fare ordine non serve soltanto avere più spazio, ma avere uno spazio organizzato meglio.

Il segreto della forma: perché è squadrato e rigido

L’intento principale che sembra aver guidato il progetto del randoseru è quello di una struttura rigida che impedisce allo zaino di afflosciarsi su se stesso e fa sì che lo spazio interno rimanga relativamente stabile. Libri e quaderni possono essere inseriti e tolti senza dover ogni volta “scavare” in fondo alla borsa alla ricerca di ciò che serve.

Per cercare di riportare la stessa idea anche al di fuori del Giappone dobbiamo pensare che la filosofia sottesa è che il randoseru non aumenta lo spazio disponibile, ma rende più facile utilizzare quello che già c’è. Insomma, anche utilizzando uno zaino diverso, possiamo ricavare da quello che sappiamo una prima regola: ogni oggetto dovrebbe avere un posto preciso. I libri più grandi e pesanti possono essere sistemati vicino alla schiena, mentre astuccio, fazzoletti e piccoli accessori possono trovare posto nelle tasche più facilmente raggiungibili.

Come preparare lo zaino per il rientro in sei mosse

Organizzare lo spazio per rendere la vita di tutti i giorni più semplice. Questo è il vero insegnamento del randoseru, applicabile e tutti i tipi di zaino, al di là dell’estetica. Insomma, non serve necessariamente avere uno zaino giapponese: basta seguire alcune piccole regole da trasformare in una routine, importante quando ricomincia la scuola.

  1. Dentro solo quello che serve davvero. Lasciare a casa ciò che non serve significa anche evitare di aggiungere peso inutile quindi controlla sempre l’orario per portare solo i libri necessari.
  2. I materiali più pesanti vicino alla schiena. Gli oggetti più leggeri possono invece essere sistemati nelle zone più esterne e nelle tasche secondarie.
  3. Ogni cosa al proprio posto. Tutto dovrebbe sempre mantenere la stessa collocazione, dall’oggetto più grande al più piccolo.
  4. La borraccia lontana dai quaderni. Meglio se in una tasca dedicata. Sembra una banalità, ma salva da tante situazioni scomode.
  5. Gli spallacci vanno regolati in modo che il peso rimanga vicino al corpo e che lo zaino non scivoli continuamente verso il basso.
  6. Preparalo la sera. Prima di andare a dormire, bastano pochi minuti per controllare l’orario del giorno successivo, togliere ciò che non serve e preparare il necessario.

Il punto, quindi, non è trasformare lo zaino in una sorta di oggetto miracoloso, ma costruire un’abitudine. Il randoseru funziona come esempio proprio perché la sua struttura rende intuitiva l’idea di uno spazio organizzato.

Dal Giappone all’Italia: il punto è il metodo

Non serve vivere in Giappone, né acquistare necessariamente un randoseru, per prendere in prestito qualcosa dalla sua filosofia. La sua stessa filosofia può essere applicata anche a una normale cartella scolastica. Ecco allora cosa possiamo prendere come esempio dal Giappone per affrontare il rientro a scuola con un po’ meno caos:

Il vero insegnamento del randoseru, è l’idea che un oggetto utilizzato ogni giorno possa essere progettato — e utilizzato — per rendere più semplice ciò che deve contenere. Forse è proprio questa la lezione che dal Giappone possiamo portare nella nostra quotidianità: usiamo meglio ciò che già abbiamo.

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