Per capire che Cesare Cremonini non ha nessuna intenzione di limitarsi a cantaree basta bastano i primissimi minuti di concerto. Al Circo Massimo parte con Alaska Baby, ma nel corso della serata prende in mano praticamente qualsiasi cosa produca un suono: sax, chitarra, percussioni, pianoforte, fisarmonica. E probabilmente, lasciandogli un’altra mezz’ora, avrebbe imparato anche l’arpa.
Roma, Baby. Cremonini Live Circo Massimo, in onda mercoledì 2 settembre su Rai1, è però soprattutto una lunghissima festa. Ci sono Jovanotti, Elisa, Luca Carboni e a sorpresa anche Valentino Rossi. Ma non solo: una band che trasforma alcuni pezzi quasi in musica da strada, una passerella infinita e un pubblico che sulle canzoni dei primi Duemila non ha neppure bisogno di lui: canta da solo.
E poi ci sono loro, noi, i Millennials. Quelli che con Latin Lover, Vorrei, PadreMadre e Vieni a vedere perché si ritrovano improvvisamente catapultati indietro di vent’anni. Con qualche ruga in più, ma i testi ancora perfettamente memorizzati.
Indice
Cesare Cremonini, canta, balla e suona pure tutto. Voto: 10
Giacca di pelle bianca, maglietta bianca, pantaloni neri e occhiali scuri. Cesare Cremonini al Circo Massimo parte subito a bomba con Alaska Baby, si toglie la giacca praticamente subito (perché a Roma fa caldo forse più di Bologna) e comincia un viaggio avanti e indietro nella sua carriera.
Dicono di me, PadreMadre, Il comico, La ragazza del futuro, Ora che non ho più te. Già l’inizio basterebbe a riempire un greatest hits. E invece lui continua. Per Il comico si presenta con una giacca di paillettes e suona il sax, con Latin Lover prende la chitarra acustica, durante Possibili scenari passa alle percussioni. Più avanti arriveranno il pianoforte e persino la fisarmonica in Figlio di un re.
Nel mezzo c’è anche La ragazza del futuro, dove sul palco arriva Caterina Licini, compagna di Cremonini ed ex ballerina. Lei in tuta di paillettes, lui che le prende le mani, gli sguardi, i sorrisi e quell’abbraccio da dietro che non ha bisogno di spiegazioni. La tensione tra i due si vede tutta.
Davanti al pianoforte, con Vieni a vedere perché, Cesare Cremonini lascia cantare il ritornello al pubblico e si commuove. Poco dopo racconta della prima persona che lo abbia mai sentito suonare davvero, sua madre. Ricorda i pomeriggi di quando aveva quindici anni, lei che voleva tutti a dormire e lui che invece guardava il soffitto e cominciava a scrivere canzoni. Poi le dedica Vorrei, allargando subito quel pensiero a tutte le madri e a tutti i figli.
È uno dei pochi momenti in cui quello spazio enorme sembra diventare davvero piccolo. Poco prima aveva detto al pubblico: “Mi piace suonare con voi, mi sembra di essere davvero da soli eppure siamo in così tanti”. Cantante, musicista, frontman e intrattenitore. Praticamente il concerto se lo potrebbe fare da solo. Per fortuna non lo fa.
I musicisti, più che una band sembra una festa di strada. Voto: 9,5
Bravo Cremonini, bravissimo. Ma una parte enorme dello spettacolo la fanno proprio loro. Fiati, percussioni, chitarre, pianoforte: il suono è pieno, fisico, a tratti quasi da grande banda jazz che ha occupato il Circo Massimo.
Lo si sente soprattutto quando entrano sax, trombe e fiati e il concerto perde per qualche minuto la struttura classica della popstar al centro con i musicisti dietro. Cremonini si sposta, prende uno strumento, entra in mezzo a loro.
Anche Figlio di un re, con la fisarmonica, acquista un’altra dimensione proprio grazie all’arrangiamento. Il testo ha già dentro quella sensazione di viaggio e di ricerca continua che attraversa molte canzoni di Cremonini, ma qui viene sostenuto da un suono enorme senza diventare pomposo. Il risultato è che nessuno sembra fare arredamento sul palco. E in uno show costruito intorno a una sola star non è così scontato.
Jovanotti incorona Cesare imperatore e si prende Roma. Voto: 9,5
Lo vediamo già nel backstage e c’è subito qualcosa che cattura l’attenzione: delle scarpe glitterate che, viste da lontano, sembrano vagamente delle ballerine. Poi arriva sul palco e delle scarpe, comprensibilmente, non importa più niente a nessuno.
Jovanotti fa irruzione durante Mondo e il Circo Massimo esplode. Camicia rossa, pantaloni neri, cappellino, corre e balla, scatenatissimo. “Ho visto un posto che mi piace, si chiama Roma”, scherzano giocando con il testo. E visto che siamo a Roma e sul palco c’è Jovanotti, il passo successivo è quasi obbligatorio: L’ombelico del mondo. Per qualche minuto l’ombelico del mondo è effettivamente lì.
Entrano anche i ballerini, la musica diventa ancora più ritmata e poi Jovanotti decide che manca soltanto una cosa: incoronare Cremonini imperatore di Roma. Cesare si inginocchia, Jovanotti gli mette gli occhiali da sole e celebra la nuova investitura come un Napoleone qualsiasi. “Questa è la festa degli imperatori”, dice. E infatti ne manca ancora uno.
Valentino Rossi, l’altro imperatore arriva a sorpresa. Voto: 8
A quel punto sul palco compare Valentino Rossi che si trovava tra il pubblico. Stavolta persino Cremonini sembra davvero preso alla sprovvista. Lo guarda, sorride e continua a ringraziarlo: “Grazie Vale di essere qua con noi”, ripete.
È un’apparizione breve, praticamente un’incursione, ma basta il nome per scatenare il Circo Massimo. Jovanotti lo aveva annunciato come un altro imperatore e, considerando la reazione del pubblico, la corona se la può tenere anche lui.
Elisa, arriva una fata. Poi si ricorda di essere una rockstar. Voto: 9
Dopo tutta quell’energia arriva Elisa e cambia completamente l’atmosfera. Abito rosa cipria, quasi eterea, entra per cantare Aurore boreali e sembra perfettamente dentro l’immaginario della canzone.
Il brano parla di quelle presenze che illuminano una vita e che allo stesso tempo possono essere lontane, difficili quasi da afferrare. Con due voci così diverse, sul palco diventa ancora più delicato. “Cantare con te è il massimo che si possa sognare”, le dice Cremonini. Poi la definisce una regina, oltre che rockstar.
Il pubblico, canta anche quando Cesare smette. Voto: 10
C’è un momento, durante Vieni a vedere perché, in cui Cremonini praticamente si ferma. Lui rimane al pianoforte e il Circo Massimo canta il ritornello al posto suo. Basta quello per capire quanto il pubblico sia parte dello spettacolo.
Succede continuamente. Con Ora che non ho più te Cremonini toglie la musica e lascia cantare tutti. Con La nuova stella di Broadway non serve quasi neppure chiedere. Quando arrivano poi i pezzi che hanno accompagnato gli anni dei Lunapop e i primi anni della sua carriera solista, è finita. Latin Lover, Vorrei, Le sei e ventisei, Vieni a vedere perché: canzoni che hanno forgiato una generazione di Millennials e che evidentemente erano state archiviate in una parte molto precisa del cervello, perché migliaia di persone ricordano ancora ogni parola.
Cremonini a un certo punto guarda quella passerella interminabile e dice che gli ricorda la strada percorsa dal 1999 fino a quel palco. “Eravamo bambini”, racconta. In mezzo sono passati più di venticinque anni, ma davanti a certe canzoni il pubblico sembra avere esattamente l’età che aveva allora.
Ballo, si torna dove tutto è cominciato. Voto: 10
Per chiudere manca soltanto una persona: Ballo, il compagno di sempre, quello che c’era già quando Cesare Cremonini era il frontman dei Lunapop e tutto questo (il Circo Massimo, le passerelle infinite, i duetti e gli stadi) era ancora lontanissimo.
I due si ritrovano sul palco e naturalmente non può che partire 50 Special. Dopo più di venticinque anni, la canzone che ha dato il via a tutto torna davanti a decine di migliaia di persone che la conoscono ancora parola per parola. Cremonini e Ballo insieme, come nel 1999. Solo con un Circo Massimo in più.