Sanremo 2026, Fulminacci canta Stupida sfortuna. Testo e di cosa parla la canzone

Con "Stupida sfortuna" Fulminacci torna al Festival di Sanremo per portare la parte più onesta di sé: di cosa parla la canzone

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Paola Landriani

Lifestyle Editor

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Ci sono artisti che arrivano a Sanremo per inseguire il palco e altri che portano al Festival il proprio mondo. Fulminacci è decisamente parte della seconda categoria. Nel 2021 ha vissuto il suo primo Sanremo tra i Big in un’Ariston senza pubblico, e qualche anno dopo è tornato nella serata dei duetti accanto all’amico e collega Gazzelle, attraversando il Festival senza mai rinunciare alla sua identità.

Nel 2026 torna con Stupida sfortuna, un brano che procede con il suo stesso passo: notturno e riflessivo, più interessato ai pensieri che alle luci.

Fulminacci, cosa canta al “Festival di Sanremo 2026”

Stupida sfortuna sembra arrivare al Festival di Sanremo 2026 senza pretendere di spiegare tutto. È una canzone che segue il passo di Fulminacci, fatta di pensieri, ricordi che tornano e desideri che guardano avanti.

A raccontarlo è lo stesso cantante che, in un’intervista, ha spiegato con la sua consueta sincerità disarmante: “Non so mai bene di cosa parlano le canzoni che scrivo. Stupida sfortuna probabilmente parla di me che cammino di notte e penso a delle cose del passato, spero in delle cose del futuro e ci sono un po’ di ostacoli da superare”.

Più che un brano “pensato per Sanremo”, Stupida sfortuna è una canzone che gli somiglia, ed è proprio questo che, secondo lui, la rende adatta al palco dell’Ariston. Non perché risponda a qualche formula, ma perché è vera: “È la canzone giusta perché è molto onesta e parla di me, quindi secondo me essere onesti è ciò che bisogna fare sempre, in ogni contesto. È giusta per Sanremo ma anche per ogni altra situazione”.

Il suo rapporto con il Festival, del resto, è già fatto di esperienze diverse. Nel 2021 il cantante era tra i Big in un Sanremo senza pubblico, sospeso e stranamente rarefatto; più di recente è tornato nella serata dei duetti accanto a Gazzelle.

Oggi, a distanza di anni, vive l’Ariston in modo più diretto e fisico, con tutto quello che comporta stare davvero dentro il Festival: “La prima volta era il 2021, l’edizione del Covid. Non c’era il pubblico, era diverso. Erano emozioni diverse perché ero spesso in camera a fare interviste e altro, ora scopro cosa vuol dire faticare davvero”.

Fulminacci ha poi voluto rivelare in anteprima una parola del testo: “Sanremi”, al plurale, come se uno solo non bastasse.

Fulminacci, il testo di “Stupida sfortuna”

In aggiornamento: testo disponibile a partire dal giorno di pubblicazione ufficiale 

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