Totti e il Covid, il gesto inaspettato di Pier Silvio Berlusconi: “Mi ha salvato la vita”

Francesco Totti racconta il dramma vissuto con il Covid e la paura di morire come il padre. Poi la telefonata inaspettata di Pier Silvio Berlusconi che gli cambiò la vita

4 min di lettura

Antonella Latilla

Giornalista, esperta di tv e lifestyle

Giornalista curiosa e determinata. Scrittura, lettura e cronaca rosa sono il suo pane quotidiano. Collabora principalmente con portali di gossip e tv.

Una telefonata arrivata nel momento più difficile, quando Francesco Totti era ormai convinto di non riuscire a sopravvivere. A raccontare il gesto inaspettato di Pier Silvio Berlusconi è lo stesso ex capitano della Roma nella sua autobiografia Oltre, nella quale ripercorre i giorni drammatici vissuti durante la pandemia. Era l’autunno del 2020 e, a poche settimane dalla morte del padre Enzo, anche l’ex marito di Ilary Blasi aveva contratto il Covid, sviluppando una grave polmonite bilaterale. Le sue condizioni erano peggiorate al punto da spingerlo a preparare i figli all’eventualità di non rivederlo più. Poi l’intervento dell’amministratore delegato di Mediaset, che gli offrì un aiuto destinato, secondo il suo racconto, a cambiare il corso degli eventi.

Francesco Totti, il Covid e la telefonata di Pier Silvio Berlusconi

Francesco Totti era tornato a casa dopo aver rifiutato il ricovero ospedaliero. Respirava a fatica, la febbre non accennava a diminuire e le sue condizioni continuavano a destare preoccupazione. Proprio in quei giorni arrivò una telefonata che l’ex calciatore non si aspettava: quella di Pier Silvio Berlusconi.

Il manager, compagno di Silvia Toffanin, amica di lunga data di Ilary Blasi, si era interessato personalmente alla sua situazione. Venuto a conoscenza della gravità delle sue condizioni, gli propose di raggiungere Milano con un aereo privato per affidarsi alle cure del professor Alberto Zangrillo, medico di fiducia della famiglia Berlusconi e primario dell’ospedale San Raffaele.

Un’offerta che Totti, nonostante le difficoltà respiratorie, inizialmente rifiutò. Il timore di morire lontano dalla propria città e dai figli era troppo forte. “Non mi faccio ricoverare nella mia Roma, e poi vengo a morì a Milano?”, rispose, come scritto nella sua autobiografia.

Nonostante questo, il contatto con Zangrillo si rivelò importante. Il medico cercò di convincerlo della necessità di ricevere assistenza ospedaliera, ma davanti alla sua resistenza gli chiese in quale posizione fosse abituato a dormire.

Quando Totti spiegò di coricarsi su un fianco, con un cuscino tra le gambe, il professore gli suggerì di provare a mettersi a pancia in giù, con il petto appoggiato al materasso e le braccia allargate.

“Come Gesù in croce?”, domandò l’ex capitano giallorosso, conservando un pizzico della sua abituale ironia anche in un momento tanto drammatico. L’indicazione, accompagnata dall’assistenza dell’équipe medica che continuava a seguirlo a domicilio, contribuì al miglioramento delle sue condizioni. La febbre cominciò a scendere e la saturazione dell’ossigeno risalì progressivamente.

“Mi sono sentito rinascere”, ricorda Totti, attribuendo un ruolo fondamentale all’intervento di Pier Silvio Berlusconi e alle indicazioni di Zangrillo.

“Non so se ce la farò”, la paura di morire e l’addio ai figli

Per comprendere la portata di quella telefonata bisogna tornare alle settimane precedenti, quando la vita di Francesco Totti era stata sconvolta dalla morte del padre Enzo, scomparso il 12 ottobre 2020 a 76 anni dopo aver contratto il Coronavirus.

Un lutto devastante per l’ex calciatore, che aveva sempre avuto con il padre un legame profondissimo. “È stato il mio numero uno”, scrive nel libro, ricordando il dolore di quei giorni.

Poco tempo dopo, anche Francesco risultò positivo al Covid. Il contagio sarebbe avvenuto in seguito a una proiezione privata del film dedicato alla sua vita, organizzata per un gruppo ristretto di amici e familiari.

Inizialmente i sintomi sembravano gestibili, ma la situazione peggiorò rapidamente. Febbre a 39 gradi, tosse persistente, dolori e difficoltà respiratorie lo costrinsero a isolarsi in una stanza della sua abitazione.

Anche i figli Cristian e Chanel e Ilary Blasi contrassero il virus, fortunatamente con sintomi lievi, mentre la piccola Isabel non risultò contagiata. Per Totti, invece, la paura diventava ogni giorno più concreta. “Avevo una paura maledetta di morire come papà”, confessa nell’autobiografia.

Arrivò persino a convocare i figli, mantenendo le distanze per evitare ulteriori contagi, e a pronunciare parole che nessun genitore vorrebbe mai dire. “Non so se ce la farò”, disse loro. I ragazzi pensarono inizialmente che stesse scherzando, ma il padre era serio. “Credetemi, non so quanto resisterò ancora”.

Il rifiuto del ricovero e la guarigione

Dopo circa due settimane di malattia, le condizioni di Francesco Totti erano diventate così preoccupanti da richiedere un intervento medico più approfondito.

Ilary, confrontandosi con Vito Scala, storico amico e collaboratore dell’ex marito, decise di farlo accompagnare al Campus Bio-Medico di Roma. Gli accertamenti evidenziarono una saturazione dell’ossigeno dell’88% e una polmonite bilaterale. I medici consigliarono il ricovero, ma Totti si oppose fermamente.

“Non voglio fare la fine di mio padre. Se devo morì, voglio morì a casa mia, non rinchiuso qui dentro senza rivedere i miei figli”, spiegò ai sanitari. Firmò quindi i documenti per lasciare la struttura, assumendosi la responsabilità di una decisione particolarmente rischiosa.

Una volta rientrato nella propria abitazione, le difficoltà respiratorie continuarono. Per monitorare le sue condizioni venne persino installata una telecamera nella stanza in cui si trovava isolato. Fu in questa fase che arrivò l’interessamento di Pier Silvio Berlusconi e il successivo contatto con Alberto Zangrillo.r

Grazie all’assistenza medica ricevuta, Totti riuscì gradualmente a recuperare, anche se la malattia lasciò conseguenze durature. L’ex calciatore racconta infatti di non essere ancora tornato a respirare come prima.

Già il 20 novembre 2020 aveva condiviso pubblicamente la propria esperienza, ringraziando le persone che lo avevano aiutato ad affrontare il Covid, tra cui proprio Zangrillo.

Oggi, a distanza di anni, nell’autobiografia torna su quei momenti e svela anche il ruolo di Pier Silvio. Un gesto di solidarietà compiuto lontano dai riflettori, quando Totti temeva di andare incontro allo stesso destino del padre. E che il diretto interessato continua a ricordare come uno degli aiuti più importanti ricevuti nel momento di maggiore difficoltà.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963