X Factor 2026, pagelle del terzo Live: Gabbani mattatore tra giudici mansueti (8), Fulminacci ci riporta a Sanremo (9)

La Jukebox Night riporta X Factor 2026 sulle note dei grandi classici degli anni Sessanta e Settanta. Le pagelle del terzo Live

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Paola Landriani

Lifestyle Editor

Content e lifestyle editor, copywriter e traduttrice, innamorata delle storie: le legge, le scrive, le cerca. Parla di diversità, inclusione e di ciò che amano le nuove generazioni.

Per una sera il palco di X Factor 2026 ha cambiato epoca. Il terzo Live Show di giovedì 5 novembre ha avuto come protagonista la Jukebox Night: un viaggio tra gli anni Sessanta e Settanta con grandi classici da reinterpretare e confronti inevitabili con versioni che hanno fatto la storia della musica. Una bella responsabilità per gli 11 concorrenti ancora in gara, chiamati a misurarsi con brani iconici e a trovare il modo di farli propri.

E se sul palco si è tornati indietro nel tempo, al tavolo dei giudici le battute e le frecciatine sono rimaste decisamente attuali. Tra esibizioni convincenti e qualche passo falso, anche questa puntata ha regalato parecchio materiale per le nostre pagelle.

Squadra di Paola Iezzi

Mad-Dog, una prova meno convincente (7,5)

In questa puntata i Mad-Dog sono sembrati meno sciolti e a proprio agio sul palco rispetto alle loro precedenti esibizioni. La band ha portato Rebel Rebel di David Bowie, con tanto di camicie dai colori e dalle fantasie sgargianti.

Nulla da dire: sono sempre molto bravi, anche quando si misurano con un pezzo meno abituale per loro. L’hanno portata a casa bene, ma, rispetto a quanto ci hanno abituato nelle scorse puntate, questa volta ci hanno convinto un po’ meno.

Manu canta Battisti in versione Fonzie (7)

Manu si è misurato con il titanico Mi ritorni in mente di Lucio Battisti, ma in una versione decisamente più Fonzie, almeno per il look. Vocalmente ha cantato bene, ma forse è mancato il giusto livello di struggimento, soprattutto nella parte centrale del pezzo, dove il trasporto emotivo fa davvero la differenza.

Camilla, nata per stare sul palco (8+)

Camilla ci ha fatto entrare negli anni ’60 con la sua versione coloratissima di Be My Baby delle The Ronettes. Un terreno tutto nuovo per lei, che ha provato a mostrare un lato diverso di sé sul palco, tra ballerine e qualche passo di danza in più. È sempre bravissima, ma quello che colpisce è soprattutto la naturalezza con cui sembra nata per stare lì, sotto i riflettori.

Forse questa volta si è concentrata un po’ troppo sullo standing e sul coordinarsi con gli altri, stupendo meno sul piano vocale. Ma ormai lo sappiamo: Camilla è una di quelle da tenere d’occhio.

Squadra di Jake La Furia

Alex Fontana, certezza anche quando cambia tutto (10)

Ha scelto di farsi cambiare l’assegnazione in corsa e Jake gli ha affidato Nights in White Satin dei The Moody Blues: una canzone difficile, preparata in pochissimo tempo. Ma Alex Fontana ci ha dimostrato già da tempo di essere insuperabile. Lui sta nel suo, non si sbilancia mai troppo, e poi sale sul palco e fa qualcosa di incredibile. Che bello vedere che ha così tanto seguito e che non ha bisogno di snaturarsi per conquistare il successo che merita.

ALÌA dimentica gli in-ear (7)

Vedere ALÌA così entusiasta e pronta a mettersi in gioco è un balsamo per questo programma. Jake le affida Mamma Mia degli ABBA, una hit internazionale e intergenerazionale che prometteva di far ballare l’X Factor Arena.

Peccato che ALÌA abbia dimenticato gli in-ear e che, purtroppo, il contrattempo si sia fatto sentire. Anche la produzione, a dire il vero, non ha aiutato: l’esibizione è risultata meno convincente del previsto. Jake, dal canto suo, non ha preso affatto bene la dimenticanza. Brava comunque, che nonostante tutto ha continuato a cantare portandosi a casa l’esibizione dignitosamente.

Squadra di Francesco Gabbani

Teo Bok, questa volta parla la musica (10)

Teo Bok è diventato un po’ la macchietta di questa edizione per via della sua attitudine, ma questa sera ha dimostrato che c’è molto di più. Con Have You Ever Seen the Rain? dei Creedence Clearwater Revival ha cantato benissimo, come sempre, ma in modo diverso.

Chitarra alla mano, senza artifici e senza bisogno di tutto quel contorno che spesso accompagna le sue esibizioni, ha dimostrato che il suo valore si vede anche quando lascia parlare soltanto la musica. Se molti concorrenti devono ancora imparare a sciogliersi sul palco, Teo sta lavorando al percorso inverso, dosando un po’ la sua esuberanza. Per stasera, assolutamente intoccabile.

Giacomo Calò, una voce da togliere il fiato (10)

Davvero difficile trovare un difetto alla performance di Giacomo Calò sulle note di All by Myself nella versione di Eric Carmen. Passato dallo scatenato Zucchero della scorsa puntata a un pezzo immortale che avrebbe fatto tremare chiunque, è stato invece lui a far tremare tutti.

Con una voce incredibile, controllata e potentissima, ha affrontato un brano che richiede una preparazione non da poco, senza perdere un colpo. Viene da chiedersi quanto fiato possa avere una persona sola.

Scraffs, il punk non è morto (9)

Gli avevano detto che si erano imborghesiti, che avevano ormai indossato la camicia, e gli Scraffs hanno risposto con God Save the Queen dei Sex Pistols. La musica è stata incredibile e anche la voce ha finalmente reso giustizia al pezzo. Nulla da dire, poi, sulla messa in scena: tartan, salti, assoli e sputacchi annessi. Al netto di quello che dice Paola, il punk non è morto e nemmeno gli Scraffs.

Squadra di Irama

Le Distanze, mai scontati (7 1/2)

Con Another Brick in the Wall, Part Two dei Pink Floyd, Le Distanze hanno dimostrato ancora una volta di essere un gruppo molto camaleontico. A ogni puntata riescono a mostrare una versione diversa di loro e anche questa volta si sono misurati con un brano tutt’altro che semplice, portandolo a casa con una bella interpretazione e senza strafare. Non sono mai scontati, ed è proprio questo uno dei loro punti di forza.

Patrizia, alla faccia della laringite (9)

Proprio nella settimana in cui può portare sul palco tutto il suo amore per la città con Tu si’ ‘na cosa grande di Domenico Modugno, Patrizia racconta di avere un problema alla voce. E Jake, in fondo, gliel’aveva un po’ tirata questa laringite: l’unica possibilità per riuscire a spodestarla.

Ma lei, anche questa volta, non si è lasciata scalfire. La voce è rimasta limpida e possente, dall’inizio alla fine. Jake dovrà trovare un altro modo per riuscire, bonariamente, a metterla da parte.

Lenanie, la penna resta nel cassetto (5)

Giù la penna in questa puntata per Lenanie. Con Ma il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano ha scelto di lavorare sull’ascolto e di portare sul palco una cover pulita, senza riscritture, dopo le discussioni della scorsa settimana. Rispetto alle precedenti esibizioni si è visto più sciolto, soprattutto nello standing, e questo è sicuramente un passo avanti.

Peccato che sul piano vocale siano emerse parecchie difficoltà. Si vede quanto si impegni, ma anche questa volta l’assegnazione di Irama non è riuscita a valorizzarlo, considerando anche la portata collettiva che ha il pezzo. E forse non basta cambiare approccio per trovare la propria strada. A fine puntata, dopo il ballottaggio con Manu, è costretto a lasciare X Factor.

Gabbani mattatore tra giudici mansueti (8)

Dopo un secondo Live decisamente infuocato, questa volta i giudici sembrano essersi calmati. Sarà anche perché il livello delle esibizioni è stato molto alto, o forse la vibe nostalgica degli anni Sessanta li ha ammansiti. Poche battute sulle assegnazioni, nessun vero litigio tra loro: al tavolo si è respirata un’aria decisamente più tranquilla.

I veri guizzi, come sempre, sono arrivati da Gabbani che, tra un “per-malosa hip hip urrà” e un “per-tosse hip hip urrà”, ha saputo dare una svolta alla serata con le sue freddure. Non serve dirlo: il filo tra simpatia e cringe è sottilissimo.

Fulminacci ci riporta a Sanremo (9)

Sempre elegantissimo e con un’irresistibile verve da romantico contabile, Fulminacci ha addolcito la gara con una bellissima esibizione. Prima con Insieme a te non ci sto più di Caterina Caselli, poi riportando il pubblico a un anno fa, quando è salito sul palco di Sanremo con Stupida sfortuna.

Una canzone che non scade proprio mai. Spesso i brani della kermesse hanno vita breve, ma Stupida sfortuna sembra avere ancora molto da raccontare. E riascoltarla è stato un bel modo per ricordarci quanto ci fosse piaciuta fin dal primo ascolto.

 

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