I top e i flop di Sanremo 2026, l’ultimo di Carlo Conti

Si chiude con la vittoria di Sal Da Vinci, l'ultimo Festival di Sanremo dell'era Carlo Conti. Il passaggio di testimone sul palco, i brani, gli ospiti: i momenti migliori. E i peggiori

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Martina Dessì

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Un Sanremo 2026 difficilissimo, il più complicato di tutti, con la finale celebrata nel giorno in cui l’Iran finiva sotto assedio. Una ricerca della libertà che diventa ancora una voragine sotto il fragore delle bombe, perché il democratico Occidente questo sa fare, ma lo spettacolo non può fermarsi. Carlo Conti, Giorgia Cardinaletti e Laura Pausini hanno aperto così la quinta serata del Festival, con una riflessione su quello che sta accadendo nel mondo. Troppo grande per poche parole, troppo poco dare la linea al Tg1 qualora ce ne fosse bisogno. E così, la stagione più contraddittoria di sempre si conclude con la vittoria annunciata di Sal Da Vinci, che piange e s’inginocchia di fronte a un Ariston che l’ha acclamato dal primo giorno. Ma cosa ci è piaciuto davvero? Vediamolo insieme.

I momenti top di Sanremo 2026

Laura Pausini

Era l’asso nella manica di Carlo Conti eppure, malgrado l’intuizione, sembra che qualcosa non abbia funzionato davvero. Laura Pausini è stata la voce femminile di questo Festival di Sanremo che ha portato a casa con grande professionalità, nonostante le evidenti difficoltà iniziali e i commenti non proprio lusinghieri nei suoi confronti. Si è però prestata al palco, ha condotto, è stata affettuosa con i colleghi e ha portato un po’ di calore in una gara che procedeva a ritmo serrato.

Il canto è stato il momento in cui si è mostrata al massimo delle sue possibilità ma, manco a dirlo, quello è davvero il suo mestiere. L’impressione è che abbia proceduto per cinque sere con il freno a mano tirato, ma il risultato è comunque arrivato. Era la sua occasione, forse quella che aspettava da molto tempo, e l’ha sfruttata al massimo che poteva. Sarebbe bello rivederla.

Il ritorno di Bianca Balti

Poche donne, ma quelle giuste, eppure qualcuna di più non sarebbe guastata. Il ritorno di Bianca Balti, a  un anno dalla fine delle chemioterapia, è stato uno dei momenti più emozionanti di questo Festival di Sanremo. Vederla lì, con i suoi capelli appena ricresciuti e col sorriso non di chi ce l’ha fatta ma di chi è felice di essere ancora in vita è stato illuminante. Un raggio di luce sul palco dell’Ariston, quest’anno spento da un andamento che non ha soddisfatto ma che finalmente, attraverso di lei, ha avuto qualcosa in più da dire.

In conferenza stampa, e sul palco, si è fatta carico di un messaggio potentissimo. Quello di chi prova a superare il lutto per una malattia che compromette il corpo e lo spirito e che non finisce di certo con l’ultimo ciclo di cure. “Non sarò più la ragazza che ero”, ha detto davanti ai giornalisti, spingendoci a vedere oltre l’esteriorità che almeno in lei è apparsa davvero perfetta.

Il passaggio di testimone De Martino-Conti

Finisce in top per l’emozione mostrata da Stefano De Martino che, dopo anni di indiscrezioni, viene finalmente designato come conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2027. L’annuncio era atteso fin dalle ore precedenti alla finale ma nessuno avrebbe immaginato che sarebbe accaduto davvero, anche perché non è mai successo. La generosità di Carlo Conti è apparsa sincera sebbene il sottotesto fosse tristissimo, almeno agli occhi di qualcuno.

Un passaggio di consegne che è sembrato più come una soluzione tampone per dimenticare l’edizione ancora in corso in cui troppe cose non hanno funzionato. Dalle canzoni agli ospiti, dalla scenografia all’organizzazione spesso superficiale nelle cose più importanti. Perfino nelle grafiche, in cui sono fioccati refusi, o nei lanci buttati alla rinfusa: s’è annoiato pure Carlo Conti.

I flop di Sanremo 2026

Gli ascolti

Grandi numeri, certo, ma una platea ridotta che non può non essere considerata. Il risultato finale è comunque rispettabile, soprattutto in questi tempi difficili in cui i telespettatori sono attratti da altro, ma l’interesse verso la manifestazione è calato in maniera organica. Non è stato un down fisiologico ma una perdita di struttura che l’organizzazione futura non può non prendere in considerazione in vista del cambio della guardia già annunciato per la prossima edizione. E sì, la perdita di pubblico comporta l’aumento dello share in percentuale. Lo sappiamo tutti.

Carlo Conti

L’ormai ex conduttore e direttore artistico non ha centrato il bersaglio. Inutile negarlo: la scelta delle canzoni non era all’altezza del livello che si è sviluppato negli ultimi anni. Pure lui non era quello di sempre, se facciamo eccezione per la serata finale in cui invece era spigliatissimo. Praticamente sollevato, verrebbe da dire, soprattutto dopo il passaggio di consegne che l’ha messo in salvo da un eventuale ritorno che pur aveva ventilato di fronte ai giornalisti in conferenza stampa.

Annoiato, lento, mai davvero il Carlo Conti che conosciamo: che ci fosse una grande irrilevanza di contenuti si è accorto perfino lui, che di certo non è uno sprovveduto, e col passaggio di testimone ha confermato che – almeno per il momento – col Festival di Sanremo ha chiuso. Un vero peccato, perché la musica è stata il suo bene rifugio fin dall’inizio della sua carriera.

I momenti di sensibilizzazione sui temi più delicati

Femminicidio, bullismo, disabilità: sono solo alcuni dei temi che sono portati sul palco di Sanremo 2026. Talvolta in maniera superficiale, ma perché c’era poco tempo e il messaggio doveva essere decifrabile per tutti. Così ha detto Claudio Fasulo, vicedirettore di Rai1, in conferenza stampa. L’idea è che tutto fosse stato realizzato troppo in fretta, quasi per dovere di esserci. Per non parlare poi dell’intervento all’una di notte della finale di Gino Cecchettin, padre di Giulia e ideatore della Fondazione che porta il suo nome, arrivato subito dopo il suggerimento di Conti alla moglie su quali jeans indossare (gaffe involontaria, ma evidente).

E poi il tema della pace, con Heal the world e i bambini del Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna, che alla fine è scivolato su Le Tagliatelle di Nonna Pina e Quarantaquattro gatti. È giusto usare la potenza comunicativa di un evento importante per parlare di temi di così stretta attualità ma con un punto di vista diverso. E con una sensibilità diversa, magari più moderna e vicina a un pubblico più giovane. Stefano De Martino dovrebbe rifletterci.

Il vincitore

Sal Da Vinci è un professionista con una lunga carriera alle spalle. Ha fatto una lunga gavetta e non si è mai arreso, nemmeno quando le cose non andavano bene come adesso. La hit Rossetto e caffè l’ha riportato in vetta alle classifiche e così, col favore di quel successo, è approdato sul palco di Sanremo con il brano Per sempre sì. In questa settimana l’hanno cantata proprio tutti, i meme si sono sprecati, l’ha cantata perfino Lady Gaga sotto i fumi dell’intelligenza artificiale ma diciamolo: è una canzone modesta. Che sentiremo però per molti mesi a venire.

Ora la partita è apertissima: cosa farà Stefano De Martino? La prossima edizione è tutta da scrivere.

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