Il ritorno non passa inosservato. E forse non potrebbe essere altrimenti, quando Anne Hathaway e Meryl Streep tornano a condividere la scena con Il Diavolo veste Prada 2, scegliendo Città del Messico come prima tappa di un tour che ha già il sapore di un evento globale. Il debutto al Museo Anahuacalli non è stato solo una premiere, ma una dichiarazione visiva: la moda, ancora una volta, è parte integrante del racconto.
Anne Hathaway in mini dress rosso di paillettes e cuissardes
Anne Hathaway sceglie il rosso. Ma non è un rosso qualsiasi: è un rosso vivo, luminoso, quasi specchiato, che cattura la luce e la restituisce con una sicurezza disarmante. L’abito firmato Stella McCartney è una mini dress interamente ricoperta di paillettes, costruita per brillare a ogni movimento.
La silhouette è studiata nei dettagli: aderente sul busto, con una gonna leggermente svasata che crea movimento e alleggerisce l’effetto finale. Le maniche lunghe bilanciano la lunghezza mini, mantenendo una proporzione elegante anche in un look così dichiaratamente audace.
Poi arrivano gli stivali. Cuissardes in pelle scura, altissimi, quasi a fondersi con le calze velate, che slanciano la figura e aggiungono una nota più decisa, quasi grintosa. Il riferimento alla celebre battuta del primo film — “stai indossando gli stivali Chanel?” — è inevitabile, ma qui diventa un gioco sottile, una citazione che Anne indossa con ironia e consapevolezza.
Il beauty completa il quadro: capelli lunghi, lisci, impeccabili, e labbra rosse perfettamente definite. Nessuna distrazione, nessun eccesso fuori posto. È un look che non cerca approvazione: la dà per scontata.
Meryl Streep in abito chemisier navy con bottoni gioiello
Dall’altra parte, Meryl Streep costruisce una presenza completamente diversa, più silenziosa ma incredibilmente incisiva. Per questa prima uscita sceglie una robe chemise lunga firmata Schiaparelli, in satin texturizzato blu navy, un capo che scivola fino ai piedi con una fluidità controllata e sofisticata. Il valore — circa 7.900 euro — si percepisce tutto nella costruzione, prima ancora che nel nome.
La linea è pulita, rigorosa, quasi architettonica: il colletto strutturato definisce subito il tono del look, mentre la lunghezza importante allunga la figura e rafforza quella sensazione di controllo che è sempre stata parte dell’estetica di Miranda Priestly. A segnare il punto vita, una larga cintura ton sur ton con una fibbia gioiello in metallo dorato, che diventa il punto focale dell’outfit senza mai risultare eccessiva.
Sul davanti, la patta di abbottonatura è scandita da bottoni gioiello dorati, piccoli accenti luminosi che catturano la luce con discrezione e dialogano con la fibbia della cintura, creando una coerenza visiva impeccabile. Gli accessori restano misurati ma significativi: orecchini pendenti con dettagli perlati, una borsa compatta con catena dorata e gli immancabili occhiali, che completano il look con quella nota intellettuale e autorevole che ormai è parte integrante della sua immagine.
Se Anne Hathaway sceglie di riflettere la luce, Meryl Streep la gestisce. E lo fa con una precisione che non ha bisogno di effetti speciali per lasciare il segno.
Il Diavolo veste Prada 2 e una moda che cambia insieme al mondo
Il sequel segna anche un cambio di prospettiva. Il Diavolo veste Prada 2 non si limita a tornare: evolve. Il cuore del racconto non è più solo il mondo della moda come lo conoscevamo, ma un sistema che si è trasformato, dove il potere si misura anche in termini economici, digitali, pubblicitari.
Miranda Priestly non è più soltanto un’icona di stile, ma una figura che negozia la propria rilevanza in un panorama che cambia rapidamente. E questo si riflette anche nei look. Anne Hathaway rappresenta una nuova sicurezza, una femminilità che non ha paura di essere visibile, di occupare spazio, di brillare senza filtri. Meryl Streep incarna invece un potere più sottile, costruito sulla sottrazione, sulla precisione, su una presenza che non ha bisogno di effetti speciali.