Al piano più alto di un palazzo di Foligno, in Umbria, costruito negli anni Cinquanta, ad accogliere chi arriva non sono zerbini o campanelli, ma cactus enormi e sculture in ceramica che sembrano personaggi da circo. Da lì in poi, la soglia tra casa e opera d’arte si fa sempre più sottile, fino a scomparire del tutto. È l’appartamento di Andrea de Carvalho, artista, dove vivere e creare sono, letteralmente, la stessa cosa.
Indice
Chi è Andrea de Carvalho
Cresciuta circondata da artisti, amici di sua madre Judith Ribeiro de Carvalho, poetessa e pittrice, Andrea sembra essere nata già con la vocazione per l’arte. Originaria di San Paolo, in Brasile, dove frequenta una scuola steineriana, a 18 anni si trasferisce a Parigi per studiare moda. Si accorge presto, però, che l’approccio classico al design degli abiti le va stretto: torna in Brasile, si dedica alla pittura e diventa assistente dell’artista italo-brasiliano Gaetano Mani. È dopo una mostra di Mani a Milano, che lei stessa contribuisce ad allestire, che Andrea decide di restare in Italia. Qui incontra il futuro marito, si trasferisce in una cittadina umbra e ha due figlie. A Foligno scopre la ceramica, che diventa da allora il suo linguaggio principale.
Una casa senza mobili, solo opere
L’appartamento è un riflesso della sua personalità: spontanea ed emotiva, esattamente come i suoi lavori. Le pareti bianche fanno da sfondo a installazioni che occupano lo spazio dal pavimento al soffitto, in un cromatismo che ricorre in ogni stanza: rosso profondo, nero e oro. Qui non esistono mobili in senso tradizionale: ogni elemento della casa è stato trasformato, decorato o reinventato dall’arte di Andrea, che sceglie sempre spazi capaci di fare da cornice al proprio lavoro.
Un racconto diverso in ogni stanza
Le stanze sono disposte in enfilade, collegate da un lungo corridoio, e ognuna racconta un frammento diverso di storie che si intrecciano: vita, emozioni, relazioni, confini attraversati e trasformazioni.
Nella camera da letto, l’armadio è pieno di abiti che sembrano costumi teatrali, quasi sempre disegnati dalla stessa Andrea. Nella sala da pranzo, sopra il tavolo, è appeso un enorme cuore composto da centinaia di elementi in ceramica fissati a una rete d’acciaio, dalla serie “At first sight”; accanto, una lampada che è un autoritratto dell’artista, dalla serie “Bayron”. Nel soggiorno l’elemento dominante è un lampadario a forma di fontana, sospeso dal soffitto. In bagno, la decorazione principale è “Areia”, un grande lampadario a forma di clessidra riempito di sabbia.
Lungo il corridoio, sul pavimento in terrazzo grigio, una linea di luce conduce a un lampadario circolare appeso alla parete. All’ingresso, davanti alla finestra, “Persiana” intreccia zanzariera tagliata, corallo in ceramica e frammenti di specchio su una rete di ferro. Sui pavimenti e alle pareti dietro i letti, tappeti insoliti dalla collezione personale dell’artista, come “Planisfero con bandiera”, un pezzo afghano tessuto a mano: alcuni dei suoi lavori nascono proprio dalle storie raccontate da questi tessuti, che danno alla casa un respiro più domestico.
Lo studio, cuore pulsante della casa
Il punto centrale dell’appartamento è lo studio, con un forno per la ceramica, scaffali carichi di argilla, smalti e sgorbie. Su un tavolo semplice, monete antiche e frammenti di fotografie che Andrea combina con la ceramica nei suoi lavori. Per lei l’arte richiede un miglioramento costante, ed è per questo che spesso resta in studio dalla mattina fino a tarda sera. Trova comunque sempre il tempo per le persone più vicine: anche in questa casa, dove ogni oggetto sembra osservare chi entra, gli affetti restano una faccenda seria.
Nella zona pranzo, accanto al tavolo, un dipinto dell’artista keniota Lona osserva la scena: un dettaglio che racconta bene lo spirito di questa casa, dove ogni oggetto ha una storia da condividere prima ancora che una funzione da svolgere.