George Michael, l’album segreto scatena la guerra. L’ex amico: “So troppe cose”

Un disco fantasma, un'amicizia finita male e un vaso di Pandora scoperchiato: la guerra sull'album segreto di George Michael arriva in aula, a Londra

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Francesca Secci

Giornalista, esperta di lifestyle

Sarda, ma anche molto umbra. Giornalista pubblicista, sogno di una vita, scrive soprattutto di argomenti di attualità, lifestyle e cura della casa.

Doveva essere il colpo grosso della carriera di George Michael: un album di duetti con Elton John, Aretha Franklin, Stevie Wonder, Janet Jackson, Sade, Seal e Bryan Ferry. Si chiamava Trojan Souls, era il 1993, e non è mai arrivato nei negozi. Oggi quel disco fantasma torna a far parlare di sé, ma nel modo meno musicale possibile: davanti a un giudice.

Gli eredi del cantante hanno infatti fatto causa ad Andros Georgiou, suo amico d’infanzia, colpevole di aver messo online i filmati inediti di quelle sessioni. E lui, invece di abbassare i toni, ha rilanciato.

Trojan Souls, l’album dei sogni rimasto nel cassetto

Per capire la guerra bisogna tornare a più di trent’anni fa. Nel 1993 George Michael e Andros Georgiou, cresciuti insieme tanto da chiamarsi “cugini”, lavorano a un progetto ambizioso: un disco di duetti scritti e prodotti dal cantante per le voci più grandi dell’epoca.

Il periodo, però, è il peggiore possibile. George Michael è impegnato nella celebre battaglia legale contro Sony e, soprattutto, sta perdendo il compagno Anselmo Feleppa, morto proprio in quell’anno per complicazioni legate all’Aids. Il dolore travolge tutto, e Trojan Souls finisce nel cassetto, diventando negli anni una leggenda per i fan.

Il film a pagamento e la causa degli eredi

Il cassetto è rimasto chiuso fino allo scorso giugno, quando Andros Georgiou ha lanciato un sito per vendere ai fan il suo film Trojan Souls – The Greatest Album That Was Never Made: circa 90 minuti di girato del 1992 e 1993, ripreso con una videocamera che Sony gli aveva regalato durante il tour di Faith in Giappone.

Il listino è da piattaforma streaming: 4,99 sterline per 48 ore di accesso, 19,99 per il pacchetto Vip con registrazioni mai ascoltate. Nelle immagini, secondo quanto riportato dalla stampa britannica, si vede Michael al pianoforte, alle prese con cori e scalette, in uno studio di Los Angeles.

La risposta non si è fatta attendere. Come riferito dai media inglesi, Robobuild Limited e Big Geoff Overseas Limited, le società con cui il cantante gestiva royalties e tournée e che oggi ne amministrano il patrimonio, hanno depositato una causa contro Georgiou e Tribe Media, la società che distribuisce il film, presso l’Intellectual Property and Enterprise Court di Londra, sostenendo la violazione dei propri diritti.

“So troppe cose”: la risposta di Andros Georgiou

Andros Georgiou, dal canto suo, non sembra intenzionato a fare marcia indietro, anzi. Al Sun ha dichiarato che l’amico, “George Michael per voi, Yog per me”, si rivolterebbe nella tomba sapendo che i legali degli eredi stanno spendendo i suoi soldi per fargli causa.

E ha alzato la posta: “Il film appartiene a me, Trojan Souls appartiene a me. Hanno aperto il vaso di Pandora. Non mi vorranno sul banco dei testimoni. So fin troppe cose. Fatevi sotto”. Secondo la sua versione, sarebbe stato l’unico ad avere una telecamera in studio, con la piena approvazione del cantante, e non avrebbe mai firmato alcun accordo di riservatezza.

Al Mirror ha poi aggiunto di aver chiesto una mediazione, che sarebbe stata rifiutata, e di sentirsi cancellato dalla storia del suo amico: “Non voglio combattere, ma se mi spingono, rispondo”. Con un dettaglio finale che dice molto sull’epoca in cui viviamo: da quando è esplosa la notizia della causa, le vendite del film sarebbero schizzate. La pubblicità, anche quella giudiziaria, resta l’anima del commercio. Tutto è come sempre, marketing e voglia di fare soldi a tutti i costi, ma nella modalità più oscena possibile.

Un’amicizia finita male

Sullo sfondo, sporcato dagli affari, resta la storia di due ragazzi cresciuti insieme, figli di famiglie arrivate nel Regno Unito da Cipro, inseparabili per decenni tra tour e progetti condivisi. Il rapporto si sarebbe incrinato dopo l’arresto di George Michael nel 1998, e i due non si sono mai davvero riconciliati, anche se, secondo quanto riportato dai tabloid britannici, si sarebbero sentiti al telefono nelle ultime settimane di vita del cantante, scomparso ironicamente proprio il giorno di Natale del 2016 a 53 anni. Georgiou sostiene di combattere “per George quanto per me stesso”. I legali degli eredi, per ora, non hanno commentato pubblicamente.

Un fantasma che rende bene a tutti

La verità un po’ amara di questa storia è che, comunque finisca in aula, il perdente è già noto: la memoria. Da una parte c’è chi vende a 4,99 sterline i ricordi del proprio migliore amico, con tanto di listino a scaglioni come un abbonamento streaming.

Dall’altra ci sono due holding dai nomi poco sentimentali, Robobuild e Big Geoff Overseas, che difendono in tribunale i diritti su un artista il cui catalogo continua a generare milioni: secondo i conti riportati dalla stampa britannica, le principali società musicali di Michael avrebbero incassato nel 2019 circa quattro volte quanto guadagnato nell’anno della sua morte, e ogni dicembre Last Christmas torna puntualmente in classifica.

In mezzo c’è George Michael, che di Trojan Souls non volle più sapere nulla dopo la morte di Anselmo Feleppa, e che oggi se lo ritrova conteso come un asset. La battaglia, ufficialmente, riguarda copyright e immagine. Il sottotesto è più prosaico: chi ha il diritto di monetizzare un fantasma.

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