Anna Mezzetti, la mamma di Alex Zanardi, custodisce una foto in bianco e nero su una credenza, a Castel Maggiore. A pochi giorni dalla morte di suo figlio la sfiora con le dita, piano, come se potesse sentire ancora quella vita lì dentro. Accanto al marito Dino – idraulico, se n’è andato nel 1994 – c’è lei e il figlio Alessandro. Ma non Zanardi il campione infaticabile, nemmeno Zanna Bianca. Solo Alessandro, il suo ragazzo.
La mamma di Alex Zanardi ha quasi novant’anni e una compostezza che le deriva dai suoi tempi e dai dolori che hanno attraversato la sua vita. Ha perso una figlia, Cristina, in un incidente stradale nel 1979. Ha perso il marito. E adesso ha perso anche lui. Eppure, quando apre la porta e racconta, la sua forza appare ancora una volta incrollabile.
Chi è Anna Mezzetti
Una donna semplice, Anna Mezzetti, della cui vita si sa pochissimo se non che l’ha dedicata alla famiglia e che il suo lavoro serviva – in parte – per acquistare le ruote per i go-kart. Di Alex Zanardi, morto a 59 anni a sei anni dal secondo e tragico incidente di Pienza, racconta il bambino, non il mito che era diventato.
Tipo quando, in piscina, gli misero il salvagente. Protestò subito. Quando glielo tolsero, chiamò il padre: “Vieni a vedere, so nuotare”. E fece una vasca intera. Da quel giorno, il salvagente non lo volle più. È in quegli episodi minuscoli che si vede tutto, la determinazione ad esempio, quella cosa che poi il mondo avrebbe chiamato in mille modi diversi ma che Anna chiama semplicemente “lui era così”.
La famiglia di Alex Zanardi
Alex Zanardi è partito da zero. Anna faceva la sarta, Dino l’idraulico, un lavoro pesante che lo faceva tornare a casa esausto, ma si sedeva comunque con Alessandro e gli spiegava le cose, lo faceva ragionare. Il karting era ancora una passione della domenica. Le gare di parrocchia, poi quelle provinciali, poi le opportunità più grandi, e i soldi per le gomme li tirava fuori lei, centesimo per centesimo. “Non abbiamo mai pensato che potesse diventare un lavoro”, dice.
Ma Anna Mezzetti non sa nascondere il dolore. L’unica volta che ha visto suo figlio davvero a pezzi è stata alla morte del padre, quando Alex aveva 32 anni. “Non so se si può chiamare fragilità o solo dolore”, dice ancora.
Poi c’era l’ironia, quella cosa che Alex aveva nel sangue e che non ha mai usato per scappare dal dolore, ma per renderlo proprio. Quando perse le gambe, disse: “Adesso posso scherzare sui disabili”. A Monaco, bagnato fradicio, iniziò a roteare la carrozzina sul tappeto dell’albergo. Al concierge perplesso rispose: “Tutti si puliscono i piedi, io pulisco le ruote”. Ecco il figlio di Anna.
Dove tornerà Alessandro
Il funerale si è tenuto il 5 maggio a Padova, ma Anna ha un desiderio preciso: vorrebbe che Alessandro tornasse a Castel Maggiore, nella tomba di famiglia, dove riposano il marito, la figlia e il suocero. “Ci sarebbe posto anche per lui”, dice. Deve decidere la famiglia, con la moglie Daniela, lo sa. Ma lei spera che venga riportato là, dove tutto è cominciato.
Il sindaco Luca Vignoli ha annunciato che la città gli dedicherà uno spazio, probabilmente legato allo sport. Anna lo ha saputo durante l’intervista. “Mi fa molto piacere”, ha detto. Poi una pausa. “Ma nel mio cuore, monumenti o no… non cambia”.